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La crisi costringe l’Italia a rivedere la propria politica economica, basata su schemi ormai sorpassati. Ecco dunque un fiorire di proposte, da quelle ultraliberiste a quelle di uno statalismo puro, basato su welfare e spesa pubblica. Nel mezzo, il liberismo progressista di ispirazione blairiana – la cosiddetta “terza via” – che tanto affascina Matteo Renzi, possibile leader del centrosinistra e del governo di domani, e il suo guru economico, il deputato democratico Yoram Gutgeld.

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Intervistato da questa testata, l’ideatore della “Renzinomics” ha ribadito i punti essenziali del suo programma: contratti di lavoro alla Boeri-Ichino, pensioni da limare nell’adeguamento all’inflazione, privatizzazioni a partire da Poste e riduzione delle imposte.

Obiettivi pregevoli o criticabili, a seconda delle proprie idee, ma tutti di impossibile realizzazione secondo Riccardo Ruggeri (nella foto), ex top manager del Gruppo Fiat ora saggista ed editore, che in una conversazione con Formiche.net spiega perché l’Italia ha bisogno di cambiare modelli e uomini, prima ancora che programmi.

“AZZERARE” LO STATO
Secondo Ruggeri la caduta del Muro di Berlino prima, la globalizzazione dei mercati e il terremoto economico del 2007-2008 poi, hanno cambiato lo Stato, trasformandolo da un “nonno che si occupava di noi” a “un’azienda di cui noi dobbiamo prenderci cura”. Di conseguenza, “gli Stati sono condannati a riequilibrare di continuo non solo il proprio assetto economico, ma anche quello organizzativo. I processi di ristrutturazione del “pubblico” (modesti) che si sono succeduti hanno sì permesso una riduzione dei costi (ahimè tutti lineari), a fronte però di una ingessatura dei modelli organizzativi esistenti”. Questo approccio – rileva Ruggeri – ha avuto due rilevanti implicazioni di carattere strategico e operativo, che le mini-ristrutturazioni non hanno risolto, essendo intervenute sui costi e non sui processi e sugli uomini.

RIFORME INUTILI
Inutile entrare nel merito delle proposte, ammonisce l’ex top manager del gruppo torinese, perché si perderebbe tempo. “Posso dire che sono favorevole a privatizzazioni ben ragionate, a meno Stato e maggiore libertà d’impresa, meno burocrazia e minore pressione fiscale. Ma se mi chiede di dare un giudizio del programma di Renzi, è quello che darei al programma di chiunque altro, in Italia. È destinato a fallire“. Come mai? “Un esempio a caso: gli esodati. Un eccellente ministro, Elsa Fornero, un’eccellente legge, entrambi rovinati come immagine e come sostanza da super-burocrati infidi (hanno fornito dati incorretti e sono ancora lì). Quale speranza ha il Paese di risollevarsi se non agisce alla radice di questi problemi?”.

UN NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO
L’imprenditore riconosce poi “pericolose” analogie tra la paludata macchina dello Stato e i vertici delle aziende italiane. “Basta vedere chi siede nei piani più alti delle nostre imprese e dei cda di banche e assicurazioni. Hanno tutti lo stesso curriculum: laurea in alcune università prestigiose, master in altre ben selezionate, poi diventano assistenti di amministratori delegati di cui prenderanno il posto domani, per perpetuarne gli stessi interessi. Ma non sanno niente del mondo e quando li metti a capo di un’azienda, è chiaro che questa sia destinata a fallire”. Un ragionamento che Ruggeri trasferisce alla politica italiana. “Non si pensi che cambiando un uomo al comando, in questo caso mettendoci Renzi, sarà possibile cambiare le cose, o peggio ancora, mettendogli come consigliere uno di quei consulenti di cui parlavo prima. Se non si riforma il modello organizzativo dello Stato e con esso gli uomini che lo gestiscono ora, non ci sono vie d’uscita”.

MODELLO THATCHER
Da dove partire allora per riformare l’Italia? “Anche operando con buone intenzioni, come hanno fatto Mario Monti e come sta facendo, credo, Enrico Letta, gli scogli contro cui si sbatte sono sempre quelli che ho descritto”, commenta Ruggeri. “L’unica speranza per il Paese – continua – è che al governo arrivi qualcuno che parla da “populista”, ma che poi butti all’aria il Sistema, come ha fatto nel Regno Unito Margaret Thatcher. Bisogna rinnovare tutto, anche scontrandosi contro il malumore e le successive resistenze dei gruppi di potere e della popolazione, che poi ringrazierà. Se ci si limita ad essere populisti, poi si fallisce in modo misero, come sta accadendo a Barack Obama”. Ma quali sono questi poteri che ostacolano il cambiamento? “In primo luogo tutte quelle authority create ad arte per ingessare la situazione, per finire ai super-burocrati e super-consulenti che impediscono i naturali processi legislativi e finanziari per vivere sulle spalle degli altri”. E poi, per Ruggeri, serve ristabilire un principio di responsabilità a tutto campo. “Chi ha sbagliato negli ultimi 50 anni, deve andare a casa. Il caso delle banche e dei banchieri anglosassoni – conclude – è eclatante, anziché licenziarli, o meglio incriminarli, è stato creato per loro un nuovo codice penale Too big to fail che comporta l’ovvio Too big to jail”.

Matteo Renzi non salverà l'Italia con le idee stile Gutgeld. L'opinione di Riccardo Ruggeri

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