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L’Università degli Studi di Sassari e ViroStatics hanno validato in condizioni spaziali simulate nanomateriali antiossidanti progettati per proteggere le cellule dallo stress ossidativo indotto da radiazioni e microgravità. Il risultato arriva dal progetto Smarts, sviluppato con il supporto gestionale del Distretto AeroSpaziale della Sardegna (Dass).

Il ruolo di ViroStatics chiarisce l’impostazione biologica del progetto. La società, biofarmaceutica privata, lavora sullo sviluppo di farmaci per infezioni virali, tumori e malattie infiammatorie. In Smarts queste competenze entrano nella valutazione dell’effetto dei nanomateriali sui modelli cellulari, collegando la ricerca sui materiali a un problema specifico della permanenza nello spazio.

I test sui nanomateriali

Smarts ha seguito il percorso dalla progettazione dei nanomateriali a base di carbonio alla loro caratterizzazione fisico-chimica. La verifica biologica è arrivata con test in vitro, che hanno confermato attività antiossidante e un profilo di sicurezza favorevole.

La simulazione in laboratorio ha riprodotto stress ossidativo e microgravità tramite clinostato, mostrando un effetto protettivo misurabile sulle cellule. I prototipi funzionalizzati sono stati testati in vista di possibili impieghi nei rivestimenti e nei tessuti delle tute degli astronauti.

Per Franco Lori, ceo di ViroStatics, il risultato indica una possibilità industriale e scientifica per il territorio. “Smarts dimostra che dalla Regione Sardegna si può competere sulla frontiera dei nanomateriali per lo spazio e per la salute. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi e validato la tecnologia in condizioni spaziali simulate: materiali che proteggono le cellule dallo stress ossidativo indotto da radiazioni e microgravità”.

Dalla ricerca alla proprietà intellettuale

Il progetto è stato sviluppato interamente in Sardegna e i partner guardano ora allo scale-up industriale, alla tutela della proprietà intellettuale e a nuove collaborazioni nazionali ed europee.

Nel lavoro dell’Università di Sassari, il punto è il passaggio dalla ricerca di laboratorio a una tecnologia verificata su modelli cellulari. Plinio Innocenzi, professore dell’ateneo, lo sintetizza così. “Questo progetto nasce dall’incontro tra scienza dei materiali e biotecnologie ed è cresciuto dentro l’ecosistema e.INS. È esattamente il modello che vogliamo: conoscenza generata nei laboratori che si materializza in tecnologia validata e prototipi, con ricadute concrete”. 

A chiudere il quadro regionale, Giacomo Cao, presidente del Dass e coordinatore scientifico dello spoke Aerospace Science and Technology di e.INS, ha richiamato il ruolo della filiera regionale. “Il progetto Smarts aggiunge un tassello prezioso – materiali avanzati per la salute e la sicurezza nello spazio – e dimostra ancora una volta che sull’isola è presente una filiera aerospaziale ad alto valore aggiunto, capace di attrarre talenti e investimenti”.

Il passaggio successivo sarà industriale. La ricerca ha raggiunto la validazione indicata dal progetto; ora si tratta di trasformare quel risultato in brevetti, prodotti e collaborazioni fuori dal laboratorio.

(Foto di Luca Pretti)

Materiali antiossidanti per le tute spaziali. Il progetto dell’Università di Sassari con ViroStatics

Il progetto Smarts ha validato in condizioni spaziali simulate nanomateriali capaci di proteggere le cellule dallo stress ossidativo provocato da radiazioni e microgravità. La collaborazione tra Università di Sassari e ViroStatics ha portato la ricerca dai test di laboratorio a prototipi destinati a possibili applicazioni nelle tute degli astronauti. Il prossimo passaggio riguarda scale-up industriale, proprietà intellettuale e nuove collaborazioni

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