Skip to main content

La giustizia torna a essere terreno di confronto e di scontro. Intorno alla riforma voluta dal governo si intrecciano letture opposte: per alcuni è un passaggio necessario per aggiornare l’architettura istituzionale, per altri un intervento che rischia di incrinare gli equilibri tra i poteri dello Stato. Ma al di là del frastuono del dibattito politico, c’è un luogo in cui queste questioni vengono affrontate con il lessico delle norme e il peso delle istituzioni: Palazzo Bachelet, sede del Consiglio superiore della magistratura. È da questo osservatorio che il costituzionalista Daniele Porena, componente laico del Csm, offre a Formiche.net una riflessione sui nodi della revisione costituzionale: dalla separazione delle carriere al ruolo delle correnti, fino all’ipotesi dell’Alta Corte disciplinare. Un ragionamento che prova a riportare il confronto sul terreno del diritto, più che su quello delle bandiere politiche.

Professor Porena, lei ha scelto – coraggiosamente – di schierarsi a favore della riforma sulla Giustizia portata avanti dall’Esecutivo. Per quello che ci può dire, a che dibattito si assiste dentro Palazzo Bachelet?

Esprimere la propria opinione è un fatto del tutto normale in un Paese democratico, non lo definirei un gesto coraggioso. Tra i colleghi del Csm le posizioni e i punti di vista sono molto diversificati e le distanze di vedute notevoli. Ci confrontiamo sulla base di argomentazioni essenzialmente tecniche e con toni che – diversamente da quel che per lo più accade altrove – sono piuttosto pacati.

Da costituzionalista, prima ancora che da membro del Csm, esiste davvero il rischio che questa revisione costituzionale possa subordinare il potere della magistratura a quello dell’Esecutivo?

Sospetto che chi diffonde questa idea non abbia nemmeno letto il testo della riforma di cui pure discute. Il principio secondo cui la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere è chiaramente enunciato nel primo comma dell’art. 104 della Costituzione e la riforma non lo ha neppure sfiorato. Si tratta, secondo la letteratura giuridica più diffusa, di un principio supremo della nostra Costituzione: questo significa che neppure in futuro, né questa né altre maggioranze potranno mai sovvertirne il contenuto.

Come si spiega che la separazione delle carriere dei magistrati – storica battaglia prima radicale (con Marco Pannella), poi appannaggio della sinistra – ora sia osteggiata non solo dai partiti di opposizione ma anche da alcuni giuristi, intellettuali ed esponenti di area?

Cambiare idea è legittimo almeno quanto conservare quella originaria, quindi non mi sorprende più di tanto. Ciò detto, la mia impressione è che, perlomeno in certi ambienti, prevalga un atteggiamento di ostilità preconcetta – di natura politica se non ideologica – nei confronti del Governo in carica che poco o nulla ha a che fare con il merito della riforma.

Sulla base della sua esperienza e del suo osservatorio, quanto sono forti e quanto realmente incidono le correnti in seno al Csm su progressioni di carriera, trasferimenti e provvedimenti disciplinari verso i magistrati?

La mia esperienza al CSM è molto recente e non sono ancora in grado di esprimere un giudizio compiuto sulla attuale consiliatura sebbene la mia impressione è che si tratti di una consiliatura “fortunata”, dove il ruolo delle correnti non è forse poi così pronunciato. La storia e le cronache ci insegnano, tuttavia, che le consiliature non sono state sempre tutte uguali. In particolare, non è un segreto che, anche nel recente passato, le correnti della magistratura si sono abbattute sulle funzioni del CSM con inaudita violenza, alterando e compromettendo il corretto funzionamento delle attribuzioni costituzionali dell’Organo e producendo danni forse irreparabili. Con il sistema attuale è verosimile che degenerazioni di questo tipo possano tornare a verificarsi; è essenziale prevenire questo genere di evenienze e la riforma è condivisibilmente ispirata da questa necessità.

A proposito di provvedimenti disciplinari, uno dei punti più dibattuti di questa riforma riguarda l’istituzione di un’Alta Corte che avrà giurisdizione proprio sulla parte disciplinare. Qual è la ratio che ha portato l’esecutivo a questa decisione?

