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“L’incessante ricerca del Giappone di ottenere progressi nello sviluppo militare ha suscitato forti preoccupazioni da parte dei Paesi vicini e della comunità internazionale”. È quanto ha affermato oggi Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, dopo che il governo di Tokyo ha modificato le norme che non consentono di esportare attrezzature militari in modo da consentire l’export del nuovo caccia da combattimento in fase di progettazione con Regno Unito e Italia nell’ambito del Global Combat Air Programme, con la fusione tra le ricerche giapponesi sul jet F-X e italo-britanniche sul Tempest. Non è l’unico dossier su cui Pechino critica Tokyo, alla luce delle sempre più forti tensioni tra i due Paesi. Un altro esempio: la diffusione di fake news da parte cinese sulle acque di Fukushima.

Le nuove norme

Non è l’unico passo compiuto dal Giappone in questa direzione, dopo la pubblicazione di tre documenti – la Strategia di sicurezza nazionale, la Strategia di difesa nazionale e il Programma di sviluppo della difesa – alla fine del 2022. Infatti, a dicembre il governo di Tokyo aveva approvato un’altra eccezione a queste norme per consentire la vendita di missili Patriot agli Stati Uniti. La nuova revisione riguarda esclusivamente il programma Global Combat Air Programme e consentirà l’export verso Paesi terzi con cui ci sono accordi di trasferimento di tecnologie della difesa come Stati Uniti, Francia, Australia, India, Filippine, Emirati Arabi Uniti. Ogni vendita dovrà comunque essere approvata dal governo.

Ihi apre in Italia

Nei giorni scorsi, il colosso industriale giapponese Ihi, leader nel settore difesa e aerospazio, ha annunciato la decisione di aprire, entro la fine dell’anno, centri di ricerca e sviluppo in Italia e nel Regno Unito per supportare le operazioni del Global Combat Air Programme. Secondo quanto reso noto dall’azienda, le nuove sedi serviranno da punto di appoggio per uno scambio di informazioni diretto con il Gcap International Government Organisation (Gigo), l’organismo che supervisionerà il programma e che avrà sede nel Regno Unito, e con le aziende dei tre Paesi coinvolte nel progetto, tra cui Rolls-Royce, Leonardo, Mitsubishi Heavy Industries e Mitsubishi Electric. Per quanto riguarda l’Italia, pur ancora in fase di valutazione, la scelta della sede potrebbe ricadere sulla città di Torino, dove l’azienda aerospaziale Avio Aero – che parteciperà allo sviluppo del motore del jet da combattimento – ha la sua base produttiva.

Le parole dell’ambasciatore Suzuki

In audizione al Comitato permanente sulla politica estera per l’Indo-Pacifico presso la commissione Affari esteri della Camera dei deputati, Suzuki Satoshi, ambasciatore giapponese in Italia, ha recentemente sottolineato l’apprezzamento di Tokyo per il sempre maggiore interesse dell’Italia per l’Indo-Pacifico, anche alla luce dell’interconnessione con l’Euro-atlantico. Il diplomatico ha menzionato le visite in Giappone di Nave Morosini e degli F-35 dell’Aeronautica militare lo scorso anno, quelle previste quest’anno della portaerei Cavour e della nave scuola Vespucci. L’ambasciatore ha quindi fatto riferimento al Global Combat Air Programme, “il progetto congiunto più importante”, che “non solo rafforza le nostre capacità di difesa, ma crea anche effetti di ricaduta sulle rispettive industrie della difesa e su altri settori dell’alta tecnologia dei Paesi partecipanti. Innalzerà significativamente il livello delle tecnologie avanzate”, ha spiegato.

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