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La ricerca come architrave della politica estera e come infrastruttura capace di tenere insieme stabilità, sviluppo e proiezione internazionale.

È dentro questa cornice che si colloca la Dichiarazione congiunta su università e ricerca firmata a Roma dal ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e dalla ministra federale tedesca della Ricerca, della Tecnologia e dello Spazio Dorothee Bär, a margine del Vertice intergovernativo Italia-Germania ospitato a Villa Doria Pamphilij.

Non un passaggio formale, ma una scelta politica. In un contesto internazionale segnato da tensioni e competizione strategica, la cooperazione scientifica viene elevata a leva di politica estera.

“La collaborazione scientifica è uno dei pilastri del Piano d’azione per la cooperazione strategica bilaterale tra Italia e Germania”, ha spiegato Bernini, chiarendo come oggi “in un contesto internazionale sempre più complesso scienza e ricerca si affermano come leve strategiche, come la sicurezza e la competitività industriale, nel rafforzare la stabilità, l’innovazione e la crescita condivisa tra Paesi amici”.

Il messaggio è chiaro: università e ricerca non sono più soltanto ambiti settoriali, ma strumenti di posizionamento internazionale.

“La collaborazione scientifica e universitaria costruisce ponti che resistono nel tempo: connette le comunità, crea le condizioni per uno sviluppo comune e consolida una presenza condivisa dell’Italia e della Germania nei contesti europei e globali”, ha sottolineato il ministro, rivendicando una visione che punta con decisione sull’internazionalizzazione del sistema accademico italiano.

La firma della Dichiarazione si inserisce in un Vertice che ha scelto consapevolmente di includere scienza e ricerca tra i tre assi strutturali delle relazioni bilaterali, accanto a sicurezza e competitività industriale. Una scelta che riflette una convergenza strategica tra Roma e Berlino.

“Germania e Italia sono legate da una rete ampia e diversificata di cooperazioni universitarie e di ricerca, cresciuta nel corso di un lungo periodo”, ha ricordato la ministra Dorothee Bär.

“Con la Dichiarazione congiunta odierna tra i nostri Ministeri rafforziamo ulteriormente questa stretta collaborazione. Così facendo creiamo le condizioni per il nostro ulteriore sviluppo scientifico ed economico, nonché per la nostra capacità di innovazione e di competitività”.

Il documento firmato dai due ministri punta in modo esplicito sulle grandi infrastrutture di ricerca, sul rafforzamento della collaborazione accademica e sulla mobilità di studenti e ricercatori, in coerenza con gli obiettivi dello Spazio europeo della ricerca e dell’istruzione superiore.

È previsto inoltre un Piano d’azione comune su ricerca e tecnologia, che dovrà essere sottoscritto entro settembre 2026, per rendere ancora più operativa la cooperazione bilaterale.

Questa impostazione si inserisce in una traiettoria più ampia che il governo sta tracciando sul piano internazionale.

Nei giorni scorsi, infatti, il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale hanno presentato la nuova strategia italiana per l’Artico, firmata da Bernini e dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Un documento che certifica in modo esplicito il ruolo della ricerca come pilastro non solo dello sviluppo e dell’innovazione, ma anche della difesa, della sicurezza e della stabilità geopolitica. Nell’Artico – area sempre più centrale per equilibri globali, rotte commerciali e competizione strategica – la presenza scientifica diventa strumento di conoscenza, prevenzione e cooperazione, rafforzando la capacità dell’Italia di contribuire alla sicurezza collettiva attraverso il sapere.

Per Bernini, la Dichiarazione con la Germania e la strategia sull’Artico sono due tasselli della stessa visione: fare della ricerca uno degli strumenti principali dell’apertura internazionale dell’Italia e della sua credibilità geopolitica.

Una linea che mira a rafforzare l’attrattività delle università italiane, a inserirle stabilmente nelle grandi reti europee e a legare sempre di più conoscenza, innovazione e politica industriale, ma anche sicurezza e difesa.

I dati sulla mobilità e sugli accordi accademici restituiscono la profondità del rapporto con Berlino, così come le collaborazioni industriali ad alto contenuto scientifico che ruotano attorno al Tecnopolo di Bologna.

A livello politico, il Vertice ha rafforzato ulteriormente questo approccio con la firma, da parte del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del cancelliere Friedrich Merz, del Protocollo su un Piano d’azione per la cooperazione strategica bilaterale ed europea, che tocca dossier chiave come semiconduttori, idrogeno verde e grandi infrastrutture di ricerca.

In filigrana emerge una visione condivisa: la ricerca come linguaggio comune dell’Europa e come terreno su cui costruire alleanze solide e durature.

È su questo terreno che Bernini prova a collocare il sistema accademico italiano, spingendolo oltre i confini nazionali e facendone uno strumento pieno di politica estera e di sicurezza. Una scommessa che guarda al futuro e che, nel rapporto con la Germania e nelle nuove direttrici strategiche come l’Artico, trova una delle sue espressioni più nette.

Ricerca e geopolitica. L'intesa con Berlino e la visione di Bernini tra università e sicurezza

I ministri Bernini e Bär firmano a Roma una Dichiarazione per rafforzare la cooperazione scientifica Italia-Germania. Obiettivi: infrastrutture di ricerca, mobilità accademica e Piano d’azione entro settembre 2026. La ricerca diventa leva strategica per innovazione, stabilità e sicurezza, anche in Artico. L’accordo consolida reti, partnership industriali e internazionalizzazione del sistema accademico

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