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L’Unione europea prepara un nuovo giro di vite contro Mosca e, questa volta, nel mirino potrebbero finire anche il settore metallurgico e la raffinazione petrolifera. Ad annunciarlo è stata l’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas, durante una visita a Dublino, poche ore dopo la pubblicazione del ventunesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia. Secondo Kallas, il prossimo pacchetto di misure restrittive potrebbe colpire direttamente la filiera dell’allumina, materia prima indispensabile per la produzione di alluminio. Una prospettiva che pone l’Irlanda in una posizione particolarmente delicata, poiché nel Paese opera la raffineria Aughinish Alumina, situata nella contea di Limerick e controllata dal colosso russo Rusal.

L’impianto rappresenta uno dei principali produttori europei di allumina e, finora, è riuscito a evitare le sanzioni comunitarie perché Bruxelles non ha mai preso di mira in modo specifico i materiali utilizzati per la produzione dei metalli. Tuttavia, la questione è tornata al centro del dibattito dopo un’inchiesta internazionale pubblicata a marzo, secondo cui l’allumina prodotta in Irlanda sarebbe entrata nella catena di approvvigionamento dell’industria bellica russa.

Durante una conferenza stampa con la ministra degli Esteri irlandese Helen McEntee, Kallas ha sottolineato che l’Unione europea deve “chiudere tutte le scappatoie” che consentono ancora a prodotti europei di contribuire indirettamente allo sforzo bellico di Mosca. “L’allumina non è attualmente coperta dalle sanzioni europee. Nessun prodotto europeo dovrebbe finire in droni e missili che uccidono civili ucraini”, ha dichiarato.

La ministra irlandese ha assicurato che Dublino sosterrà ogni decisione europea volta ad aumentare la pressione sulla Russia. Una posizione che segna una significativa evoluzione rispetto alle dichiarazioni del primo ministro Micheál Martin, il quale solo poche settimane fa aveva avvertito che eventuali restrizioni all’attività di Aughinish rischierebbero di danneggiare maggiormente l’Irlanda che la Russia.

Il governo irlandese sta conducendo una propria indagine sulla destinazione finale dell’allumina esportata dall’impianto di Limerick e prevede di riceverne i risultati entro la fine del mese. Qualora venisse confermato un collegamento diretto tra il materiale prodotto in Irlanda e la realizzazione di armamenti russi, Dublino sarebbe pronta a sostenere ulteriori misure restrittive.

L’eventuale introduzione di sanzioni avrebbe però importanti conseguenze economiche e politiche. La raffineria di Aughinish impiega infatti quasi 500 lavoratori e rappresenta un asset industriale strategico per il Paese. I proprietari dell’impianto hanno già avvertito il governo che la perdita del mercato russo potrebbe mettere a rischio la sostenibilità economica dello stabilimento e comportare ricadute anche sul sistema energetico nazionale.

La questione assume inoltre una valenza politica particolare perché, dal prossimo luglio, l’Irlanda assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. Se Bruxelles dovesse decidere di includere l’allumina nel ventiduesimo pacchetto di sanzioni, Dublino potrebbe trovarsi nella scomoda posizione di dover guidare il negoziato europeo su misure capaci di colpire direttamente uno dei più importanti impianti industriali presenti sul proprio territorio.

 

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