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Per la Cina è tempo di passi indietro dal Medio Oriente. La guerra contro Teheran deve aver smosso gli animi a Pechino, tanto da costringerla a prendere il largo. E a rivedere certe decisioni, fin qui portate avanti. Insomma, la parola d’ordine, in queste ore, è una: ridurre il rischio. Non con una dichiarazione politica, ma con un gesto che nei mercati vale più di mille comunicati: tirare il freno sui rubinetti del credito e alleggerire i portafogli.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, le società finanziarie cinesi hanno progressivamente ridotto l’esposizione al debito del Medio Oriente. Inoltre, una grande banca ha limitato l’uso di una linea di credito bilaterale concessa al governo dell’Arabia Saudita. Ancora, un istituto di medie dimensioni, poi, sta cercando acquirenti per cedere le quote di finanziamenti sindacati a debitori mediorientali, fra cui un’operazione da 4 miliardi di dollari conclusa lo scorso anno dal fondo sovrano Adq. In ballo ci sono prestiti per 15,7 miliardi di dollari la maggior parte destinata ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Non è solo credito. Un braccio di gestione patrimoniale collegato a un grande gruppo assicurativo cinese avrebbe iniziato a ridurre le posizioni in obbligazioni sovrane e in titoli quasi sovrani dell’area, inclusi bond riconducibili alla compagnia statale Saudi Aramco, mentre a un trader di un’istituzione cinese sarebbe stato chiesto di fermare le operazioni su emittenti mediorientali. Infine, la Hong Kong Monetary Authority ha contattato almeno due banche locali per rivedere l’esposizione su prestiti e bond della regione, mentre in Cina la National Financial Regulatory Administration ha chiesto agli istituti domestici di passare al setaccio le attività di finanziamento in Medio Oriente, inclusi debiti verso entità statali, e di consegnare un report in tempi stretti.

La guerra all’Iran ha poi impattato sulla geografia del petrolio cinese. Se fino a pochi giorni fa, come raccontato a più riprese da questo giornale, il Dragone centellinava l’acquisto di barili dalla Russia, preferendo il greggio del Venezuela, adesso la crisi in Medio Oriente ha sparigliato le carte. Riuscendo nell’avvicinare Cina e ex Urss. Nuovamente. D’altronde ad oggi Pechino è il maggiore importatore mondiale di petrolio e gas e dipende dall’Iran per il 13% delle sue importazioni di greggio.

Complessivamente, un terzo del petrolio cinese e il 25% delle sue importazioni di gas passano attraverso lo Stretto di Hormuz , le cui spedizioni sono state praticamente interrotte da quando gli attacchi israelo-americani contro l’Iran hanno gettato la regione nella crisi. Per questo Xi Jinping probabilmente cercherà prima di tutto di stringere legami più stretti con Mosca, nonostante i dubbi di Pechino sull’eccessiva dipendenza dal suo vicino settentrionale.

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