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Il caso emerso nel Cantone di Friburgo, dove le elezioni comunali di Düdingen dovranno essere ripetute a seguito di sospette irregolarità nel voto per corrispondenza, riporta al centro del dibattito un tema cruciale: la sicurezza e l’affidabilità del voto a distanza.

Secondo quanto emerso, diverse schede elettorali presentavano grafie molto simili, facendo ipotizzare la compilazione multipla da parte di uno stesso soggetto. La Procura ha aperto un’indagine e il Tribunale ha disposto la ripetizione del voto per garantire la piena integrità del processo democratico.

Questo episodio assume un valore ancora più rilevante se si considera che la Svizzera è uno dei Paesi che utilizza in modo più esteso e consolidato il voto per corrispondenza. In molti cantoni, questa modalità rappresenta la forma prevalente di partecipazione elettorale, scelta da una larga maggioranza degli elettori.

Il dato è fondamentale: il voto per corrispondenza non è un’eccezione, ma una realtà strutturale nelle democrazie moderne. È uno strumento indispensabile per garantire la partecipazione, soprattutto in contesti di mobilità internazionale o di difficoltà logistiche.

Proprio per questo, però, non può essere idealizzato.

Il caso svizzero dimostra che, anche in un sistema altamente organizzato e abituato da anni a questa modalità di voto, esistono vulnerabilità concrete che devono essere costantemente monitorate e gestite.

Si tratta di criticità note:
• la difficoltà di verificare che il voto sia espresso personalmente dall’elettore;
• l’assenza di un controllo diretto nella fase di compilazione;
• il rischio di interferenze esterne o pratiche irregolari;
• la complessità dei controlli successivi, spesso basati su elementi indiziari.

Questi stessi elementi sono stati al centro del lavoro di riforma della legge elettorale per gli italiani all’estero. Un lavoro che ha portato a distinguere chiaramente tra interventi già realizzati, misure approvate ma non ancora pienamente attuate e ulteriori proposte in fase di discussione.

L’obiettivo è sempre stato uno: non mettere in discussione il voto per corrispondenza, ma renderlo più sicuro, più trasparente e più credibile.

Il punto politico è proprio questo: il voto per corrispondenza va difeso, perché consente a milioni di cittadini di esercitare un diritto fondamentale. Ma va anche costantemente migliorato, perché la sua stessa natura lo espone a rischi che non possono essere ignorati.

Parallelamente, il voto elettronico viene spesso presentato come una possibile soluzione. Tuttavia, allo stato attuale, questa opzione non offre ancora garanzie sufficienti.

Il nodo resta irrisolto: non esiste un sistema di voto elettronico che assicuri contemporaneamente la tracciabilità del voto e la sua totale anonimizzazione. Senza questo equilibrio, il rischio è di compromettere uno dei principi fondamentali del voto democratico.

Il caso svizzero dimostra quindi una verità semplice ma spesso trascurata: non esistono sistemi perfetti, ma esistono sistemi che funzionano se sono accompagnati da controlli rigorosi e da una vigilanza costante.

Il voto per corrispondenza è uno di questi. Funziona, è utilizzato su larga scala anche in Paesi avanzati come la Svizzera, ma richiede attenzione continua, aggiornamento delle regole e capacità di intervenire rapidamente in caso di anomalie.

Per gli italiani all’estero, questo significa continuare su una linea di responsabilità: rafforzare progressivamente il sistema esistente, senza scorciatoie, e garantire che il diritto di voto sia non solo accessibile, ma anche pienamente tutelato.

Perché la partecipazione è un valore. Ma la fiducia nel voto lo è ancora di più.

Voto per corrispondenza. Il caso svizzero conferma una realtà che riguarda le democrazie

Di Simone Billi e Luciano Claudio

Le elezioni comunali di Düdingen dovranno essere ripetute a seguito di sospette irregolarità nel voto per corrispondenza. Questo caso riporta al centro del dibattito un tema cruciale: la sicurezza e l’affidabilità del voto a distanza. L’intervento di Simone Billi, eletto per il Centro Destra nella circoscrizione estero-Europa e presidente del Comitato sugli italiani nel mondo e Luciano Claudio, delegato Udc nazionale e referente per la Comunità italiana in Svizzera

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