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La figura di Roberto Arditti, che è stata meritatamente commemorata, sia al suo funerale che in varie sedi giornalistiche a cominciare da Formiche dove era un bravo e silente direttore editoriale, mi evoca tanti ricordi. Legati soprattutto a quel senso profondo della memoria storica che ci accomunava in quanto componente già tra i fondatori dell’Academy Spadolini di Cultura e Politica che mi onoro di presiedere. Un Academy che oggi si presenta non a caso anche come Academy Spadolini del Talento, essendo Roberto uno dei tanti talenti come me legato alla memoria di Giovanni Spadolini, annoverati nella nostra Academy.

Di solito non amo andare ai funerali a Roma anche perché c’è quella strana abitudine un po’ romana per cui si va ai funerali per farsi vedere, ancor di più quando ci sono grandi fotografi come Pizzi o altri.

Al funerale di Roberto, invece, ho incontrato tante persone che avrei preferito incontrare in sedi più gioiose, serie, composte e compunte, nel dare ognuno di noi un piccolo ricordo e un piccolo contributo alla memoria di Roberto e un saluto rispettoso e sentito come merita alla sua dipartenza verso il cielo.

Per una di quelle strane coincidenze della vita scrivo queste cose oggi venerdì 10 aprile, giorno in cui c’è un evento molto importante dell’Academy Spadolini sul liberalismo e la liberaldemocrazia, in cui lui sarebbe stato non a caso uno dei relatori.

Al funerale ho incontrato tanti amici e colleghi: da Bruno Vespa (cui sono legato da un antico rapporto) che è stato uno dei suoi grandi maestri, e ha pronunciato in quella sede parole molto sentite e compunte.

Ho incontrato tra gli altri anche quello che era il suo sindaco, essendo Roberto originario di Lodi. Prima di assumere cariche ben più importanti tra cui quella di presidente del comitato per i servizi segreti.

Ma soprattutto ho incontrato Laura, la sua amata e da lui tanto amata compagna degli ultimi sei anni. Insieme a Laura veniva ogni anno alla rassegna dei libri dell’Academy Spadolini a Sabaudia, non a caso col suo solito stile. Io dicevo ed entrambi fermatevi pure, siete nostri ospiti, alla rassegna L’oasi dei libri, nel bellissimo Hotel di Kufra, ma entrambi non amavano approfittare di opportunità di questo genere e poi Roberto viveva tutte le sue esperienze con grande velocità. A Laura va tutta la mia solidarietà e umana vicinanza che sono più delle mie condoglianze.
Roberto lo conosco da quando aveva 21 anni ed era segretario dei giovani repubblicani lombardi e laureando all’Università Bocconi e come tale fu chiamato da Giovanni Spadolini (in quella fase Presidente del Senato), come collaboratore. In quella veste purtroppo poi Spadolini pochi mesi dopo sarebbe scomparso dopo la mancata elezione di quel ruolo, nel 1994. Con Roberto, nei mesi scorsi abbiamo soprattutto ragionato su come rinnovare meglio la memoria di Spadolini nel corso di quello che è stato nel 2025 il centenario dalla nascita di Spadolini.

Per questo Roberto oggi mancherà al convegno sul liberalismo e la libera democrazia che si terrà alla sala della Confedilizia con tanti esponenti del pensiero liberale e liberaldemocratico promosso anche dall’Academy Spadolini del Talento e dall’Academy Spadolini di Cultura e Politica.
Tanti aspetti dell’ottimo curriculum di Roberto Arditti da giornalista, da professionista della comunicazione, da membro autorevole di staff ministeriali sono stati ricordati.

Ricordo benissimo che dopo che l’ottimo Tommaso Cerno, che prima io non conoscevo di persona, mi aveva con insistenza chiesto di assumere la veste di editorialista de Il Tempo (per trent’anni ero stato a Il Messaggero e da cinquant’anni scrivo in tanti altri giornali) dopo il primo mese di allenamento reciproco con quella che guidava Il Tempo da Tommaso Cerno e dal vicedirettore Alessio Caligola (che ha da poco firmato un bellissimo libro “Catene e piumini” insieme a Roberto), mi permisi di suggerirgli questo.

Ingaggia per Il Tempo, di cui è un ottimo vicedirettore Alessio Caligola, anche Roberto Arditti che de Il Tempo era stato il direttore. Roberto divenne, fino a pochi giorni prima la sua scomparsa, la colonna de Il Tempo e dal 1 dicembre 2025 una colonna de Il Tempo di Daniele Capezzone.

Mentre scrivevo queste note mi è venuta una intuizione che dirò oggi al convegno sui liberali alla sala della Confedilizia un minuto di silenzio per ricordare la scomparsa di Roberto Arditti, che in quella sede avrebbe ritrovato tanti amici e compagni di saga liberaldemocratica milanesi (tra cui Stefano Parisi), romani e altre provenienze.

Mi fermo qui anche se da tempo scrivo su Formiche e mi mancava sia Formiche di Valeria Covato che di Giorgio Rutelli che Formiche dell’ottimo Paolo Messa. Tutti straordinari direttori e amici comuni miei e di Roberto. Con Roberto scompare una figura molto originale di intellettuale (perché tale era) di origine repubblicana e di evoluzione in chiave liberademocratica e liberale, una splendida figura di uomo carismatico, con tante facce così com’è un prisma, e forse con un io segreto, come hanno sempre gli uomini migliori.

Ciao Roberto, oggi ti ricorderemo in questa piccola convention dei liberali e liberaldemocratici che rappresenta forse il meglio del mondo da cui provieni e in cui ti sei evoluto.

Il mio Roberto Arditti, non un coccodrillo ma un ricordo di un uomo prismatico

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