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Law save the crown, che la legge salvi la Corona, canticchiano nei pub di Londra parodiando l’incipit del God save the King il solenne inno reale. Umorismo e sarcasmo british non intaccano tuttavia il prestigio e la saldezza della monarchia britannica che oltre a vivere ancora di rendita dell’amore nei confronti della leggendaria Regina Elisabetta, si avvale del filiale affetto degli inglesi per Re Carlo III e per la sua Regina di cuori, Camilla, e soprattutto dell’entusiasmo che suscitano i Principi di Galles, William e Catherine, i futuri sovrani.

Aggiornando in certo qual modo una delle due celebri frasi scritte in francese arcaico sullo stemma araldico della monarchia britannica, Dieu et mon droit, Dio e il mio diritto, nei giorni scorsi Carlo III aveva dichiarato di essere pronto a collaborare con la legge contro il fratello minore. L’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor, poi rilasciato dopo diverse ore di interrogatorio, rappresenta un nuovo punto più basso, anzi ignominioso, nella parabola dell’ex Principe e Duca, da anni travolto dalle accuse per i rapporti col pedofilo forse suicidatosi Jeffrey Epstein.

Un punto più ignominioso che supera il grande imbarazzo per l’accusa di stupro rivolta ad Andrea da Virginia Giuffrè, una delle minorenni offerte da Epstein ai suoi ospiti. Accusa che si riferiva a quando la giovane era minorenne e per mettere a tacere la quale l’ex Principe Duca ha pagato alla ragazza ben 12 milioni di sterline. Questa volta dovrà rispondere di gravi accuse istituzionali come quella di aver condiviso col faccendiere e pedofilo statunitense documenti governativi segreti e notizie riservate. Accuse che ipotizzano il reato di abuso di ufficio in relazione al ruolo di inviato britannico per il Commercio e che hanno azzerato i meriti militari, peraltro modesti, di veterano della guerra alle Falkland.

La cattiva condotta nell’esercizio di una carica pubblica comporta per la legge inglese la pena massima dell’ergastolo e si configura quando un funzionario pubblico “trascura volontariamente di svolgere il proprio dovere” o “si comporta volontariamente in modo scorretto” in misura tale da abusare della fiducia in lui riposta dal governo. Nell’ultimo decennio sono state perseguite per questo reato circa 200 persone, quasi tutte agenti di polizia o agenti penitenziari e fra i condannati soltanto quattro riguardavano imputati che ricoprivano posizioni di alto livello.

I precedenti dunque ci sono e l’esigenza é avvertita, tanto che alla Camera dei Comuni é in discussione l’ulteriore precisazione della fattispecie, con l’introduzione di due nuovi reati, perché la Commissione parlamentare sulla giustizia ha concluso che vi é “una continua necessità di specificare reati che prendano di mira in maniera più incisiva la grave cattiva condotta dei titolari di incarichi pubblici”. Determinante sembra il dossier che l’ex primo ministro britannico Gordon Brown, in carica durante gli anni ruggenti delle frequentazioni di Andrea con Epstein, ha consegnato a diverse forze di polizia del Regno Unito, inclusa Scotland Yard. Si tratta di un memorandum di cinque pagine in cui si forniscono ulteriori informazioni sulla rete di sfruttamento della prostituzione internazionale messa in piedi dal defunto faccendiere pedofilo americano.

Brown ha collaborato attivamente con le forze dell’ordine parlando dei 90 voli del cosiddetto Lolita Express, il jet privato di Epstein, atterrati nel Regno, con a bordo giovani donne provenienti da tutto il mondo. Le sue informazioni hanno contribuito all’avvio di indagini preliminari da parte degli investigatori. Imperturbabile, secondo il più classico stile britannico, mentre arrestavano il fratello Re Carlo stava recandosi a presenziare ad un evento della London Fashion Week, dove una volta arrivato ha dispensato sorrisi e strette di mano, ignorando le domande rivoltegli dai giornalisti, anche se in cuor suo il sovrano, sensibile come si é sempre dimostrato, non può non avere provato vergogna.

Un sentimento attribuibile anche alla 75enne principessa Anna, sorella maggiore di Andrea, che senza alcun imbarazzo ha visitato, secondo i programmi decisi settimane addietro, una prigione di Leeds. Del resto l’altro celebre motto della corona inglese, inciso dal 1348 sullo stemma reale é: Honi soit qui mal y pense, si vergogni chi pensa male. Subito ironicamente trasformato da critici e umoristi in “Honi soit qui font du mal”, si vergoni piuttosto chi fa del male… “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina” ripeteva sommessamente Papa Pio XI, fino a quando la frase non fu ripresa da Andreotti che la rese celebre. Questa volta si tratta tuttavia di una vergogna reale, nel senso di effettiva.

Re Carlo e la corona di spine per l’ignominia di Andrea. Il racconto di D'Anna

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