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La sicurezza delle infrastrutture critiche non può più essere separata da quella industriale e tecnologica. È il quadro emerso a Cagliari dalla seconda edizione del Festival della Sicurezza, promosso dalla Fondazione Vittorio Occorsio. Il secondo panel, dedicato all’industria della difesa e ai nuovi modelli di resilienza, ha riunito Roberta Pinotti, Emanuela Trentin, Alessandro Ercolani, Andrea Campora, Emilio Ghisondi e Gianluca Di Feo, con la moderazione di Giulio Gambino.

Il filo rosso del confronto è stato l’allargamento del concetto di resilienza. Non soltanto protezione dei singoli asset, ma capacità di mantenere operative funzioni essenziali in sistemi nei quali energia, cyber, infrastrutture fisiche, spazio e dominio subacqueo sono sempre più interdipendenti. Una trasformazione che porta al centro anche la capacità industriale e il controllo delle tecnologie strategiche.

Civile e militare nello stesso ecosistema

Roberta Pinotti, presidente della Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, ha indicato nell’underwater uno degli ambiti in cui l’integrazione tra pubblico e privato, ricerca e industria, civile e militare diventa più evidente. “Se vuoi correre sulla tecnologia non devi dividere civile e militare”, ha spiegato, richiamando un modello che coinvolge Marina, istituzioni, università, centri di ricerca e imprese.

La stessa interdipendenza riguarda l’energia. Per Emanuela Trentin, ceo di Veolia Italia, autonomia e continuità delle infrastrutture diventano elementi della sicurezza nazionale, soprattutto per strutture sensibili come ospedali, basi e caserme. “Quando parliamo di sicurezza parliamo anche di sicurezza energetica”, ha sottolineato, ricordando inoltre l’esposizione degli impianti e dei sistemi industriali alla minaccia cyber.

Dal cyber alla continuità operativa

Andrea Campora, managing director della divisione Cyber & Security Solutions di Leonardo, ha spostato il punto di osservazione dai singoli asset ai collegamenti che tengono insieme il sistema. “Gli oggetti non sono gli asset ma sono i flussi di informazioni, di energia e di altre cose che uniscono”, ha spiegato. La priorità diventa quindi garantire la continuità operativa, superando una protezione organizzata per compartimenti separati.

Nel cyber, inoltre, la velocità della minaccia impone tempi di risposta sempre più ridotti e una maggiore automazione delle capacità difensive. Una dinamica che trova un parallelo nella produzione militare. Alessandro Ercolani, ceo di Rheinmetall Italia, ha ricordato che oggi alle imprese viene chiesto soprattutto di aumentare rapidamente la capacità produttiva. “Le industrie devono produrre” e per farlo devono adeguarsi “a modelli produttivi e a modelli di sviluppo completamente diversi”, accorciando tempi di consegna che in passato si misuravano in anni.

Sovranità tecnologica e capacità industriale

Il controllo delle tecnologie è stato un altro asse del confronto. Emilio Ghisondi, amministratore delegato di Defence Tech, ha distinto tra accesso a un servizio e possesso effettivo delle capacità che lo rendono possibile. “Difendere lo spazio è difendere una sovranità tecnologica”, ha affermato, indicando nella dimensione europea il livello necessario per mettere insieme risorse e competenze non sempre disponibili all’interno dei singoli Paesi.

Sullo stesso terreno si inserisce il tema del procurement, chiamato secondo i relatori ad adattarsi alla rapidità dell’innovazione e alla strategicità di alcune tecnologie. Per Ghisondi, sui progetti legati alla sicurezza nazionale servono procedure più snelle, mentre Campora ha richiamato il ruolo degli acquisti pubblici come possibile leva di sviluppo delle capacità europee.

Ridurre la distanza tra sistema e realtà

Gianluca Di Feo, giornalista di Repubblica, ha ricondotto il tema della resilienza anche alla capacità del sistema pubblico di comprendere la rapidità dei cambiamenti. “Tra la realtà che noi stiamo vivendo e il Paese e il Parlamento oggi ci sia una distanza che è pericolosissima”, ha osservato, sottolineando la necessità di accelerare il confronto sui temi della difesa e della sicurezza.

Dal panel emerge così un perimetro sempre più ampio della sicurezza nazionale. Energia, cyber, spazio, subacqueo e industria della difesa restano domini differenti, ma la loro resilienza dipende sempre più dalla capacità di farli operare all’interno dello stesso sistema.

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