La riforma, su questo punto – e coerentemente con quel che avviene in molti ordinamenti europei a noi più vicini – rende autonoma la funzione disciplinare, che già attualmente ha natura giurisdizionale, rispetto a quella amministrativa tipica di tutte le ulteriori prerogative del CSM. Invero si è trattato in questo caso di recidere quel residuo cordone ombelicale che lega la funzione giurisdizionale a quella amministrativa e che è fonte di non lievi “cortocircuiti” tecnico-giuridici. Ad esempio, il sottoscritto – quale componente della attuale Sezione disciplinare – non può essere membro, per ragioni di incompatibilità, di una serie di commissioni consiliari, tra cui quella che istruisce le pratiche per le nomine di Presidenti di Tribunale o Procuratori della Repubblica. Tuttavia, come membro del Plenum del CSM, sono poi chiamato a deliberare su quelle stesse pratiche: è evidente che qui c’è qualcosa che “non fila”. La separazione della funzione disciplinare dalle altre funzioni del governo autonomo della magistratura realizza un riordino sistematico della materia coerente con l’idea che determinati ambiti debbano rimanere ben distinti e separati.

Anche sul sorteggio tanto si è letto e sentito. Secondo lei sarà davvero un meccanismo capace di rendere più trasparenti i processi di composizione degli organi di autogoverno della magistratura?

Pratiche opache e talvolta distorsive, se non addirittura apertamente illecite hanno suggerito, già da alcuni anni, di introdurre il meccanismo del sorteggio, ad esempio, nella formazione delle commissioni per i concorsi universitari o in quelle del personale sanitario. Ancora, lo stesso concorso per l’accesso in magistratura è da tempo svolto da una commissione sorteggiata. Il nostro ordinamento poi conosce l’applicazione del metodo del sorteggio per la costituzione delle Corti d’Assise e d’Assise d’Appello. Persino la Costituzione, all’art. 135, disciplina questo metodo, e per una funzione delicatissima: si tratta dei giudizi sui reati propri del Presidente della Repubblica. In questi casi la Corte costituzionale viene integrata da sedici membri che, appunto, sono tratti a sorte. Tutto ciò solo per dire che il metodo del sorteggio è tutt’altro che eccentrico o avulso dalle regole del nostro ordinamento. Al contrario è largamente impiegato in relazione ad ambiti e funzioni che mostrano significative similitudini con quelle – amministrative e giurisdizionali – esercitate dal CSM. Sugli effetti attesi credo che sarà la stessa magistratura a trarne giovamento: è senz’altro preferibile essere giudicati o valutati da un collegio formato da esperti sorteggiati piuttosto che essere giudicati o valutati da un collegio formato in base agli orientamenti politici di chi lo compone.

Cosa direbbe a un elettore – di qualsiasi schieramento politico – indeciso su come votare per convincerlo a confermare la riforma?

La separazione delle carriere introdotta da questa riforma è coerente con le migliori tradizioni delle liberal-democrazie occidentali; ancora, completa e rafforza i principi costituzionali del giusto processo e, in particolare, quello fondamentale della terzietà del giudice. Il modello delle carriere unificate, al contrario, è in linea con il vecchio sistema processuale inquisitorio, che ereditava alcuni tratti tipici dei regimi autoritari, ed oggi caratterizza esperienze culturalmente molto diverse dalla nostra (tra cui Egitto, Turchia, Venezuela, Nigeria, ecc.). La mia opinione è che la riforma rappresenti una grande opportunità ed un enorme balzo in avanti in termini di civiltà, non soltanto giuridica.

Giustizia, perché la riforma può rafforzare il sistema. Parla Porena (Csm)

La riforma della giustizia vista da dentro il Csm. Il costituzionalista Daniele Porena analizza i nodi della revisione costituzionale: separazione delle carriere, correnti della magistratura e nuova Alta Corte disciplinare. Un confronto sul terreno del diritto più che delle polemiche politiche

Realtà on demand. Quando gli algoritmi riscrivono i fatti

Di Antonio Scala

Le piattaforme digitali non diffondono soltanto informazioni: organizzano il contesto in cui gli eventi vengono interpretati. Lo stesso fatto può apparire come provocazione, reazione o complotto a seconda dell’ambiente algoritmico in cui circola. La disinformazione non nasce più solo da contenuti falsi, ma dalla frammentazione della realtà condivisa prodotta dagli ecosistemi informativi online. L’analisi di Antonio Scala, dirigente di ricerca presso l’Istituto dei Sistemi Complessi del Cnr

