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Nel gergo popolare si chiama il burattinaio. Colui, o colei, che muove le fila di qualcosa. Vale lo stesso se l’argomento di discussione è l’Intelligenza Artificiale. La Cina, che vende al mondo tecnologia a basso costo ma dalla qualità di certo non comparabile a quella americana, è in piena febbre da Ipo. Perché se si vuole stare al passo degli Stati Uniti servono soldi e i soldi arrivano quasi sempre dal mercato. Per questo a Pechino è partita da diversi mesi una specie di rincorsa alla Borsa, alla quale per ultima si è aggiunta anche la robotica. Domanda, chi funge da centralina di tutto questo grande movimento di capitale?

La China international corporation, principale banca d’investimento cinese è diventata nel tempo il principale finanziatore degli sforzi di Pechino per competere con gli Stati Uniti nel campo dell’Intelligenza Artificiale, facendosi sponsor di quotazioni multimiliardarie di diverse aziende leader nel settore tecnologico del Paese, tra cui il produttore di chip CXMT e il fornitore di componenti per data center Zhongji Innolight. La banca statale, non a caso, è in testa alle classifiche delle offerte pubbliche iniziali nella Cina continentale e a Hong Kong. Tanto che quest’anno ha registrato un volume di transazioni pari a 11,5 miliardi di dollari, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025, ed è sulla buona strada per raggiungere un record annuale.

“Da oltre un decennio investiamo e ci prepariamo a questa ondata di Intelligenza Artificiale”, ha affermato Lou Xinyu, vicedirettore del dipartimento di investment banking per tecnologia, media e telecomunicazioni della Cicc. Al punto che mentre lo stesso governo cinese frenava le quotazioni in borsa, per paura di un sopravvento dell’Intelligenza Artificiale sull’industria, la banca statale gettava le basi per una rinascita del settore tecnologico. La quale ora ha raggiunto il suo apice. L’attuale ondata di quotazioni in borsa di aziende tecnologiche cinesi si sta infatti verificando in concomitanza con il boom dei mercati dei capitali statunitensi, trainato proprio dall’Intelligenza Artificiale.

Tutto questo mentre anche la robotica cinese si prepara a sbarcare in Borsa. Fondata dieci anni fa, Unitree è una delle aziende di robotica più note in Cina e la notizia della sua Ipo potrebbe spianare la strada della Borsa ad altre società competitor. Unitree è uno dei simboli della capacità della Cina di investire nell’AI fisica, quella che abilita i robot umanoidi, fino a qualche anno fa confinati alla fantascienza o al più a qualche esperimento da laboratorio. La società è stata creata nel 2016 da Wang Xingxing e ha iniziato come altri a lavorare su robot a quattro zampe. Oggi compete con realtà globali come Boston Dynanics (acquisita da Hyundai anni fa) e Tesla (con i suoi robot Optimus).

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