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Dalla mezzanotte di ieri sono in vigore accordi di cessate il fuoco su tutti e tre i fronti di guerra in Medioriente: all’Iran e Gaza si è aggiunto il Libano anche se per soli dieci giorni. A questo punto Trump o non Trump per tutti l’imperativo è consolidare questa breve e fragilissima fase di tregua.

Si tratta, per usare, una formula americana, di utilizzare tutti gli strumenti che la “multitrack diplomacy” mette a disposizione in questi giorni di emergenza. Il blocco navale imposto dalla US Navy alle navi e ai porti iraniani – per quanto costituisca una preziosa arma negoziale – è destinato a creare grandi difficoltà alle condizioni di vita del popolo iraniano. Occorre pertanto predisporre aiuti per i cittadini iraniani e tutti, Italia compresa, dovranno fare la loro parte sul piano umanitario.

E non basta. Prima o poi per l’Iran servirà un vero e proprio piano Marshall dopo quasi 50 anni di crudele teocrazia. L’Europa, inoltre, deve dare un segnale concreto sul piano politico ai Paesi, Pakistan e Arabia Saudita in primis, che si sono positivamente impegnati nei negoziati e nel processo di mediazione.

Ma mentre si sviluppa il confronto sul nucleare e sulla produzione di missili e droni non si possono ripetere gli errori degli accordi di Abramo prima del 7 ottobre. Occorre molta attenzione su cosa accade sul terreno. Inutile illudersi; la presenza dei miliziani armati di Hezbollah e di Hamas è una minaccia persistente che rischia di far dirottare qualsiasi percorso di pace.

In questa situazione non si può chiedere solo all’esercito libanese di farsi carico del disarmo di Hezbollah. Servono come ha più volte sostenuto il ministro Guido Crosetto missioni internazionali con regole di ingaggio veramente incisive completamente diverse da quelle di Unifil. Mi viene in mente, a questo proposito l’ottima esperienza maturata da carabinieri del Msu nel contrasto al traffico di armi e al disarmo dei guerriglieri nei Balcani.

Si tratta di azioni importanti e utili che possono ridare credibilità alla comunità internazionale. Tuttavia last but not least la cosa più rilevante di tutte è tagliare il cordone ombelicale che lega da sempre il regime iraniano a Hezbollah e ad Hamas. Su questo punto chi tratta con Teheran non deve dare segni di cedimento. L’annientamento di Israele deve uscire per sempre dall’agenda dell’Iran e dei suoi proxy, è l’ unico modo di realizzare con il progetto dei due Stati una pace duratura.

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