Skip to main content

Qualche breve appunto sulla “comunicazione” con cui l’ufficio stampa del Movimento Cinque Stelle (o chi altro per esso o per l’interessato) ha dato notizia dell’intervento chirurgico subito il 28 aprile scorso dal leader Conte.

Dal tempio della comunicazione politica digitale, peraltro rivelatasi professionale ed efficace al punto da diventare forma-partito, infatti, è giunto un laconico dispaccio da cui si apprendeva che l’ex presidente del Consiglio aveva subito una operazione, che era andato tutto bene e che per qualche giorno il paziente sarebbe stato sottratto ai suoi impegni a causa del necessario decorso post-operatorio che comunque era regolare.

Sulla stessa linea anche una dichiarazione dell’operato che prometteva ai suoi affezionati un pronto ritorno alla pugna.

Non una sola parola sul tipo di intervento chirurgico subito e tantomeno sulle ragioni per cui possa essersi reso necessario in modo così improvviso.

L’unico dato che possiamo commentare è che, data l’inusitata riservatezza che ha avvolto la notizia, se l’obiettivo fosse stato veramente quello di mantenerla sotto il livello dell’attenzione pruriginosa che accompagna ogni vicenda personale delle persone in vista, il risultato sarebbe stato un flop sesquispedale: il mistero che ha circondato l’intervento ha autorizzato ogni tipo di congettura, e questo per chi ha solo un po’ di conoscenza su come funziona la comunicazione politica, era talmente prevedibile da apparire provocato.

In una stagione in cui anche il quisque de populo diventa quisque in vetrina attraverso la selvaggeria dei social che analizzano ogni frammento della nostra vita (svergognando ogni momento della nostra modesta quotidianità), qualcuno può pensare che il capo politico di un partito che fa dell’esposizione mediatica il suo punto di forza possa cavarsela con un bollettino sanitario che non esibisce cartella clinica? Suvvia!! Errore madornale o strategia raffinata?

Questo non si sa.

Di fatto, però, la vicenda pone un tema non minore, che riguarda il “corpo del politico”, diventato oggetto di dibattito al tempo di Berlusconi, e, se vogliamo, anche del diritto alla privatezza: è possibile che anche il privato diventi pubblico per l’uomo politico?

Il corpo è oggi di per sé stesso uno strumento di comunicazione politica, non c’è dubbio.

Ma lo è stato anche in passato, remoto e prossimo, a partire dagli Egizi e poi dagli antichi Romani, che facevano delle effigi, delle architetture e dei corpi che le ispiravano uno strumento di potere, passando ai dittatori del secolo scorso, particolarmente scrupolosi nel mostrarsi aitanti, capaci di ogni tipo di cimento sportivo, in salute eccellente, vedere per credere torso nudo e muscoli e tutto il corredo di virilità inarrivabili che circondavano il mito del capo (vedi Mussolini, Mao Tse Tung, Stalin e via dicendo).

Qualcosa di quelle mitologie circonfonde i dittatori di oggi (si veda Putin e il suo rapporto, passati i settanta, con il corpo: tonico, sportivo e rigorosamente sciupafemmine).

In questa strana fusione del corpo con la politica collidono due urgenze: la prima è quella della trasparenza totale che viene garantita dall’impossibilità di governare un solo spicchio di privacy, anche quando tocca intimità che non centrano un beneamato tubo con l’attività politica.

La seconda, appunto, è quella del diritto a poter mantenere almeno “un perizoma di privatezza” quando ragionevolmente non impatta con l’interesse pubblico.

E qui, in tutta evidenza, viene fuori il caso Conte che, a nostro modestissimo parere, ha tutto il diritto di tenere per sé i suoi casi sanitari, se sceglie di farlo.

Certo vi sono stati episodi di politici che hanno fatto outing dichiarando importanti patologie: si ricorda il caso Bucci, presidente della Regione Liguria in carica, ma anche personalità come Maroni e Jole Santelli, che non ci sono più. Fu un atto di lealtà nei confronti degli elettori? O un atto di prudenza per evitare quei chiacchiericci malevoli che il mondo della politica – sempre assai generoso nelle offerte di sostituzione di chi è in difficoltà – sicuramente avrebbe alimentato a dismisura?

Non sappiamo e non vogliamo giudicare.

Di certo se il vulnus del corpo non intacca la qualità dell’azione amministrativa, legislativa, di rappresentanza o politica in senso lato, non si capisce perché si dovrebbe esibire al popolo sovrano l’esame dei trigliceridi e delle urine magari due-tre volte l’anno.