Così risorse e rotte ridisegnano la geopolitica. L'analisi di Billi

Di Simone Billi

Dalla pietra al petrolio fino alle terre rare: la storia del potere passa sempre dai materiali strategici. Oggi la competizione globale si gioca tra minerali critici, rotte artiche e nuove infrastrutture, mentre Cina e altre potenze rafforzano la loro presenza nelle regioni polari. La riflessione di Simone Billi, capogruppo della Lega in Commissione Esteri

Come gli Emirati hanno fermato la rappresaglia iraniana

Sotto la pressione degli attacchi iraniani, gli Emirati Arabi Uniti hanno mostrato che la loro sicurezza non dipende solo dall’ombrello americano, ma da una strategia costruita nel tempo tra alleanze, investimenti e sviluppo tecnologico interno. La difesa aerea multilivello ha limitato l’impatto della rappresaglia, ma la vera sfida sarà reggere nel lungo periodo, tra scorte finite e tensioni crescenti nel Golfo. L’analisi di Luigi Martino, docente di Intelligence and National Security Università di Firenze

Stem e parità di genere, così l’IA può aiutarci a trovare un equilibrio. Scrive Caine (Thales)

Di Patrice Caine

L’intelligenza artificiale potrebbe offrire strumenti utili per ridurre i pregiudizi che ancora influenzano l’educazione scientifica. Sistemi progettati e utilizzati con attenzione possono contribuire a limitare quei bias impliciti che spesso scoraggiano o penalizzano le studentesse nei percorsi Stem. Non si tratta di sostituire insegnanti o istituzioni educative, ma di affiancare nuove tecnologie capaci di rendere l’apprendimento più equo. La riflessione di Patrice Caine, presidente e amministratore delegato del gruppo Thales, per Formiche.net

Phisikk du role - La democrazia diretta dei referendum: un plebiscito pro o contro i governi

Gli argomenti di merito, in genere intrappolati in complicati tecnicismi difficili da raccontare, sono del tutto trascurati e fanno anche sorridere le facce contrite della politica che si dichiara dispiaciuta del fatto che non si discuta dei contenuti quando i contenuti sono spesso ignoti anche ad essa e si procede allegramente per slogan. Naturalmente non sarà diverso nel voto di fine marzo che, ben lontano dal merito, vede avvantaggiarsi chi è in grado di organizzare la partecipazione alle urne, piuttosto che l’affermarsi di un’opinione. La rubrica di Pino Pisicchio

L’Italia può proporre un formato europeo per combattere la guerra ibrida. La proposta di Coratella

Russia e Cina intensificano le strategie di guerra ibrida per influenzare opinione pubblica e processi democratici in Europa, sfruttando tecnologie avanzate e vulnerabilità politiche. Secondo Teresa Coratella (Ecfr), l’Italia dovrebbe rafforzare la cooperazione con gli alleati europei e trattare questa minaccia con la stessa priorità della difesa cibernetica

Dall’ansia dei mercati all’azione pubblica. Scandizzo spiega il principio delle cattive notizie

Le cattive notizie hanno il peso determinante nello spingere a decisioni che riducono l’attività economica delle imprese. Le decisioni che ne derivano possono includere disinvestimenti, sospensioni, ritardi, cancellazioni di progetti, accumulo di liquidità, ricerca di beni rifugio e, nei casi più estremi, contagio finanziario. Eppure sono un’opportunità: se le politiche pubbliche sono credibili e tempestive, possono contribuire a ridurre l’incertezza e a interrompere il circuito perverso tra aspettative negative e contrazione economica. L’analisi di Pasquale Lucio Scandizzo

Così l’Europa può ristabilire un ordine internazionale fondato su diritto e libertà. L'opinione di Bonanni

La verità è che l’ordine costruito dopo la Seconda guerra mondiale non riesce più a governare le crisi. L’Onu appare paralizzata dai veti delle grandi potenze e le istituzioni multilaterali faticano a prevenire i conflitti. Le norme esistono, ma manca una forza diffusa capace di difenderle con coerenza. Per questo occorre costruire un rassemblement nazionale che riunisca tutte le forze disponibili a sostenere subito la federazione europea. La riflessione di Raffaele Bonanni

Menarini chiude il 2025 in crescita e guarda alla sfida globale della farmaceutica

Ricavi a 4,89 miliardi e crescita del 6% nel 2025. Tra nodi europei e accesso all’innovazione, il gruppo fiorentino cresce e rilancia il tema della competitività industriale del continente. Sulla spesa farmaceutica, Lucia Aleotti: “Fuori controllo? Falso storico”

×

Iscriviti alla newsletter