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C’è una frase che più di tutte colpisce nell’ultimo World economic outlook del Fondo monetario internazionale, diffuso a margine degli Spring meetings in corso a Washington. “I rischi al ribasso prevalgono: le tensioni geopolitiche potrebbero aggravarsi ulteriormente, trasformando la situazione nella più grave crisi energetica dei tempi moderni, oppure potrebbero esplodere tensioni politiche interne”. Parole che la dicono lunga sulla gravità della situazione legata alla crisi iraniana e alla chiusura dello stretto di Hormuz.

Insomma, ancora una volta l’economia globale rischia di deragliare dalla rotta, questa volta a causa della guerra in Medio Oriente. Stimando, nello scenario peggiore di tutti e con danni infrastrutturali e guerra più lunga, un rallentamento del Pil a quasi il 2%. Il che, a detta del Fmi, “significherebbe sfiorare una recessione globale, cosa che si è verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19”.

E questo perché “i venti contrari derivanti dall’innalzamento delle barriere commerciali e dall’elevata incertezza sono stati compensati dai venti favorevoli provenienti dagli investimenti nel settore tecnologico, dalle condizioni finanziarie accomodanti, compreso un dollaro statunitense più debole, e dal sostegno delle politiche fiscali e monetarie. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta tuttavia una significativa forza contraria a questi fattori favorevoli attraverso il suo impatto sui mercati delle materie prime, sulle aspettative di inflazione e sulle condizioni finanziarie”.

In mezzo a tutto questo, c’è l’Italia. Per la quale Washington ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica e per cui ora indica un più 0,5% del Pil sia quest’anno che il prossimo. I dati, contenuti nell’ultimo World Economic Outlook sono in entrambi i casi di 0,2 punti percentuali più bassi rispetto alle stime dello scorso gennaio. Una revisione in linea con quella generale per l’area euro, per cui ora il Fmi prevede più 1,1% di crescita quest’anno e più 1,2% il prossimo.

E l’Iran? Per Teheran le cose andranno se possibile molto peggio. E drastici tagli alle previsioni di crescita economica di tutti i paesi del Golfo Persico. A cominciare proprio dall’Iran, per cui ora l’istituzione americana prevede una recessione del 6,1% quest’anno, cui dovrebbe seguire un parziale recupero con un più 3,2% del Pil sul 2027. Sempre per l’Iran, il Fmi stima un’inflazione a quasi il 70% quest’anno (68,9%), peraltro dopo il 50,9% del 2025, e al 39,6% del 2027. Anche più acuta la recessione prevista sul Qatar, meno 8,6% sul Pil 2026 a cui però è atteso un rimbalzo completo sul 2027, con un più 8,6% del Pil. Per l’Iraq il Fmi prevede infine un meno 6,8% del Pil quest’anno e un più 11,3% il prossimo. Male, malissimo.

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