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Nuove immagini satellitari mostrano ancora una volta come la guerra civile in corso in Sudan sia nei fatti una proxy war che coinvolge anche altri attori regionali. Secondo quanto riportato da Reuters, in territorio etiope, e nello specifico nella remota regione occidentale di Benishangul-Gumuz, sarebbe stato costruito un complesso segreto in cui i combattenti delle Rapid Support Forces (l’organizzazione paramilitare sudanese che nell’aprile del 2023 si è ribellata contro gli apparati statali del Paese, dando così il via al conflitto intestino ancora in corso) ricevono addestramento militare. Campo che, secondo quanto affermato all’agenzia britannica da alcuni funzionari governativi etiopi, sarebbe finanziato e gestito dagli Emirati Arabi Uniti. Un documento interno dei servizi di sicurezza etiopi attribuisce la responsabilità dell’avvio del progetto al generale Getachew Gudina, capo dell’intelligence militare delle Forze di difesa nazionali etiopi. Il quadro si inserisce in una relazione politica e militare consolidata tra Abu Dhabi e Addis Abeba, rafforzatasi negli anni del premier Abiy Ahmed, salito al potere nel 2018 e ancora primo ministro in carica.

Secondo le immagini satellitari analizzate da Reuters, il campo sarebbe stato ricavato in un’area boscosa del distretto di Menge, circa 32 chilometri dal confine con il Sudan. I primi lavori di disboscamento sarebbero iniziati ad aprile 2025, mentre la realizzazione dell’area principale con le tende sarebbe cominciata nella seconda metà di ottobre. Le fonti etiopi citate riferiscono che, a inizio gennaio, circa 4.300 combattenti delle Rsf si trovavano già in addestramento presso il campo e che le forniture logistiche e militari sarebbero garantite dagli Emirati. Un cablogramma diplomatico visionato dall’agenzia parla di una capacità potenziale fino a 10.000 combattenti.

Inoltre, nelle immediate vicinanze del campo di addestramento si trova anche l’aeroporto di Asosa, apparentemente già impiegato come nodo logistico e potenziale hub per operazioni aeree e di supporto a favore delle Rsf lungo il confine tra Etiopia e Sudan. Anche in questo aeroporto, a partire dall’agosto dello scorso anno, sono stati avviati lavori di espansione infrastrutturale, che secondo fonti contattate da Reuters sarebbero stati finalizzati a trasformare l’aeroporto in un centro per droni (ipotesi confermata poi dalle immagini satellitari), parte di una più ampia rete di sicurezza volta a proteggere la Grand Ethiopian Renaissance Dam, il gigantesco progetto infrastrutturale la cui costruzione è terminata lo scorso anno.

La notizia arriva a pochi giorni dalla scoperta di un’altra base segreta collegata al conflitto in Sudan, stavolta in Egitto. Questo centro per droni sarebbe stato infatti utilizzato dalle forze egiziane pe supportare le forze regolari sudanesi contro le Rsf, la cui rapida avanzata dei mesi scorsi nelle regioni settentrionali del Sudan aveva esercitato una pressione al Cairo, che vedeva minacciata la propria sicurezza nazionale.

Addestramento e droni. A cosa serve quella base segreta in Etiopia che supporta le Rsf

Nella regione etiope di Benishangul-Gumuz sarebbero operativi un campo segreto per l’addestramento dei combattenti delle Rapid Support Forces, finanziato e sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, nonché un aeroporto/centro per droni

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