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Tra il 9 e il 15 marzo molteplici ondate di droni (comprendenti tra i 12 e i 15 apparecchi) sono state osservate mentre sorvolavano aree sensibili della Barksdale Air Force Base, in Louisiana, sede di bombardieri strategici B-52 e nodo cruciale della componente aerea della triade nucleare americana. Secondo documenti interni citati dalla stampa statunitense, i velivoli presentavano caratteristiche non riconducibili a sistemi commerciali, con collegamenti a lunga distanza e una certa resistenza alle contromisure elettroniche.

La dinamica delle incursioni suggerisce un comportamento tutt’altro che casuale. I droni sarebbero entrati e usciti dalla base seguendo traiettorie pensate per evitare l’individuazione degli operatori, con luci accese che potrebbero indicare un tentativo deliberato di testare le procedure di risposta della sicurezza. In alcuni casi, le attività hanno portato alla temporanea sospensione delle operazioni sulla base e all’adozione di misure di emergenza, come l’ordine di shelter-in-place.

Un episodio analogo, sebbene meno dettagliato, è stato confermato anche per il mese di febbraio, quando un sistema anti-drone dispiegato dal U.S. Northern Command (Northcom) è stato utilizzato per individuare e neutralizzare un velivolo senza pilota sopra un’installazione non meglio specificata. Le autorità militari hanno scelto di non rendere pubblici ulteriori dettagli, citando ragioni di sicurezza operativa.

Il tempismo di queste incursioni solleva interrogativi, poiché tutte si sono verificate in seguito al lancio dell’operazione Epic Fury. Tuttavia, non sono al momento disponibili prove o indizi a sostegno di questa tesi. E, come già accaduto in episodi analoghi avvenuti in passato negli Stati Uniti e in Europa, l’identità degli operatori dietro queste incursioni rimane sconosciuta.

Anche in assenza di un attacco diretto, velivoli di questo tipo possono svolgere missioni altamente sensibili. La raccolta di segnali elettronici, la mappatura delle emissioni radar e delle comunicazioni, così come la semplice osservazione visiva delle infrastrutture, possono fornire a un avversario informazioni preziose sulle vulnerabilità di una base. In un’epoca in cui la distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra è sempre più sfumata, queste attività si collocano in una zona grigia difficilmente classificabile ma strategicamente rilevante.

Per rispondere a questa minaccia, il Pentagono sta accelerando lo sviluppo e il dispiegamento di capacità anti-drone. Tra queste vi è il cosiddetto “fly-away kit”, un sistema modulare progettato per essere rapidamente trasferito nelle basi interessate e in grado di rilevare, tracciare e neutralizzare droni di piccole e medie dimensioni attraverso tecniche di guerra elettronica e, in alcuni casi, mediante intercettori dedicati. Tuttavia, la disponibilità di tali sistemi resta limitata e la loro integrazione nel dispositivo di difesa territoriale è ancora in fase di sviluppo.

Secondo i vertici del comando nordamericano, il numero di incursioni registrate è in aumento rispetto all’anno precedente. Una crescita che potrebbe essere in parte attribuita al miglioramento delle capacità di rilevamento, ma che riflette anche una diffusione sempre più ampia e sofisticata di queste tecnologie. Parallelamente, è aumentata anche la capacità di contrasto, con una quota crescente di droni intercettati rispetto al passato.

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