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Il 2025 si chiude con una fase di rinnovata intensità diplomatica nel negoziato per una possibile fine della guerra tra Ucraina e Russia, senza però approdare a un’intesa conclusiva. Non che gli sforzi (almeno apparenti) non ci siano stati: una prima accelerazione si è registrata nell’ultima decade di Novembre, quando i colloqui ospitati a Ginevra hanno riaperto le speranze spingendo su una proposta americana (ma di netta ispirazione russa) strutturata in 28 punti pensata che mirava a combinare cessate il fuoco, garanzie di sicurezza per Kyiv e una gestione graduale delle questioni territoriali. Tuttavia alcune incomprensioni tra partner occidentali hanno contribuito a raffreddare il clima negoziale, rallentando il passaggio dalla discussione politica a risultati concreti.

La discussione è però andata avanti nelle settimane successive, durante le quali è emerso con sempre maggiore chiarezza come uno dei nodi principali resti quello territoriale, e in particolare il futuro del Donbass. Washington ha esplorato ipotesi di neutralizzazione e di costituzione di zona “demilitarizzate” e di “libero scambio”, che Kyiv ha però condizionato a un riconoscimento delle stesse come parte integrante dell’Ucraina.

Meno rigidità c’è stata invece sull’adesione alla Nato del Paese in guerra con Mosca. Anzi, i colloqui di Berlino di inizio dicembre hanno segnato una svolta rilevante nel processo negoziale dopo l’Ucraina ha accettato di rinunciare formalmente alla prospettiva di adesione alla Nato, in cambio di garanzie di sicurezza statunitensi modellate sul principio dell’Articolo 5. Il clima di cauto ottimismo era stato rafforzato dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha parlato di un consenso ormai raggiunto su gran parte della proposta americana. Anche se c’erano ancora dei nodi da sciogliere, sembrava che fosse stato raggiunto un consenso quasi totale.

Per questo c’erano alte aspettative per il vertice di fine dicembre a Mar-a-Lago tra Volodymyr Zelensky e Trump. Aspettative che però non sono state pienamente attese. Anche se l’incontro ha contribuito a riattivare il dialogo e a chiarire alcuni punti, in particolare sul ruolo delle garanzie di sicurezza e sul coinvolgimento europeo nel dopoguerra, il meeting ha reso evidente che il negoziato non fosse ancora maturo per una chiusura, nonostante le dichiarazioni ottimistiche rilasciate immediatamente dopo, soprattutto per l’assenza di un compromesso accettabile su territorio e cessate il fuoco.

E adesso quali sono i prossimi passi? Difficile dirlo. Non ci sono appuntamenti prefissati per il momento, oltre alla proposta del presidente statunitense di recarsi in Ucraina per tenere un discorso di fronte al parlamento di Kyiv, la Verkhovna Rada. Forse la palla tornerà nel campo russo, con Mosca che fino ad ora non ha mostrato alcuna flessibilità. O forse si continuerà a lavorare tra partner occidentali per trovare una soluzione condivisa. Solo il tempo ci darà una risposta.

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