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La decisione americana di designare Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist non va letta soltanto come una nuova sanzione nella stretta di Washington contro l’estremismo violento. Secondo Beniamino Irdi, senior fellow del German Marshall Fund e Ceo di Highground, il punto più interessante è un altro: per la prima volta la logica del material support viene portata apertamente e con forza sul terreno delle infrastrutture tecnologiche. Il bersaglio non è soltanto chi compie un’azione, ma chi mette a disposizione l’infrastruttura che la rende possibile. Una scelta che apre un precedente delicato per gli alleati europei e per l’equilibrio tra sicurezza, intelligence e garanzie giuridiche.

Irdi, qual è l’elemento più rilevante della decisione americana?

La parte più interessante non è tanto la sanzione contro questa organizzazione, quanto il fatto che la logica del material support alle organizzazioni terroristiche venga estesa allo strato infrastrutturale. Washington non guarda soltanto a ciò che un soggetto fa, ma a ciò che consente ad altri di fare attraverso i propri servizi, anche in Paesi terzi.

Quindi gli Stati Uniti non stanno colpendo un’organizzazione operativa in senso tradizionale?

Esatto. Gli Stati Uniti non stanno colpendo un’organizzazione operativa, ma un’infrastruttura. È un’estensione del perimetro del contrasto ai servizi tecnici e infrastrutturali che possono essere utilizzati da soggetti ritenuti pericolosi. Il punto, però, è il principio che viene affermato: l’infrastruttura può diventare essa stessa oggetto di una misura di contrasto.

Quanto peserà concretamente la sanzione su Autistici/Inventati?

Il congelamento degli asset è probabilmente la parte meno significativa della misura: è difficile immaginare che una piccola associazione italiana abbia beni rilevanti negli Stati Uniti. L’effetto reale passa piuttosto attraverso il de-risking. Una designazione americana induce banche, sistemi di pagamento, registrar, hosting provider e fornitori di connettività a interrompere preventivamente i rapporti. Si può quindi essere espulsi di fatto dal mercato dei servizi senza che in Italia sia mai intervenuta una sentenza, e potenzialmente senza che sia stato aperto un procedimento penale. La vera capacità coercitiva americana, in altre parole, consiste nel renderlo progressivamente non bancabile, non ospitabile e non servibile.

In altre parole, l’effetto più forte potrebbe essere l’ostracismo.

Sì. Li hanno ostracizzati. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti e problematici della vicenda. La potenza delle sanzioni discende dalla capacità di condizionare soggetti terzi, operatori finanziari e commerciali che, per ragioni di compliance, possono decidere di interrompere i rapporti con l’entità designata.

Perché siamo arrivati a questo punto?

Perché negli ultimi anni l’evoluzione delle attività ostili in Europa ha seguito una tendenza molto precisa, soprattutto da parte russa. Dopo l’espulsione di massa di ufficiali russi che operavano sotto copertura, Mosca ha fatto sempre più ricorso a intermediari e proxy. Le ricostruzioni delle intelligence europee descrivono un modello nel quale reclutatori possono individuare online persone finanziariamente vulnerabili o appartenenti ad ambienti criminali e affidare loro attività di sorveglianza, vandalismo, incendio o sabotaggio. Il contatto avviene da remoto, il pagamento può essere effettuato in criptovalute e l’esecutore può non sapere nemmeno per chi stia realmente lavorando.

E questo cambia anche il modo in cui le autorità devono guardare alla minaccia?

Il vantaggio di questo modello è la negabilità. Se l’operazione viene costruita attraverso una successione di intermediari, diventa molto più difficile risalire al committente. E se il modello operativo è l’intermediazione, è abbastanza naturale che la risposta inizi a spostarsi dagli esecutori agli abilitatori: non soltanto chi compie materialmente l’atto, ma chi mette a disposizione l’infrastruttura che lo rende possibile o più difficile da attribuire. È un’evoluzione importante del paradigma di sicurezza. La designazione americana di A/I non sostiene che l’organizzazione sia controllata dalla Russia e non va interpretata in questo senso. Ma la prospettiva analitica è la medesima: individuare non soltanto chi compie l’azione, ma la rete di soggetti e strumenti che la rende possibile.

Sul piano delle garanzie giuridiche tipiche delle democrazie occidentali, come la vede?

È il dilemma principale. Nelle democrazie occidentali le garanzie giuridiche sono difficili da aggirare. Un’organizzazione può essere considerata pericolosa da un punto di vista dell’intelligence, ma questo non significa automaticamente che esistano gli elementi necessari, secondo gli standard previsti dalla legge, per adottare un provvedimento giudiziario.

Washington potrebbe chiedere agli alleati di seguire la stessa strada?

È possibile che gli Stati Uniti stiano creando un precedente e vogliano far capire ai propri alleati che il tentativo di contenere le infrastrutture che sostengono attività violente debba essere esteso anche agli altri Paesi. Ma qui si apre un problema molto delicato. Se il criterio diventa troppo vago, il rischio è creare divisioni con gli stessi alleati.

Quale sarebbe il punto critico?

Ad esempio, è difficile immaginare che tutti gli alleati accettino il principio secondo cui reti che, in qualche modo, vengono associate alla galassia Antifa non possano più fornire servizi. Bisogna distinguere con molta attenzione tra appartenenza politica, attività di protesta, radicalità ideologica e sostegno concreto alla violenza. La stessa infrastruttura può essere utilizzata da un dissidente, da un giornalista, da un attivista politico oppure da un soggetto che rivendica un sabotaggio. Nel caso di A/I, la selezione dei progetti viene dichiaratamente effettuata sulla base della compatibilità con determinati principi politici. Questo, preso da solo, è un elemento piuttosto debole per farne l’oggetto di un procedimento giudiziario.

Qual è allora la lezione per le democrazie occidentali?

Che dovranno sempre più confrontarsi con elementi strutturali della minaccia. L’intelligence può arrivare alla conclusione che un’organizzazione rappresenti un rischio, ma il passaggio da questa valutazione a un provvedimento con conseguenze giuridiche richiede standard diversi. La questione che tocca il caso A/I è quindi più ampia della singola organizzazione ed è un’altra declinazione del dilemma che in tanti modi si ripresenta alle democrazie liberali alle prese con le minacce moderne alla loro sicurezza: come combatterle senza erodere le garanzie che costituiscono il loro fondamento, e in definitiva la loro libertà. 

Autistici/Inventati, perché gli Usa colpiscono le infrastrutture. La lettura di Irdi

Beniamino Irdi, senior fellow del German Marshall Fund e Ceo di Highground, legge la designazione americana di Autistici/Inventati come un possibile cambio di paradigma: dalle organizzazioni operative alle infrastrutture che ne abilitano l’attività. Una scelta che apre interrogativi per gli alleati europei, tra sicurezza, intelligence e garanzie dello Stato di diritto

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