Skip to main content

La Nasa ha annunciato una revisione del programma lunare Artemis, dopo ritardi e criticità tecniche. Jared Isaacman, amministratore dell’agenzia spaziale statunitense, ha indicato un percorso più graduale, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a uno o due allunaggi nel 2028. Airpress ne ha parlato con Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale, per capire le implicazioni di questo ritardo e per comprendere a pieno l’architettura spaziale verso la Luna.

La Nasa parla di revisione e di missioni intermedie prima di puntare all’allunaggio. Che cosa sta accadendo davvero?

Che Artemis, così come è stato congegnato, si è rivelato poco efficace e poco efficiente. Non va letto come un semplice rinvio, ma come il tentativo di rimettere ordine in un programma che pretendeva di fare un salto troppo lungo. Il messaggio è che bisogna andare per gradi, fare missioni preparatorie, ridurre i rischi e costruire esperienza operativa invece di affidarsi a un incastro di tecnologie e procedure tutte “nuove” nello stesso momento.

Qual è il punto tecnico e organizzativo che rendeva l’architettura Artemis così vulnerabile?

Il fatto che l’impianto era complesso e dipendeva da pezzi non disponibili. La sequenza prevedeva SLS e Orion, poi il rendezvous con una stazione in orbita lunare, il Gateway, e il passaggio su un lander per scendere e risalire. Ma il Gateway non esiste e il lander non c’è ancora, perché è in sviluppo con due contratti separati. È stata per anni una verità evidente per chi segue i lavori, ma nessuno la metteva davvero al centro.

In questa revisione torna anche il tema degli “upgrade” del razzo SLS, che vengono bloccati. Perché è un passaggio politico oltre che tecnico?

Perché mostra quanto il sistema fosse diventato costoso e quanto fosse difficile continuare a “spingere” sulla stessa architettura. L’SLS è costato circa 20 miliardi e usa motori ereditati dallo Space Shuttle. In più il costo per lancio è cresciuto fino a livelli molto alti, ben sopra le aspettative iniziali. Fermare gli upgrade significa dire che prima bisogna far funzionare quello che c’è, senza aggiungere complessità e spesa.

Negli ultimi anni Artemis ha visto convivere soluzioni molto diverse tra loro. Qual è, oggi, il problema di questa impostazione?

La Nasa ha sostenuto la filiera tradizionale con SLS e Orion e, insieme, due filiere commerciali con SpaceX e Blue Origin. Il punto è che i lander commerciali non sono progettati per inserirsi in modo naturale nell’architettura originaria. Starship, per esempio, è un sistema pensato per fare “tutto” e non dipende da Orion, SLS e Gateway. Dall’altra parte Blue Origin sta sviluppando Blue Moon secondo una logica propria e con i suoi vettori. Tenere in piedi strade così diverse, senza una scelta chiara su come farle convergere, porta inevitabilmente a un punto di rottura.

In questo quadro si inserisce anche una frase di Elon Musk, quando ha detto che “Marte può aspettare” e che bisogna concentrarsi sulla Luna. Perché questo cambio di priorità si lega alla corsa con la Cina e al fatto che gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere altro tempo?

Perché dall’altra parte c’è un attore che ha pianificato con metodo e con un orizzonte lungo. La Cina ha impostato un programma lunare già dal 2009, si è data come obiettivo il 2030 e ha costruito una sequenza coerente di passi tecnologici, prima sonde e missioni robotiche, poi lander, poi vettori più grandi e capsule. È una programmazione commisurata alle loro capacità, senza l’ansia di “bruciare le tappe”. Gli Stati Uniti negli anni Sessanta fecero una corsa rapidissima contro i sovietici e arrivarono in 8-9 anni, ma pagando un prezzo altissimo in termini di rischio e di vite. Oggi quel tipo di accelerazione “a qualsiasi costo” non è ripetibile. Ecco perché l’affermazione di Musk si incastra con questo scenario, la priorità diventa portare a casa un risultato credibile sulla Luna, anche perché sul piano politico il rischio è di arrivare tardi e lasciare spazio ai cinesi.

Guardando ai prossimi due anni, qual è l’unico risultato “realistico” per Washington e che cosa deve succedere perché Artemis non si fermi di nuovo?

Oggi il risultato più concreto per gli Stati Uniti è riuscire a portare alcuni astronauti intorno alla Luna con SLS e Orion, e farlo con estrema prudenza, perché i rischi non sono teorici. In parallelo, tra il 2026 e il 2027 Musk e Bezos devono accelerare i test e produrre risultati tangibili sui loro sistemi, inclusi test di capacità di atterraggio senza equipaggio. Se non arrivano dimostrazioni solide, il programma si blocca. E in tutto questo l’Europa rischia di restare ai margini, perché il suo contributo è legato soprattutto al Gateway e al modulo di servizio di Orion.

