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La visita del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella capitale americana offre una fotografia nitida dello stato della relazione tra Italia e Stati Uniti: solida, profondamente integrata, ma sempre più in via di nuove forme di definizione, guidate da fattori economici e industriali.

È in questo contesto che si inserisce l’evento organizzato da Decode39 e ospitato al Wilson Center per celebrare i 165 anni di relazioni diplomatiche tra Roma e Washington – anniversario che coincide con il Semiquincentennial, il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America. A pochi passi dalla Casa Bianca, policymaker, imprese e rappresentanti istituzionali si sono ritrovati per discutere il futuro del legame transatlantico.

Nel suo intervento, Giorgetti ha evitato toni celebrativi, preferendo collocare la relazione bilaterale dentro le trasformazioni sistemiche in atto. “Le relazioni tra Italia e Stati Uniti sono di lunga data e si sviluppano su molteplici dimensioni: politica, economica, culturale, scientifica e di sicurezza”.

Una relazione che, ha osservato, si è rafforzata proprio nella capacità di gestire anche momenti di divergenza. “Come in ogni relazione, dobbiamo riconoscere che esistono momenti di maggiore allineamento, così come fasi in cui le nostre prospettive possono non essere pienamente condivise”, ha detto Giorgetti: “Proprio la capacità di gestire questi passaggi ha contribuito nel tempo a rafforzare il nostro partenariato”. Oggi questa relazione si muove all’interno di un contesto globale dinamico e complesso, segnato da frammentazione geopolitica, competizione tecnologica, transizione energetica e ridefinizione delle catene di approvvigionamento globali, dunque, per il ministro italiano, “in uno scenario di questo tipo, un dialogo aperto e continuo, anche sul piano economico, diventa ancora più essenziale”.

Parole utili a disinnescare un momento delicatissimo delle relazioni Roma-Washignton, con il presidente statunitense Donald Trump che in una intervista a Fox News è tornato ad attaccare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, segnando una frattura retorica significativa. Trump ha messo in discussione il rapporto con Roma, collegandolo alla gestione della crisi iraniana e alla sicurezza energetica legata allo Stretto di Hormuz, arrivando a suggerire che la mancata convergenza su questo dossier possa ridefinire i termini stessi della relazione bilaterale.

Un rapporto economico profondamente integrato

Ma sono i numeri a raccontare una relazione che negli ultimi anni ha raggiunto un livello di integrazione difficilmente reversibile. “Gli scambi bilaterali hanno raggiunto livelli senza precedenti, superando i 100 miliardi di dollari lo scorso anno, con gli Stati Uniti che rappresentano la principale destinazione extra-Ue per le esportazioni italiane”.

Gli Stati Uniti rappresentano oggi uno dei principali partner commerciali e di investimento per l’Italia, mentre le imprese italiane continuano a espandere la propria presenza sul mercato americano, sostenendo occupazione e trasferimento tecnologico. Parallelamente, le aziende statunitensi trovano in Italia un ecosistema manifatturiero avanzato e una base industriale altamente competitiva.

Sulla base di questo ecosistema industriale di cooperazione, così dinamico, vale la pena ricordare anche il prossimo “US-Italy Business, Investment, Science and Innovation Forum”, che si terrà a Miami il prossimo giugno e riunirà imprese italiane e statunitensi, decisori politici e istituzioni di ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente le partnership economiche, scientifiche e tecnologiche.

Non è un caso che, nel corso dell’evento organizzato da Decode39 e Wilson Center, la componente industriale abbia avuto un ruolo centrale, con la partecipazione di Kenneth J. Braithwaite (Fincantieri Marinette Marine), Michele Poggipolini (Poggipolini Group), Roberto Scaramella (Almaviva), Rita Balogh (Google) e Marco Pistoia (IonQ Italia), moderati da Valbona Zeneli, senior advisor di Decode39.

E non è un caso se accanto al mondo delle imprese, il panel politico ha visto intervenire Giulio Centemero, Ylenja Lucaselli, Antonio Misiani, Susan Molinari e Mike Rulli, con la moderazione dell’ex ambasciatore Philip Reeker.

La composizione stessa dei partecipanti riflette la natura sempre più ibrida della relazione: politica e industria, sicurezza e tecnologia.

Supply chain e sicurezza economica

Se c’è un filo conduttore nel discorso washingtonians di Giorgetti, è proprio quello della sicurezza economica. In un sistema internazionale segnato da frammentazione geopolitica e competizione tecnologica, la resilienza delle supply chain diventa un elemento strutturale della relazione transatlantica.

“Le tensioni geopolitiche, la competizione tecnologica e le interruzioni del commercio globale hanno evidenziato la necessità di reti di approvvigionamento più sicure, diversificate e affidabili”.

Italia e Stati Uniti condividono l’obiettivo di ridurre le dipendenze critiche e rafforzare catene del valore affidabili in settori chiave come energia, semiconduttori, farmaceutica e materie prime critiche.

Il riferimento a un approccio coordinato tra partner “like-minded” e al possibile coinvolgimento dell’Africa segnala una visione che va oltre il perimetro bilaterale, inserendo la relazione Italia–Usa in una più ampia architettura di sicurezza economica.

La sfida, nelle parole del ministro, è trovare un equilibrio tra esigenze potenzialmente divergenti. Da un lato, la necessità di rafforzare sicurezza e resilienza; dall’altro, quella di preservare apertura, efficienza e competitività dei sistemi economici. Un equilibrio che riflette tensioni più ampie all’interno del blocco occidentale, dove la ridefinizione delle catene del valore procede in parallelo con il rischio di frammentazione.

Una relazione in trasformazione

Più che una celebrazione, la visita del ministro offre una lente attraverso cui osservare l’evoluzione del rapporto transatlantico. Il dialogo – “essenziale”, nelle parole di Giorgetti – tra governi, imprese e mondo accademico appare sempre più come il motore della relazione. Ma è soprattutto il livello economico e industriale a definire oggi la traiettoria del rapporto Italia–Usa, con il business che anticipa e, in alcuni casi, orienta le scelte politiche.

“Nel corso degli ultimi 165 anni, la nostra relazione ha attraversato fasi di diversa intensità. La profondità e la solidità dei nostri legami, economici, commerciali e tra le persone, come questo evento dimostra chiaramente, affondano le radici in valori condivisi, che rappresentano la base solida su cui abbiamo costruito il nostro rapporto”.

In questo senso, dalla missione del ministro esce un’indicazione chiara, tradotta nel suo intervento al Wilson Center: la relazione transatlantica resta centrale, e si sta progressivamente trasformando in un’alleanza guidata dalla sicurezza economica, dunque dalla tecnologia e dalle catene del valore. Vale a dire dagli asset che stanno segnando in modo più profondo e strategico questa complessa fase storica.

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