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Non c’è solo il grano al centro delle dinamiche che toccano il comune sentire di Ankara e Mosca, ma anche la delicata questione energetica. L’incidente al Nord Stream, di fatto, ha rappresentato la prosecuzione in acqua delle controversie sulla sicurezza energetica, per cui si fa largo in alcuni Paesi il timore che gli incidenti possano essere replicati sul Turk Stream a poche ore dal vertice Erdogan-Putin. Spettatore interessato sarà anche l’Egitto di Al Sisi, dal momento che l’adesione alla famiglia dei Brics potrebbe innescare nuovi investimenti grazie all’interesse di operatori cinesi, russi e indiani.

Le parole di Vucic

“Speriamo non passi in mente a nessuno di attaccare ciò che abbiamo costruito e pagato per lasciarci senza gas durante l’inverno. Non c’è alcun segno che ciò sia possibile e sono sicuro che nessuno si sognerebbe di farlo”, ha sottolineato Vucic, aggiungendo che la Serbia ha immagazzinato nei suoi impianti nazionali e in Ungheria circa 630 milioni di metri cubi di gas naturale per la prossima stagione invernale. Proprio l’Ungheria ha siglato nel 2021 un accordo di 15 anni con Gazprom per la fornitura di 4,5 miliardi di metri cubi/anno di gas, ma ha anche importato ulteriori volumi di gas russo lo scorso anno oltre ai volumi contrattuali.

Lo scorso aprile il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha concordato con il vice primo ministro russo Aleksander Novak le consegne di gas attraverso il gasdotto TurkStream oltre l’approvvigionamento di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. L’Ungheria infatti riceve la maggior parte del gas attraverso il gasdotto TurkStream e le sue diramazioni, che attraversano Bulgaria e Serbia.

Qui Bulgaria

La procura bulgara sta avviando un’indagine sulle accuse rivolte ad alcuni cittadini di alto rango che avrebbero tenuto incontri segreti con russi sotto sanzioni al fine di concordare l’accelerazione della costruzione del tratto locale del gasdotto TurkStream. Una iniziativa, questa, che se venisse confermata sarebbe illegale: la decisione della magistratura è giunta dopo che la Ong ‘Fondo anticorruzione’ ha raccontato che nel luglio 2019 si è tenuto in Turchia un incontro segreto tra rappresentanti bulgari, russi e degli Emirati Arabi Uniti per discutere azioni specifiche.

La costruzione del tratto bulgaro del TurkStream venne annunciata da Borissov alla fine del 2018 e l’azienda statale Bulgartransgaz individuò l’anno dopo la Arkad Engineering and Construction Company dell’Arabia Saudita per la realizzazione.

Numeri

La Russia ha smesso di esportare gas verso 15 Paesi, tra cui la Germania ma il gasdotto Turkish Stream rifornisce ancora Grecia, Macedonia del Nord, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Ungheria e Croazia. Le forniture di gas naturale russo all’Europa attraverso i gasdotti hanno continuato ad aumentare nella prima metà di agosto, come dicono i dati di Energy Intelligence, anche se le esportazioni russe risultano molto inferiori rispetto a prima della guerra in Ucraina. Nella prima metà dell’anno sono pari a 12,1 miliardi di mq, in calo dell’86% rispetto a due anni fa.

I dati mostrano che le forniture via TurkStream verso l’Europa sud-orientale sono aumentate fortemente a luglio, raggiungendo il massimo mensile record di 1,29 miliardi di metri cubi. Il precedente livello record mensile era di 1,28 miliardi di metri cubi nel dicembre 2021.

Scenari

Al di là di come i singoli eventi si distenderanno, vi sono alcuni elementi oggettivi che restano tali. In primis, nella testa del Presidente russo Vladimir Putin è ancora fisso l’obiettivo di fare della Turchia un hub del gas, come lo stesso leader russo ha ribadito pubblicamente non più tardi di un mese fa. Va ricordato che la Turchia è già un paese di transito per il gas russo, che viene spedito sotto il Mar Nero attraverso due gasdotti, il Blue Stream e il Turkstream. Putin in quell’occasione spiegò che era sua intenzione istituire una piattaforma elettronica per la vendita del gas in Turchia.

Putin ed Erdogan si incontreranno a breve, sia per analizzare il dossier legato al corridoio del gas, sia per affrontare i nodi connessi alla guerra in Ucraina, tra cui quello energetico. Oggi infatti il presidente turco volerà a Sochi per un vertice con il suo omologo russo, come annunciato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Gasdotti e geopolitica, ecco cosa si muove attorno al TurkStream

Belgrado spera che il gasdotto russo non venga attaccato perché sarebbe un disastro per la Serbia, ha denunciato il presidente Aleksandar Vucic, commentando l’affermazione del primo ministro ungherese Viktor Orban secondo cui un attacco al gasdotto sarebbe considerato un atto di terrorismo. Le mire di Putin e il ruolo di Erdogan (oggi in vertice)

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