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Nuovo record (negativo) per le sofferenze bancarie (lorde) che ad aprile salgono a oltre 133 miliardi rispetto ai 131 miliardi del mese precedente e in aumento del 22% circa rispetto ai 108 miliardi di un anno prima. I prestiti? Ben al di sotto della media europea. Parola dell’Abi, l’associazione che riunisce gli istituti di credito presieduta da Antonio Patuelli.

I numeri sulle sofferenze

Secondo il rapporto mensile dell’Abi, l’Associazione Bancaria italiana, le sofferenze sono pari al 6,8% degli impieghi ad aprile (era 5,5% un anno prima), valore che raggiunge il 12,5% per i piccoli operatori economici, il 10,6% per le imprese e il 5,9% per le famiglie.

Le sofferenze nette hanno toccato ad aprile quota 66,4 miliardi, nuovo massimo rispetto ai 64,1 miliardi di marzo. Il rapporto sofferenze nette sugli impieghi totali è pari al 3,5% ad aprile (era 3,4% a marzo e 2,6% ad aprile 2012).

Il credit crunch in un raffronto europeo

Il rallentamento della dinamica dei prestiti, evidenzia l’Abi, è generalizzato in tutti i principali Paesi europei, con l’eccezione della Francia. In particolare, laddove si considerino le dinamiche dell’indice di intensità creditizia, cioè del rapporto tra credito e Pil, in modo da tener conto della diversa intonazione del ciclo reale dei diversi paesi dell’Area Euro, si rileva che nel primo trimestre del 2013 il dato italiano (-0,6%) si colloca non solo al di sopra del dato medio dell’area (-1,4%), ma anche al di sopra del dato tedesco (-1,1%) e di gran lunga di quello spagnolo (-7,4%). Solo l’esperienza francese presenta connotati migliori (+0,6%).

Le banche italiane con il braccino corto

L’ultimo dato disponibile (aprile 2013) colloca il tasso annuo di crescita degli impieghi al settore privato in Italia al -2,4%, al di sotto della media del complesso dei paesi dell’Area Euro (-0,7%), e dei dati di Francia e Germania (+2,6% e +0,9% rispettivamente), ma significativamente superiore alla Spagna (-9,2%), cioè di un paese che è stato sottoposto a tensioni finanziarie paragonabili alle nostre.

Le sofferenze che fanno frignare le banche italiane

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