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“It’s not over”. Così Marco Giungi, ambasciatore presso il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, ha introdotto l’evento “Advancing the global health agenda of G7. The challenge of malaria eradication” promosso da Istituto affari internazionali (Iai) in collaborazione con il Friends of the global fund europe. Al centro dell’incontro, introdotto da Ettore Greco (Iai), le nuove sfide per l’eradicazione della malaria, un obiettivo che l’agenda Sdg delle Nazioni Unite mira a raggiungere entro il 2030, con un’attenzione particolare al ruolo del G7 sotto la presidenza italiana nella promozione della cooperazione sanitaria globale. Un’importante occasione di confronto e dibattito tra i principali esperti sul panorama in evoluzione della malaria nonché sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, sull’emergere di nuovi attori nell’architettura sanitaria globale e sulle iniziative da intraprendere per mobilitare le necessarie risorse finanziarie.

PANDEMIE: UNA, NESSUNA, CENTOMILA

“Ci sono diverse pandemie in corso e la malaria è una di queste”, ha esordito Stefano Vella, vice-presidente di Friends of the global fund europe (Fogfe). La malattia colpisce ancora – con circa 600 mila decessi e 1,5 milioni di infezioni nel 2023 – complici i cambiamenti climatici e la resistenza antomicrobica. “Eppure – ha aggiunto Vella – siamo un po’ fuori strada nella lotta alla malaria. I vaccini avranno un impatto ma non colmeranno il divario. Occorre fare qualcosa in più”. A fargli eco, l’ambasciatore Giungi secondo cui la sfida all’eradicazone della malaria impone di “rafforzare la cooperazione internazionale e aumentare le sinergie tra tutti gli attori coinvolti”.

LO STUDIO DELL’IAI

Nel corso dell’incontro è stato presentato da Francesca Maremonti dell’Istituto affari internazionali (Iai) e discusso da Peter Baker del Centro per lo sviluppo globale un rapporto dello Iai che illustra gli ultimi sviluppi nella lotta contro la malaria, sottolineando la sua incidenza e la sua importanza per altre priorità sanitarie del G7, quali preparazione e risposta alle pandemie, architettura sanitaria globale, innovazione, ricerca e sviluppo e produzione locale. Durante la pandemia da Covid-19, l’interruzione dei programmi sanitari contro altre malattie, come la malaria, e delle catene di approvvigionamento, comprese quelle relative a materiali e prodotti sanitari, ha generato un aumento vertiginoso dei casi di malaria in tutto il mondo. Il documento offre, inoltre, una panoramica dei principali enti, pubblici e privati, nonché dei partenariati impegnati nell’eliminazione della malaria e si conclude con una serie di raccomandazioni per la Presidenza del G7 nel 2024.

LE SFIDE: DAL CLIMA ALLA RESISTENZA ANTIMICROBICA

“La malaria riflette il mondo in cui l’abbiamo trovata”, ha commentato Dianne Stewart del Global fund. È uno stato di “policrisi” in cui diverse sfide – dall’emergenza climatica alla resistenza ai farmaci, alla crisi della mortalità e alla crescita demografica – si amplificano a vicenda. “Le epidemie – si legge nello studio – sono tutte conseguenze dirette dell’interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale. La frequenza di comparsa o riemergenza dei patogeni è destinata ad aumentare con il cambiamento climatico e con la crisi della biodiversità”. Un altro fattore che osta all’eradicazione della malaria è la resistenza anti-microbica (Amr) che riduce l’efficacia dei trattamenti e può complicare anche la diagnostica. In questo contesto, la connessione tra ecosistemi, animali e salute umana impone l’adozione di un approccio One health, un elemento centrale dell’Agenda per la salute globale. Fondamentale, dunque, la cooperazione e il coordinamento intersettoriale tra tutti gli attori coinvolti nella sicurezza sanitaria globale.

IL NESSO SALUTE – SVILUPPO ECONOMICO

“Mantenere l’eliminazione della malaria in cima all’agenda globale è una questione di sicurezza sanitaria globale nonché una questione di pace nel mondo”, ha dichiarato Vella. La lotta alla malaria può essere sfruttata per costruire sistemi di assistenza sanitaria di base e per rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie. Non solo, ridurre l’onere epidemiologico e finanziario della malaria sulle comunità e sulle economie delle regioni endemiche è anche una condizione fondamentale per lo sviluppo economico e la riduzione delle disuguaglianze. Questo rinnovato impulso alla lotta contro la malaria dovrebbe essere considerato come parte integrante dell’impegno del G7 nel riequilibrare l’agenda sanitaria globale verso le aree del sud, in particolare l’Africa, che la presidenza italiana ha scelto come focus regionale. “Oggi molte persone in Uganda considerano la malaria come a uno stile di vita” ha commentato Krystal Birungi, dell’Uganda virus research institute (Uvri). La malaria dovrebbe quindi essere affrontata tenendo in debito conto il più ampio nesso salute-sviluppo economico. Un obiettivo che richiede azioni incisive oltre che il coordinamento di tutti gli attori coinvolti.

SALUTE: COSTO O INVESTIMENTO? 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), “un mondo libero dalla malaria significa milioni di vite salvate”. Porre fine alla malaria entro il 2030, come indicato nell’agenda degli SDGs delle Nazioni Unite, è l’unico modo per proteggere in modo duraturo le comunità dalla recrudescenza della malaria. “La salute deve essere considerata un investimento”,ha dichiarato Guido Maringhini, dirigente del ministero della Salute. Tuttavia, data la portata della malattia, i finanziamenti per coprire l’assistenza e il trattamento della malaria non sono sufficienti. Punto sottolineato anche da Vella secondo cui “Non potremmo salvare milioni di vite senza diminuire i costi”. “Il punto è come possiamo fare di più con le risorse attualmente disponibili – ha commentato Bruno Moonen della Gates foundation aggiungendo che – i Paesi dovrebbero avere piani strategici nazionali basati sui dati”. Occorre, quindi, invertire la tendenza al calo dei finanziamenti globali per la malaria. A tal fine sono necessari massicci aumenti degli investimenti finanziari da tutte le fonti: G7, G20, Paesi endemici e settore privato.

ATTORI INTERNAZIONALI E REGIONALI

All’incontro hanno partecipato anche Andrea Bosman, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Who), Eduard Molnar, senior manager del Global vaccine alliance (Gavi), Joy Phumaphi  dell’African leaders malaria alliance (Alma), una coalizione di capi di Stato e di governo di 55 Paesi africani creata con l’obiettivo di porre fine alla malaria nel continente entro il 2030; MamsYaffa, presidente di Elus locaux contre le paludisme, un’associazione dedicata alla sensibilizzazione e alla lotta contro la malaria; e Lynette Keneilwe Mabote-Eyde del C7 Global health working group.

G7: LE RACCOMANDAZIONI

Lotta alla malaria al centro dell’agenda del G7 nonché come laboratorio per strategie innovative di salute globale e come investimento. Queste le raccomandazioni per il G7. La salute globale deve essere una priorità per i governi e le imprese che stanno tracciando la strada da percorrere.

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