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In volo verso Algeri, primo papa a recarvisi, papa Leone non ha voluto trascurare le affermazioni odierne del Presidente Trump: “Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora. Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore”. Il papa, si legge, ha fatto anche presente, di rivolgersi ai tutti i politici e a tutti i governi.

Dunque: messaggio del Vangelo che non deve essere abusato, troppi innocenti che sono stati uccisi, e poi, non certo meno importante, promozione del multilateralismo. I termini della risposta a stretto giro di posta confermano che la Chiesa, ultima istituzione globale presente e attiva nel mondo, parla come tale e con un’autorità morale che sembra proprio sempre più andare al di là dei suoi confini. Non a caso il papa usa un’altra parole chiave, “dialogo”.

Dunque Trump non ha trovato un Vaticano impreparato con il suo attacco senza precedenti di questa mattina. Infatti il Presidente degli Stati Uniti si era espresso, anche lui in volo, ma tramite il suo social, definendo Leone XIV “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera. Parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose”.

Nell’aprile 2020 Trump suggerì ai ricercatori di studiare se si potesse debellare il Covid con iniezioni di disinfettanti. Ma non è stato questo il punto più importante, il presidente è andato infatti anche sul personale. “Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto.  […] Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”.

Qui non è chiaro per quale motivo, a suo avviso, se così fossero andate le cose, non sia stato scelto un altro porporato americano, visto che non erano pochi nel Conclave. “Non voglio un papa che pensi che vada bene per l’Iran avere un’arma nucleare. Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti. E non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”. Ma che papa sarebbe gradito all’inquilino della Casa Bianca?

“L’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”.

Il papa però parla un’altra lingua, difficile chiedergli di adeguarsi alla grammatica della forza. Questo attacco così sembra dare forza a chi sostiene che ne dimostra l’impotenza.

 

Dialogo e multilateralismo. La risposta di papa Leone a Trump letta da Cristiano

Messaggio del Vangelo che non deve essere abusato, troppi innocenti che sono stati uccisi, e poi, non certo meno importante, promozione del multilateralismo. I termini della risposta a stretto giro di posta confermano che la Chiesa, ultima istituzione globale presente e attiva nel mondo, parla come tale e con un’autorità morale che sembra proprio sempre più andare al di là dei suoi confini. Non a caso il papa usa un’altra parole chiave, “dialogo”

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