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Eni, chiamata a raccolta insieme alle altre grandi compagnie petrolifere da Donald Trump, per rilanciare i pozzi e gli enormi giacimenti venezuelani, vuole continuare a mantenere gli occhi ben fissi sulla Norvegia. Per altre scommesse c’è tempo. Il gruppo “ha fatto un forte investimento e continuiamo a fare un forte investimento in Norvegia, per le risorse e perché abbiamo una posizione robusta nel Paese. Noi proseguiremo in questo cammino. Ma credo che non ci siano altre aree di interesse nella regione artica che negli ultimi anni è ovviamente impattata nella regione dalla Russia, resta fuori dal radar delle possibilità”.

Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni in audizione presso il Comitato permanente sulla politica estera per l’Artico, istituito presso la Commissione Esteri, in merito all’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell’Artico, ha spiegato la posizione del gruppo dopo aver ricordato che Eni aveva due licenze in Alaska che ha venduto ed è usciti dalla Groenlandia nel 2022.

Il Cane a sei zampe ha invece “una posizione forte in Norvegia attraverso Var di cui Eni ha la maggioranza”. Pistelli ha chiarito come “onestamente essendo il mondo così ricco di opportunità e avendo l’opportunità di scegliere quelle che hanno sostenibilità del business, possiamo dire che gli scenari sull’Artico sono molto suggestivi ma bisogna fare i conti con la sostenibilità economica. E a quelle a quelle latitudini le condizioni sono proibitive”.

Rispondendo ai deputati che incalzavano sull’opportunità in questo periodo di guardare alla Groenlandia, Pistelli ha ribadito la linea di Eni, sostenendo che “il mondo è pieno di risorse e le risorse vanno prese dove sono più sostenibili. L’Artico sta diventando aerea di potenziale economico ma anche di competizione”. Pistelli ha citato in tal proposito alcuni studi geologico-scientifici secondo cui il territorio possiede “400 miliardi di barili equivalenti di idrocarburi, il 70% gas, e il 50% ricadrebbe in territorio russo”. Poi c’é un tema di minerali con “riserve importanti di palladio, poi platino e nickel ma potenzialmente abbiamo 130 milioni di tonnellate di terre rare assortite, di cui circa la metà in territorio russo, questo è uno dei motivi di attrazione”.

L’area artica insomma registra attività ferventi, con 76 licenze esplorative l’anno scorso, altre a fine anno ma ancora non assegnate e altre annunciate. Quindi, sottolinea Pistelli, il potenziale c’è tutto ma le condizioni sono difficili. “La sostenibilità economica è da dimostrare. Il paradosso è avere un grande potenziale ma le condizioni estreme lo rendono difficile da sfruttare”.

L'Artico può attendere. Il baricentro di Eni spiegato da Pistelli

Lapo Pistelli, direttore Public Affairs del Cane a sei zampe, traccia in audizione la strategia del gruppo italiano, proprio mentre la pressione degli Stati Uniti sulla Groenlandia si fa sempre più forte. Il cuore delle operazioni rimane la Norvegia, troppo complesso e rischioso per il momento investire tempo e risorse nelle altre regioni del Polo

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