Cosa diversa è se il cervello che non funziona più. Ma qui siamo in un altro ordine di ragionamento, che da queste colonne abbiamo affrontato più volte e da almeno una decina d’anni, ispirandoci a certi esempi americani…

Phisikk du Role - Giuseppe Conte, il corpo e la politica

La comunicazione sull’intervento di Conte riapre il nodo tra trasparenza e privacy. In un’epoca di massima esposizione, il corpo del politico resta terreno sensibile: se la salute non incide sull’azione pubblica, la riservatezza può prevalere. La riflessione di Pino Pisicchio

Smart Operations, la nuova leva della sovranità industriale europea

Di Mauro Palmarini

La competitività del futuro deve passare dal controllo delle operazioni critiche. E per l’Europa e per l’Italia, la sfida è questa: trasformare la transizione digitale in una nuova stagione di sovranità industriale. L’analisi di Mauro Palmarini, direttore consulting Sopra Steria Next

Dall’uscita degli Emirati dall'Opec alla ridefinizione degli equilibri globali. L'analisi di Castellaneta

La regione del Golfo e più in generale il Medio Oriente rappresentano oggi il principale terreno in cui gli equilibri geopolitici globali si stanno trasformando: gli esiti di tale processo sono ancora incerti, ma la crescente frammentazione tra Europa e Stati Uniti non gioca certo a favore della leadership occidentale. Il commento dell’Ambasciatore Giovanni Castellaneta

Trump? Da cartellino rosso ma sull’Iran ha ragione. Scrive D'Anna

“Le proposte iraniane? Non riesco a immaginare che possano essere accettate dato che non hanno ancora pagato il prezzo per ciò che hanno fatto all’umanità e al mondo negli ultimi 47 anni” é l’ultimo sibillino commento di Trump all’ennesimo tentativo di Teheran di svicolare dall’ultimatum di interrompere il programma nucleare. Programma che la Germania la Spagna e altri Paesi europei sarebbero disposti a tollerare anche in considerazione dei comportamenti del Presidente americano. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Vi spiego la rilevanza strategica della bioeconomia circolare nell’Ue

Di Piergiuseppe Morone

La transizione verso la bioeconomia circolare non è soltanto una scelta orientata alla sostenibilità ambientale, ma rappresenta una opportunità strategica per garantire un futuro più stabile e resiliente all’Europa in uno scacchiere geopolitico caratterizzato da shock esterni in aumento per intensità e frequenza. L’analisi di Piergiuseppe Morone, professore ordinario di Politica Economica presso Unitelma Sapienza

Aqaba e il corridoio che prende forma. La geoeconomia emiratina verso la Giordania

Giordania ed Emirati lanciano una ferrovia strategica da 2,3 miliardi di dollari per collegare Aqaba alle aree minerarie e, in prospettiva, ai mercati regionali. Il progetto segna un passo concreto verso la costruzione di nuovi corridoi commerciali tra Golfo, Levante e Mediterraneo, tra ambizioni logistiche e fragilità geopolitiche

Hormuz e crisi del petrodollaro. Il ricatto dello yuan

Di Filippo Fabbri

La crisi in Medio Oriente e il blocco di Hormuz stanno ridefinendo gli equilibri monetari globali. Tanto che l’apertura all’utilizzo dello yuan per le transazioni petrolifere conferisce agli Emirati arabi uniti una leva negoziale con gli Stati Uniti e mette sotto ulteriore pressione il petrodollaro. L’analisi di Filippo Fabbri di geopolitica.info

Da Google a Nvidia, tutti gli accordi del Pentagono con i colossi dell'AI

Dopo la rottura con Anthropic e dopo essersi assicurato già la collaborazione di Open AI, Google e Space X, il Pentagono imbarca anche Amazon, Microsoft, Nvidia e l’emergente Reflection, per modernizzare e velocizzare la propria capacità di intervento

La sicurezza come architettura della libertà, oltre la demagogia della paura. Pagani legge Gabrielli

Di Alberto Pagani

Il libro di Gabrielli e Bonini disturba perché propone qualcosa di molto faticoso. Non una filosofia alternativa della sicurezza, ma un metodo. Recensione, analisi e commento di Alberto Pagani di “Contro la paura” (Feltrinelli). Perché la prevenzione invisibile e la competenza umana sono gli unici veri antidoti al declino democratico

camaldoli

Senza i cattolici non c’è il Centro. La versione di Merlo

Il centro politico italiano, storicamente legato al cattolicesimo democratico e all’esperienza della Dc, si è progressivamente indebolito fino quasi a scomparire. La sua crisi ha favorito la polarizzazione. In vista del 2027, può rinascere solo recuperando quella tradizione politica. La lettura di Giorgio Merlo

×

Iscriviti alla newsletter