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Ad inizio di questo mese si è tenuto in Abkhazia, regione separatista della Georgia, il secondo turno delle elezioni presidenziali. Dalle votazioni, a cui hanno partecipato quasi il 70% dei cittadini abcasi (i voti registrati sono stati poco più di centomila), è emerso vincitore, il presidente ad interim Badra Gunba, che con oltre il 54% dei voti (54.954 voti in totale) ha trionfato sul leader dell’opposizione Adgur Ardzinba. Gunba, candidato con tendenze dichiaratamente filorusse, che era salito al potere dopo che il suo predecessore Aslan Bzhania (di cui l’attuale presidente era il vice) e si era dimesso nel novembre 2024 in seguito a proteste popolari di massa, scaturite in seguito alla firma di un “accordo sugli investimenti” con Mosca, secondo cui gli enti giuridici russi sarebbero stati esentati per otto anni dal pagamento delle tasse di proprietà sui nuovi progetti di investimento in Abkhazia.

Questo accordo aveva causato diversi timori nella popolazione locale. Da una parte, questi timori erano legati alle possibili disfunzioni che un simile afflusso di denaro russo avrebbe avuto sulle fragili dinamiche economiche abcase, rischiando di minare i mezzi di sussistenza della popolazione locale e di estrometterla dal mercato immobiliare locale; dall’altra, c’era la paura che investitori georgiani con passaporto russo, con il pretesto di interessi commerciali russi, acquistassero terreni e rafforzassero la presenza georgiana nella zona; infine, vi erano anche timori di carattere naturalistico, legati al desiderio di tutelare la bellezza dei paesaggi locali dalla speculazione edilizia. Dopo le veementi proteste, l’accordo non è stato poi ratificato dalle autorità abcase, e Bzhania ha optato per le dimissioni. Tuttavia, come evidenziato in un comunicato dalle stesse forze di opposizione, le azioni dei manifestanti non erano contrarie alle relazioni russo-abcasiche, ma solo a quello specifico provvedimento.

Tuttavia, Mosca non ha reagito bene. Quando il governo abcaso ha bloccato l’accordo, la Russia ha risposto tagliando le forniture di elettricità e il sostegno finanziario, causando così una grave crisi energetica, e sospendendo i pagamenti degli stipendi dei dipendenti del settore pubblico, quasi tutti finanziati direttamente dal bilancio russo. In questa ottica, la vittoria elettorale di Gunba, la cui campagna elettorale è stata sostenuta dal Cremlino, può essere letta come un riavvicinamento tra Sukhumi e Mosca.

Reazioni diverse alla notizia sono arrivate da Mosca, da Tbilisi e dalle capitali europee. Il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con Gunba, auspicando che “le relazioni amichevoli e alleate tra Russia e Abkhazia continuino a rafforzarsi a beneficio dei nostri popoli fraterni”. Viceversa, il governo georgiano e l’Unione Europea hanno condannato le elezioni negandone la legittimità. Sulla stessa linea si posizionavano le dichiarazioni rilasciate dall’Azerbaigian, dall’Ucraina, dal Regno Unito e da altri Paesi all’indomani del primo turno.

Gli interessi di Mosca nella regione sono molteplici. A partire da quelli militari, con la costruzione di una base navale per la Flotta del Mar Nero nei pressi della cittadina di Ochamchire. Inoltre, la capacità di influenzare la politica abcasa potrebbe rivelarsi un fattore chiave nel perseguimento delle sue ambizioni geopolitiche nella regione caucasica. Come nota Emil Avdaliani: “La percezione che la Russia non sia più interessata a mantenere l’Abkhazia sotto il suo controllo, nel contesto della sua prolungata guerra contro l’Ucraina e del miglioramento delle relazioni con la Georgia, potrebbe non essere più vera. Al contrario, con la promessa di un ritorno alla leadership politica filo-russa in Abkhazia, Mosca ha segnalato il desiderio di avere un maggiore controllo sulla regione separatista”.

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