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La notte di Kyiv è cominciata con il suono delle sirene e si è chiusa con il fumo sui quartieri colpiti. Nella sola città, il sindaco Vitali Klitschko ha riferito almeno quattro morti e decine (e decine) di feriti, anche in gravi condizioni. Le autorità militari locali hanno segnalato danni in oltre quaranta punti della capitale.

L’attacco

Mosca ha utilizzato ancora una volta attacchi combinati, uso simultaneo o sequenziale di missili e droni, saturazione delle difese, costringendo la difesa ucraina a lavorare per consumare intercettori, moltiplicare i punti di crisi e trasformare la capitale in uno spazio instabile.

I danni civili sono il centro della storia. Materiale Osint, confermato da Reuters riferisce del crollo della facciata di un edificio residenziale di cinque piani, oltre a danni a uffici, negozi, magazzini e all’ingresso di una stazione della metropolitana. Associated Press parla di esplosioni nel centro della città, anche vicino a edifici governativi, e di colpi su aree residenziali e scuole. Nel distretto di Shevchenko un palazzo di cinque piani è stato centrato e incendiato; una scuola è stata danneggiata mentre alcune persone si trovavano al riparo all’interno. Supermercati e depositi sono stati colpiti in diversi quartieri.

L’Oreshnik e il messaggio nucleare

Il passaggio più delicato riguarda l’Oreshnik. Nelle ore precedenti all’attacco, il presidente Zelensky aveva avvertito, grazie a informazioni di intelligence (anche Usa e Ue) in suo possesso, del possibile lancio di questo missile balistico ipersonico. L’Oreshnik è un missile balistico mobile a raggio intermedio, con veicoli di rientro che viaggiano a velocità ipersonica. Il Center for Strategic and International Studies lo classifica come Irbm operativo russo, probabilmente derivato dall’RS-26 Rubezh, con capacità Mirv, cioè più veicoli di rientro indipendenti, e gittata stimata tra 3.500 e 5.470 chilometri. Anche la stima più bassa, osserva il Csis, consente al missile di raggiungere gran parte delle capitali europee dal territorio russo. Il Cremlino lo presenta come quasi non intercettabile, capace di volare a oltre Mach 10 e di produrre un effetto devastante anche con testate convenzionali. A essere impiegata però è anche la sua funzione coercitiva. Evocarlo prima di un attacco significa introdurre nel calcolo occidentale un livello superiore di rischio, quello atomico.

Se non prima, dopo

Due settimane fa, attorno alla parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa, Donald Trump aveva annunciato una tregua di tre giorni tra Russia e Ucraina, dal 9 all’11 maggio, con sospensione delle attività cinetiche. Mosca aveva legato quella finestra alle celebrazioni della vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale, avvertendo che qualsiasi tentativo ucraino di disturbare l’evento avrebbe provocato un massiccio attacco missilistico contro Kyiv.

Attacco che è comunque arrivato, solamente dopo. Mosca ha ottenuto la finestra simbolica del 9 maggio e poi è tornata a colpire duramente l’Ucraina, mirando a obiettivi civili e con uno dei più intensi bombardamenti dall’inizio del conflitto.

La notte dei missili su Kyiv e il segnale di Putin all’Occidente

Nella notte Mosca ha colpito Kyiv con una nuova ondata combinata di missili e droni, causando vittime, feriti e danni in decine di punti della capitale. Resta l’allarme sull’impiego dell’Oreshnik, il missile (ipersonico) balistico a raggio intermedio e a doppia capacità – nucleare e convenzionale – che il Cremlino può utilizzare anche come strumento di pressione strategica e psicologica

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