Skip to main content

Il confronto sulla nuova legge elettorale parte da un presupposto raramente dichiarato. Non sembra mirare a rafforzare la democrazia, ma a preservare gli equilibri del bipolarismo populista. Un sistema nel quale le forze centriste continuano a restare frammentate, prive della massa critica necessaria per contendere la guida del Paese ai due poli. È una convenienza che attraversa gli schieramenti, perché riduce il rischio della nascita di un’alternativa riformatrice capace di sottrarre consenso tanto alla destra quanto alla sinistra.

In questo quadro si comprende anche il silenzio sui nodi decisivi. Lo scontro politico si concentra quasi esclusivamente sul premio di maggioranza, mentre resta ai margini tutto ciò che inciderebbe davvero sulla qualità della rappresentanza: il ritorno delle preferenze, un proporzionale autentico o comunque meccanismi che restituiscano agli elettori il potere di scegliere i propri parlamentari. È difficile non rilevare che proprio su questi temi si registra una sostanziale convergenza.

Del resto gli italiani hanno imparato a guardare con diffidenza ogni riforma elettorale. Da oltre trent’anni cambia la formula, ma non cambia la sostanza. Ogni maggioranza riscrive le regole conservando per i vertici dei partiti lo ius nominandi: il potere di decidere chi entrerà in Parlamento. Il voto dei cittadini finisce così per scegliere soprattutto il simbolo, mentre gli eletti vengono selezionati altrove.

Le conseguenze sono profonde. Si indebolisce il rapporto tra eletto ed elettore e si altera la natura stessa dei partiti. La Costituzione li concepisce come strumenti di partecipazione e di formazione della classe dirigente. Quando invece la carriera politica dipende esclusivamente dalla fedeltà al capo, il partito si trasforma in una struttura chiusa, autoreferenziale, poco permeabile al merito e al ricambio.

Da qui nasce una parte importante della sfiducia verso le istituzioni. Una democrazia nella quale il consenso serve soltanto a ratificare decisioni già assunte perde credibilità e lascia spazio alle pulsioni populiste che pretende di combattere. La rappresentanza si impoverisce proprio mentre il Paese avrebbe bisogno di classi dirigenti solide, autonome e radicate nella società.

Il problema assume un rilievo ancora maggiore nel contesto internazionale. Le democrazie europee sono sottoposte a pressioni esterne, campagne di disinformazione e tentativi di condizionamento politico. La loro prima difesa non consiste soltanto negli apparati militari, ma nella credibilità delle istituzioni e nella fiducia dei cittadini. Una rappresentanza debole rende più vulnerabile l’intero sistema democratico.

Per questo la legge elettorale non dovrebbe essere l’ennesimo compromesso tra oligarchie di partito. Dovrebbe restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e favorire partiti aperti, competitivi e capaci di selezionare la migliore classe dirigente. Colpisce che il dibattito pubblico si infiammi sul premio di maggioranza, mentre il tema delle preferenze venga spesso relegato sullo sfondo. E sorprende ancora di più il silenzio delle forze centriste, che sarebbero le prime a subire gli effetti di un sistema costruito per consolidare il bipolarismo. Senza libertà di scelta per gli elettori e senza partiti realmente contendibili, nessuna riforma elettorale potrà rafforzare la Repubblica.

Il potere di scelta dell'elettore è democrazia con partiti partecipativi. L'opinione di Bonanni

La legge elettorale non dovrebbe essere l’ennesimo compromesso tra oligarchie di partito. Dovrebbe restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e favorire partiti aperti, competitivi e capaci di selezionare la migliore classe dirigente. L’opinione di Raffaele Bonanni

Perché non siamo pronti al caldo torrido. La riflessione di Guandalini

L’Europa è il continente che più si sta scaldando sulla Terra. In questi giorni si è aperta la strada al susseguirsi di fenomeni inediti. Nessun Paese europeo è attrezzato a neutralizzare gli effetti del caldo estremo. In Francia prende piede la proposta di un piano nazionale per l’aria condizionata. C’è, inoltre, la necessità di modernizzare la rete elettrica europea vecchia di quarant’anni e trovare i rimedi alla carenza d’acqua. In attesa di rimodulare il piano green sbilanciato sull’elettrificazione a oltranza. L’opinione di Maurizio Guandalini

