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L’addio della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno al Partito democratico non è stata una sorpresa per Claudio Petruccioli, già presidente Rai ed ex dirigente storico della sinistra italiana. Evidenzia un malcontento che in tanti manifestano, spiega in una conversazione con Formiche.net, sia fuori che dentro il Pd. E c’è una “linea rossa” insuperabile che i riformisti devono tracciare, che è quella dell’europeismo e dell’atlantismo, oltre la quale non si può andare. Tradotto: il Pd non può inseguire le posizioni del Movimento 5 Stelle solo per tenere compatta la coalizione, perché a rischiare sarebbe l’Italia intera.

Cosa pensa dell’addio al Pd di Pina Picierno?

Non posso dire che mi abbia sorpreso. Però vorrei fare una premessa. Io non sono iscritto a nessun partito: sono un elettore e guardo alle cose con le preoccupazioni di un elettore. Nei prossimi anni saremo chiamati a scegliere chi governerà il Paese in una fase decisiva per l’Italia, per l’Europa e per il mondo. Eppure conosco molte persone che non sanno per chi votare. Da una parte c’è il centrodestra guidato da Giorgia Meloni, dall’altra un centrosinistra che appare diviso e nel quale la leadership politica sembra oscillare tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Molti elettori moderati e riformisti vedono limiti e inadeguatezze in entrambi gli schieramenti. In questo contesto si colloca la scelta di Pina Picierno. Non è la sola ad aver lasciato il Partito democratico negli ultimi anni e mesi, ma la sua uscita ha un significato particolare.

Perché?
Non ha detto di voler passare dall’altra parte, ha detto che così non si può andare avanti e che il problema non è soltanto vincere le elezioni, ma chiedersi con quale progetto di governo. A mio avviso ha posto una questione reale: la credibilità di un eventuale governo del campo largo su temi fondamentali come l’Ucraina e l’Europa. Sono due questioni strettamente collegate e per me rappresentano un criterio essenziale di scelta. Molti, anche tra coloro che condividono le sue preoccupazioni, le hanno posto una domanda legittima: “E dopo?”. Qual è la prospettiva politica che segue alla critica? È una domanda che vale per Picierno, ma vale anche per chi è rimasto nel Pd sostenendo che la battaglia vada combattuta dall’interno. Io penso però che il punto sia un altro.
Quale?
Qual è la linea rossa? Se il Pd riuscirà a correggere la propria posizione e ad affermare con chiarezza una linea europeista e atlantica, bene. Ma se questo non accadrà, fino a che punto i riformisti saranno disposti a seguirne la strategia? Perché la risposta che arriva dalla segreteria Schlein è sostanzialmente questa: per battere la destra bisogna tenere unita la coalizione, e quindi bisogna tenere conto delle posizioni di Conte. Ma il problema non è stare o non stare con Conte. Il problema è quale linea prevale nella coalizione. Se prevale una linea chiara sull’Ucraina, sull’Europa e sulla difesa europea, allora sarà Conte eventualmente a dover decidere se accettarla. Se invece, per tenere insieme la coalizione, il Pd continua a inseguire le posizioni del Movimento 5 Stelle, allora il problema diventa serio. Per questo la domanda “e dopo?” non riguarda soltanto Picierno. Riguarda anche chi è rimasto nel Pd. Se la linea politica non cambia, qual è il limite oltre il quale i riformisti non sono più disposti a seguire il partito?
Quindi la linea rossa da tracciare si chiama politica estera?

Per come la vedo io, sarebbe dannoso per l’Italia sia un altro governo della destra sia un governo del campo largo incapace di esprimere una posizione credibile e coerente sui grandi temi internazionali. I prossimi cinque anni saranno decisivi per il futuro dell’Europa e non possiamo permetterci ambiguità.

Arturo Parisi parlando con Formiche.net ha detto che con le vecchie identità si fa poca strada e che servono nuove riforme e nuovi riformatori all’altezza delle sfide del presente. Cosa ne pensa?

Sono d’accordo. Però cerco di partire dalle questioni più concrete. La domanda posta a Picierno (“e dopo?”) è giusta. Ma deve valere per tutti. Chi sostiene che bisogna restare nel Pd e cambiarlo dall’interno deve spiegare come intende farlo e soprattutto su quali contenuti. Prendiamo l’esempio più evidente: Ucraina, Europa e difesa europea. Qual è oggi la posizione del campo largo su questi temi? Qual è la posizione che dovrebbe avere un governo credibile per l’Italia e per l’Europa? Prima ancora di discutere di nuove identità politiche, bisogna dare una risposta a queste domande. Senza una risposta chiara, il problema della credibilità di governo resta aperto.

Picierno ha lanciato Spazio Pubblico, un movimento che ha ricevuto apprezzamenti da Calenda, Marattin e altri esponenti dell’area riformista ed europeista. Pensa che sia possibile mettere insieme queste realtà, al di là dei personalismi?

Se tutte queste persone, che su molti temi dicono sostanzialmente le stesse cose, riuscissero a costruire un’iniziativa comune, sarebbe certamente meglio della situazione attuale. Non penso che da sola sarebbe la soluzione di tutti i problemi. Bisogna essere realistici sui limiti di ciascuno. Tuttavia potrebbe rappresentare una presenza politica più forte e visibile, capace di costringere tutti gli altri attori a confrontarsi con questioni che oggi vengono spesso eluse. In questo senso sarebbe utile, perché introdurrebbe nel dibattito una voce capace di porre con chiarezza e determinazione problemi che molti elettori avvertono, ma che troppo spesso la politica preferisce non affrontare.

La linea rossa per il Pd si chiama politica estera. Parla Petruccioli

Secondo Claudio Petruccioli, “sarebbe dannoso per l’Italia sia un altro governo della destra sia un governo del campo largo incapace di esprimere una posizione credibile e coerente sui grandi temi internazionali. I prossimi cinque anni saranno decisivi per il futuro dell’Europa e non possiamo permetterci ambiguità”. Conversazione con l’ex presidente Rai ed ex politico, Claudio Petruccioli

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