La Luna non aspetta, il fattore Cina modifica le priorità della Nasa. Spagnulo spiega perché

La Nasa riscrive Artemis per uscire da una traiettoria fatta di rinvii e incastri. Il nuovo corso punta su tappe intermedie e più prudenza, mentre restano i nodi di un’architettura incompleta (Gateway e lander), i costi dell’SLS e l’integrazione con le soluzioni di SpaceX e Blue Origin. Sullo sfondo la pressione della Cina e, nel breve, la necessità di voli e test credibili entro il 2028, con l’Europa a rischio marginalità. Airpress ne ha discusso con Marcello Spagnulo, ingegnere ed esperto aerospaziale

Il bacio di Bocchino e Pascale, l'elmetto di Mattarella, l'orecchietta di Santanchè. Queste le avete viste?

Italo Bocchino ha presentato a Roma il suo ultimo libro. Tra il pubblico, anche Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi. Poi il Presidente della Repubblica si è recato a Niscemi per fare un sopralluogo, mentre la ministra del Turismo Santanchè partecipava al Salone del turismo della Regione Puglia. Ecco le foto politiche degli ultimi sette giorni

Mappare le fragilità della Cina con l'IA. Come si sta muovendo il Pentagono

Il Dipartimento della Difesa starebbe chiedendo ai vari laboratori nazionali di intelligenza artificiale di aiutarlo a individuare le fragilità nei sistemi della Cina e altri rivali. La questione si inserisce in un momento in cui le aziende devono decidere come possono essere utilizzati i loro strumenti

Censura militare. Tutte le purghe di Xi fotografate dal Csis

Le epurazioni nell’apparato militare cinese hanno colpito ogni settore, dalla Rocket Force ai comandi regionali. Dietro la retorica anticorruzione emerge una più ampia partita politica sulla lealtà e sul controllo del potere armato. Cosa dice il report del Center for Strategic and International Studies

Italia-India, un allineamento industriale oltre che politico

L’India sta riscrivendo le regole del proprio approvvigionamento della difesa. Dopo decenni di dipendenza russa, Nuova Delhi cerca partner capaci di trasferire tecnologia e costruire filiere produttive locali, non semplici fornitori di sistemi finiti. Le imprese italiane del settore, specializzate, agili e presenti nelle nicchie tecnologiche più rilevanti, sono in una posizione oggettivamente favorevole

Storia di ordinaria resilienza. Ecco perché l'economia dell'Ucraina ha evitato il collasso

A quattro anni dal conflitto scatenato dalla Russia, il Paese invaso da Mosca non solo ha evitato il collasso della propria economia, ma è destinato ad aumentare il ritmo della crescita, fino al 4%. Ma guai a pensare che Zelensky possa fare a meno del maxi-prestito da parte dell’Europa

Diplomazia o guerra. La partita decisiva tra Washington e Teheran

Mentre emissari e diplomatici si muovono in un ultimo tentativo di scongiurare il conflitto tra Washington e Teheran, portaerei, avvisi di evacuazione e briefing militari suggeriscono che il Medio Oriente si sta già preparando alla guerra, considerata un passaggio potenziale se i tentavi di dialogo in corso dovessero fallire

Bene il proporzionale, ma occhio al premio troppo alto. I consigli di Celotto sulla legge elettorale

Premio di maggioranza al limite della compatibilità costituzionale, addio alle preferenze e modello che strizza l’occhio alle Regionali. Per il costituzionalista Alfonso Celotto la nuova legge elettorale tenta di reggere all’urto della Consulta, ma tutto si gioca sull’entità del premio e sull’eventuale ballottaggio. Il cantiere è aperto, e l’equilibrio tra governabilità e rappresentanza resta il vero banco di prova 

Dietro la guerra fra Pakistan e Afghanistan c'è anche il fondamentalismo islamico

Lo scontro frontale fra tribalismo tradizionalista e l’evoluzione della concezione islamica: c’è la profonda crasi millenaria fra sunniti e sciiti, il terrorismo fondamentalista e l’intransigenza talebana all’origine del conflitto esploso fra Kabul e Islamabad. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Sul petrolio Cina e Iran fanno le scarpe a Putin. Ecco come

Il greggio Urals, che tiene in piedi il già traballante bilancio russo, viene venduto a 10-12 dollari in meno, pur di essere piazzato sul mercato cinese. Colpa delle sanzioni e dell’apertura del mercato venezuelano ad opera degli Stati Uniti, ma anche della mancanza di acquirenti alternativi per il Cremlino. E così Pechino fa il prezzo e la Russia veleggia verso un taglio della produzione

×

Iscriviti alla newsletter