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La conferenza stampa di inizio anno non è, per Giorgia Meloni, un semplice adempimento istituzionale. È un rito politico che da quasi mezzo secolo accompagna i governi italiani e che ogni presidente del Consiglio interpreta secondo il proprio stile e il proprio progetto di potere. Da Andreotti a Berlusconi, da Prodi a Draghi, fino a Meloni: non cambia solo il formato, cambia la concezione stessa della leadership.

Meloni si inserisce in questa tradizione con una lettura molto personale del ruolo: la conferenza non è il luogo della rendicontazione, ma quello della costruzione del racconto. L’evento di oggi lo conferma. La lunga sequenza di domande, la scaletta serrata, la possibilità di scegliere cosa approfondire e cosa lasciare sullo sfondo producono non tanto un confronto, quanto una regia comunicativa che ordina il caos dei dossier in una narrazione coerente.

Il quadro che la premier consegna al Paese è costruito su tre pilastri: stabilità politica, sicurezza, politica estera come responsabilità nazionale. Sul referendum sulla separazione delle carriere non apre scenari di crisi; sulle elezioni anticipate le esclude; sul Quirinale chiarisce che non è “nei suoi radar”. Il messaggio è netto: il ciclo politico non è in discussione.

Sulla sicurezza, Meloni rivendica risultati ma allo stesso tempo alza il livello dello scontro istituzionale: senza una magistratura che “lavori nella stessa direzione”, avverte, il lavoro di governo e forze dell’ordine rischia di diventare vano. Non è una precisazione tecnica, è una linea politica: la sicurezza come terreno di legittimazione del potere e come spazio per un conflitto che parte dalla sicurezza e arriva al referendum e ai manifesti dei comitati del no.

In politica estera la premier mantiene una postura attentamente calibrata: no all’invio di truppe italiane in Ucraina, sì al sostegno a Kiev come strumento di deterrenza e di garanzia della pace nel perimetro Nato; cautela sugli scenari internazionali, distanza dai toni più avventuristi, nessuna apertura a strappi nella maggioranza. È una linea che le consente di rafforzare il proprio profilo occidentale senza destabilizzare gli equilibri interni.

Ma la conferenza rivela soprattutto il tratto identitario della sua leadership. Quando risponde sul Venezuela, Meloni non entra nel merito tecnico della questione: sposta il piano sul terreno simbolico attaccando la sinistra che, a suo dire, “sta sempre dalla parte sbagliata della storia”. È qui che la comunicazione diventa una strategia di potere: la costruzione del campo amico e del campo nemico, la semplificazione del conflitto, la riduzione della complessità a racconto.

Anche il rapporto con la stampa si colloca dentro questo schema. Le domande più tecniche (crescita, salari, Pnrr) faticano a trovare spazio; la scena è spesso occupata più dalla dimensione identitaria e polemica che dal racconto sulle intenzioni del governo. La percezione pubblica, amplificata dai social, oscilla tra l’idea di una conferenza trasformata in comizio e quella di una premier che domina il campo comunicativo senza veri contraddittori.

Eppure è proprio questo il punto: per Meloni la conferenza non serve a risolvere i problemi, ma a stabilire la cornice dentro cui quei problemi devono essere letti. Non è una comunicazione di gestione, è una comunicazione di governo del consenso.

In questo senso, la conferenza di inizio 2026 non fotografa soltanto un bilancio, ma una strategia di leadership: controllo dell’agenda, delimitazione del conflitto, costruzione di una narrazione che tiene insieme stabilità, responsabilità e polarizzazione. Meloni non risponde a tutte le domande, ma governa il racconto. E oggi il potere, per lei, passa soprattutto da li.

Non risponde a tutto ma governa il racconto. I tratti identitari della leadership di Meloni

Per Meloni la conferenza non serve a risolvere i problemi, ma a stabilire la cornice dentro cui quei problemi devono essere letti. La lunga sequenza di domande, la scaletta serrata, la possibilità di scegliere cosa approfondire e cosa lasciare sullo sfondo producono non tanto un confronto, quanto una regia comunicativa che ordina il caos dei dossier in una narrazione coerente. L’analisi di Martina Carone

Quale Europa spaziale si affaccia al 2026? Il punto di Vaudo (Esa)