Adiós, quel che resta del Venezuela

A quattro giorni dal doppio terremoto il quadro complessivo della situazione è terribile. Nessuno ha perso le speranze di salvare i sopravvissuti e basta un gemito per fare concentrare scavi e ricerche, ma la vasta area del sisma è sempre più un immenso cimitero a cielo aperto. La cronaca di Gianfranco D’Anna

Gedda-Ankara, così la partita si allarga al Mediterraneo allargato

L’intesa tra Turchia e Arabia Saudita va oltre il commercio bilaterale e rafforza l’integrazione tra Golfo e Mediterraneo. Dalla logistica ai teatri di crisi come Siria e Libia, emergono nuove connessioni strategiche che ridefiniscono equilibri e relazioni nella regione allargata

 

L'abbaglio cinese? Scambiare la politica con l'economia. Scrive Sisci

La Cina rischia tensioni globali e problemi interni se continua a puntare su surplus commerciale, controllo valutario e modello autoritario senza offrire un ordine economico condiviso. Se oggi il Paese non affronta seriamente – con le regole del mercato, non con fantasie politiche – la questione dei suoi interessi commerciali e valutari, potrebbe perdere altri decenni. L’analisi di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute

Landini rinuncia all'Aventino? Cazzola scorge i primi segnali

La Cgil già avanguardia della rivolta sociale manda segnali, intermittenti ma chiari, dell’intenzione di tornare ad essere un sindacato. Giuliano Cazzola mette in fila gli ultimi accadimenti

Giù il velo dell’ipocrisia sulla legge elettorale. Gli appunti liberali di Sterpa

Di Alessandro Sterpa

La proposta di legge elettorale è coerente con la Costituzione e con la giurisprudenza della Consulta, mentre le accuse di incostituzionalità rivolte dall’opposizione rispondono soprattutto a logiche di scontro politico. Il vero nodo è l’obbligo per le coalizioni di indicare il leader prima del voto, una scelta che rafforza il ruolo degli elettori e rende più trasparente la formazione del governo. Gli appunti liberali del costituzionalista Alessandro Sterpa

Cessate il fuoco, pace o conflitto? Tutte le opzioni in Ucraina secondo Jean

Le fiamme e le nuvole di fumo degli incendi provocati dai droni ucraini a San Pietroburgo hanno riportato l’attenzione sulla guerra. Le loro immagini hanno rafforzato la volontà degli europei di continuare a sostenere la resistenza ucraina. Il fattore decisivo per ristabilire un equilibrio strategico che genererebbe il successo di Kiev è la crescita dell’industria bellica. L’analisi del generale Carlo Jean

Schiavi dell'avidità dissipiamo le nostre esistenze. Il pensiero di Malgieri

Prendendo spunto dal confronto tra le fortune di Donald Trump ed Elon Musk, Gennaro Malgieri denuncia l’avidità come motore del capitalismo finanziario e della crescente disuguaglianza globale. Ne deriva una riflessione sul culto della ricchezza e del possesso, contrapposto ai valori della sobrietà, della libertà interiore e dell’economia reale. Di qui l’appello a una rivoluzione delle coscienze, sostenuta anche dalla celebre invettiva di Ezra Pound contro l’usura

Dal petrolio all’IA, i quattro allarmi della Bri sull’economia globale

Gli shock internazionali di questi mesi, a cominciare dalla crisi petrolifera in Medio Oriente, non hanno messo a tappeto la crescita. I problemi, però, potrebbero arrivare dal versante dell’AI. L’ottimismo che la circonda potrebbe non durare, nonostante le sue promesse di futuri guadagni di produttività

×

Iscriviti alla newsletter