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Si vis pacem, para bellum. È con questo celeberrimo motto latino che è stato sintetizzato il nodo centrale della discussione aperta dalla riunione del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente (Gsm) dell’Assemblea parlamentare della Nato, ospitata a Roma dalla delegazione italiana presieduta dall’onorevole Lorenzo Cesa, concentrato sulle instabilità che caratterizzano la regione del Mediterraneo allargato e sulle sue implicazioni sulla sicurezza dello spazio euro-atlantico. Ed è stato proprio il presidente Cesa, nell’aprire i lavori della riunione, che ha sottolineato come la regione “in passato, nel corso della Guerra fredda, è stata caratterizzata da una certa marginalità all’interno della Nato. Oggi, invece, è passato a essere centrale alla luce dell’evoluzione degli equilibri geopolitici globali”. “Affrontare le sfide richiede una comprensione migliore della situazione” ha sottolineato il portavoce del Gruppo speciale, Fernando Gutierrez, indicando come Russia, Cina e Iran pongano “una sfida all’ordine internazionale”. Il ruolo dell’Assemblea della Nato, e in particolare del Gruppo speciale, è quello di essere “un forum per discutere tra Paesi Nato e Paesi del Mediterraneo, con l’ambizione di ampliare la partnership anche oltre, al Medio Oriente e all’Africa subsahariana”.

Mediterraneo, regione geostrategica

Come registrato dal presidente della delegazione italiana all’Assemblea, la regione è oggi caratterizzata da un arco di instabilità “L’evoluzione delle minacce nella regione mediterranea è qualcosa che siamo chiamati ad affrontare tutti insieme, dove le crisi si influenzano a vicenda”. Per Cesa, la Nato riconosce il Mediterraneo quale “regione geostrategica e geopolitica” a partire dagli anni Novanta, “soprattutto su iniziativa italiana”. Un primato confermato anche dal vice presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, il portoghese Marcos Perestrello De Vasconcellos, che ha confermato come l’Italia contribuisca “a tutte le priorità-chiave dell’Alleanza” e sia “leader nella promozione della collaborazione regionale mediterranea”. Nel 1994, infatti, è stato avviato dalla Nato il progetto del Dialogo mediterraneo, seguito dieci anni dall’Iniziativa di cooperazione di Istanbul, avviata nel 2004. Due progetti che festeggiano quest’anno il trentesimo e ventesimo anniversario, nello stesso momento in cui la Nato celebra i suoi 75 anni.

Le nuove minacce

All’iniziativa è intervenuto anche il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (che il prossimo gennaio assumerà il ruolo di presidente del Comitato militare della Nato), che ha sottolineato come “il quadro attuale di crisi che avvolge l’Europa, da nord a sud, mette a dura prova non solo l’efficacia della nostra deterrenza ma è una sfida ai valori democratici della Carta atlantica”. Per l’ammiraglio, le sfide attuali sono tra le più complesse dalla Guerra fredda ad oggi, caratterizzate da “due attività ostili, sovrapposte e trasversali: la prima convenzionale, com’è possibile vedere dai conflitti in corso a est e in Medio Oriente; la seconda ibrida, subdola ma pervasiva, causata dalla iper-competizione tra grandi potenze”. Questa seconda sfida affianca allo scontro tradizionale sul campo di battaglia una trasformazione dei modelli classici delle operazioni militari “con nuove tecnologie che operano, oltre che nei tre domini classici, nello spazio, nel cyber, oltre che a livello cognitivo e subacqueo, oltrepassando i confini fisici del campo di battaglia e invadendo le dinamiche della vita quotidiana”. Dobbiamo allora “prepararci per i nuovi conflitti, fatti di minacce simmetriche, asimmetriche e ibride” e per fare ciò sarà necessario non solo un aggiornamento continuo della tecnologia “per produrre deterrenza e neutralizzare le minacce prima che avvengano”, ma anche effettuando un “cambio di mentalità, un’azione corale che superi le percezioni diverse all’interno della Nato e rimedi al deficit di attenzione alle sfide del fianco sud”.

Un approccio costruttivo

Come ricordato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, “viviamo in tempi nei quali sembra che si voglia tornare alla legge del più forte, nei quali una nazione pensa di poter aggredire un’altra e occuparne i territori”. È in questo contesto che “ci viene richiesto di aumentare le capacità di deterrenza, non per volontà di guerra, ma per allontanare la guerra attraverso la deterrenza”. Investire in difesa – ha continuato Crosetto – significa “investire nel futuro, perché abbiamo dimenticato che la difesa è il prerequisito della democrazia”. Pur riconoscendo l’impegno italiano lungo il fianco est, confermato dall’annuncio del ministro di un nuovo pacchetto di aiuti per l’Ucraina, Crosetto ha sottolineato che l’attenzione della Nato deve essere rivolta anche a sud, a quello che succede in Africa: “Non possiamo accorgerci delle crisi solo quando scoppiano; di recente ci sono stati otto colpi di Stato solo in Sahel, e tra vent’anni il continente avrà due miliardi di persone giovani, senza lavoro, scuole, ospedali, acqua” a cui si aggiungono le minacce del terrorismo e le ingerenze di Paesi come Russia e Cina. “Dobbiamo affrontare le problematiche togliendoci la spocchia dell’occidente superiore a tutti – ha detto Crosetto – se siamo stato sbattuti fuori dall’Africa la colpa è del nostro atteggiamento”. Invece, ha indicato il ministro “dobbiamo guardare ai nuovi interlocutori con rispetto e aiutarli a crescere, facendo tesoro della nostra storia, delle nostre conquiste di libertà e democrazia”.

La relazione con l’Ue

Di fronte alle sfide, allora, “servono relazioni forti e tavoli d’incontro con i partner per un dialogo politico costante” ha detto la vice presidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, sottolineando come “le regole di ieri non valgono per il mondo oggi, e sfide complesse richiedono soluzioni innovative che pongano il dialogo multilaterale al centro”. E in questo senso sarà indispensabile il dialogo tra la Nato e l’Unione europea, che dovranno ulteriormente consolidare la propria partnership. “La nostra sicurezza è indivisibile – ha detto Picierno – e la difesa dello spazio euro-atlantico non può essere solo della Nato”. In questo senso, ha rimarcato la vice presidente “l’Unione europea dovrà essere più coraggiosa, centrata e decisa nell’affrontare la sfida della difesa comune” sottolineando anche come non sia possibile “pensare a un europeismo che non sia compimento dell’atlantismo”.

La Nato stia attenta al fianco sud. L’allarme di Cesa, Crosetto e Cavo Dragone

Il fianco sud della Nato è attraversato da criticità e fragilità che, se non affrontate, sono destinate a diventare in futuro una seria minaccia per la sicurezza e la stabilità dello spazio euro-atlantico. Questo il tema al centro della riunione del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’Assemblea parlamentare della Nato, ospitata a Roma dalla delegazione italiana

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