Di Ersilia Vaudo

Lo spazio è diventato un dominio strategico a pieno titolo, in cui cooperazione e competizione convivono in modo sempre più instabile. La crescita degli investimenti, l’aumento degli attori e la polarizzazione tra modelli alternativi ridefiniscono equilibri e priorità geopolitiche. In questo contesto l’Europa, attraverso l’Esa, rafforza il proprio posizionamento puntando su autonomia strategica, resilienza e accesso indipendente allo spazio. Il racconto di Ersilia Vaudo, special advisor dell’Esa e vicedirettrice del Master Space Law and Geopolitics dell’università Luiss 

Dall’aggiustamento di regime in Venezuela passa un messaggio per l’Europa. Parla Minniti

In questa intervista a Formiche.net, Marco Minniti analizza la profonda fase di transizione del sistema internazionale, segnata da unilateralismo, competizione tra grandi potenze e fine dei vecchi equilibri. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca al caso del Venezuela, il presidente della Med-Or Italian Foundation legge gli eventi come parti di un unico cambiamento epocale. Al centro, le sfide strategiche per l’Europa e la necessità di una risposta politica unitaria nel nuovo disordine globale

Forte e credibile fuori ma ancora fragile dentro. L'economia secondo Meloni

Nel tradizionale incontro di inizio anno con la stampa, la premier affronta in tre ore tutte le principali questioni di economia nazionale e non. Il problema storico dell’Italia è la scarsa produttività, ora è tempo di guardare al modello della Zes unica. La disoccupazione, ormai ai minimi storici, è rincuorante, mentre sull’ex Ilva non ci sarà nessuna svendita con porte chiuse ai predoni. Il Green deal è stato fatto a pezzi per merito dell’Italia. L’accordo sul Mercosur? Speriamo funzioni. E su Mps possibile uscita definitiva del Tesoro

La Nasa cambia i piani e decide il rientro anticipato della Crew-11

La decisione di anticipare il rientro della Crew-11 segna un passaggio rilevante nella gestione della missione sulla Stazione spaziale internazionale. La Nasa ha scelto di riportare a Terra l’intero equipaggio dopo un problema medico, oggi sotto controllo, privilegiando la possibilità di svolgere accertamenti completi. Come spiegato dall’amministratore Jared Isaacman, la sicurezza resta il criterio guida, anche a costo di rivedere tempi e assetti operativi

Chi (non) voterà l’accordo Mercosur-Ue

Anche l’Ungheria e l’Irlanda hanno annunciato che voteranno contro l’intesa commerciale tra i Paesi sudamericani e l’Unione europea, dopo il no dichiarato dal presidente francese Macron. La posizione dell’Italia

La Russia barcolla e adesso si aggrappa al rublo digitale

Dopo mesi di tentennamenti e giravolte, Mosca sceglie di consentire le transazioni in valuta digitale. L’obiettivo è allentare la pressione sugli istituti e proteggere quel che rimane degli scambi commerciali con l’estero

La strategia Usa dal controllo delle rotte al contenimento dei regimi ostili. Scrive Zennaro

Di Antonio Zennaro

Le recenti mosse degli Stati Uniti sul Venezuela non sono episodi isolati, ma parte di una strategia coerente con la dottrina di sicurezza nazionale americana. La regione latinoamericana è considerata un perimetro di sicurezza primaria, con il Venezuela come caso emblematico. La politica statunitense, in questa fase, combina strumenti diplomatici, finanziari e tecnologici per ridurre i rischi sistemici, mentre la competizione con la Cina rimane la prima priorità. L’analisi di Antonio Zennaro, già membro del Copasir e della Commissione Finanze

La Nasa ha sospeso la prima passeggiata spaziale del 2026. Cosa è successo

La prima passeggiata extraveicolare dell’anno sulla Stazione spaziale internazionale è stata rinviata per motivi sanitari. La Nasa ha scelto una linea prudenziale a seguito di un problema medico non emergenziale che coinvolge un astronauta, rinviando attività chiave di manutenzione. Una decisione senza precedenti, che apre una riflessione più ampia sulla gestione del rischio umano in orbita e sull’impatto che la salute dell’equipaggio può avere sulla pianificazione delle missioni

Referendum, perché noi cattolici scendiamo in campo per il Sì. L'intervento di Menorello e Sacconi

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Nasce il comitato per un giusto sì, basato sull’attivismo di varie fasce del mondo cattolico che fa capo al forum Ditelo Sui Tetti. Tra i fondatori Binetti, Baldassarre, Di Leo. L’obiettivo non è creare un derby, né una contrapposizione, ma usare il dialogo per sanare un vulnus tutto italiano

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