Skip to main content

Dunque, se abbiamo ben capito, l’ex dirigente comunista e autorevole esponente del Pd di Schlein e punto di congiunzione con i populisti dei 5 Stelle, Goffredo Bettini, sostanzialmente dice che dopo aver sostenuto per alcune settimane il Sì in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, adesso afferma che voterà No per non portare consenso politico a Giorgia Meloni. Una tesi, si può dire senza tema di essere smentiti, talmente arlecchinesca che rappresenta, però, anche il peggio di quello che può fornire la politica. A prescindere dalle singole fasi storiche e dalle stesse vicende politiche.

Ora, e nel pieno e rigoroso rispetto di tutte le giravolte, i trasformismi, gli opportunismi e i tatticismi dei singoli, non possiamo non evidenziare che posizioni come quelle espresse da Bettini evidenziano, questo sì, la caduta di credibilità e di prestigio della politica italiana. Perché se questo metro di misura diventasse la regola, non solo assisteremmo alla riproposizione della tradizionale e nefasta “doppiezza comunista” ma, soprattutto, dovremmo arrivare alla conclusione che tutti i provvedimenti, le leggi e le riforme non si giudicano affatto dal merito che dispiegano ma, al contrario, dall’odio o dal disprezzo che si provano nei confronti di chi rispettivamente li propone. Per cui, per fare un riferimento concreto alla mia storica esperienza di cattolico popolare e sociale cresciuto nell’area di Carlo Donat-Cattin, Franco Marini e Sandro Fontana, se qualcuno dovesse proporre una riforma elettorale di stampo proporzionale con le preferenze multiple e un piccolo premio di maggioranza alla coalizione vincente, sarei favorevole o contrario a seconda di chi avanza la proposta. Un atteggiamento singolare, per non dire pericoloso, che non solo ripropone appunto la “doppiezza comunista” ma che, al contempo, introduce i disvalori del trasformismo e dell’opportunismo politicamente incommentabili.

Insomma, le proposte o le riforme, secondo il singolare “lodo Bettini”, non si giudicano dal merito ma solo e soltanto dal tasso di simpatia e di disprezzo che si nutre nei confronti di chi le propone. E se si detesta o si odia il proponente anche il miglior progetto politico, legislativo e di governo va battuto e respinto pregiudizialmente.

Ecco perché, e proprio di fronte a questi concreti atteggiamenti, parliamo di decadimento etico della politica, di crisi dei partiti e, soprattutto, di scarsa credibilità morale e politica delle classi dirigenti. E questo perché quando il merito della contesa politica viene sacrificato sull’altare dell’odio nei confronti del nemico politico non c’è democrazia dell’alternanza che tenga. Perché l’unico criterio che prevale resta quello di criminalizzare politicamente l’avversario che nel frattempo è diventato un nemico da annientare e da distruggere. Una pesante e irreversibile regressione del principio democratico, del confronto democratico e, soprattutto, della qualità della democrazia. Ma non stupisce affatto che i sostenitori di queste tesi sono coloro che quotidianamente impartiscono lezioni di moralità, di correttezza, di trasparenza e quindi di democrazia. Purtroppo, è il vecchio vizio della sinistra italiana, ex o post comunista che sia non cambia affatto la sostanza. E la prova inconfutabile l’ha fornita, per l’ennesima volta, proprio l’ex comunista Bettini.

Il lodo Bettini, ovvero quando la politica scompare. La versione di Merlo

Le proposte o le riforme, secondo il singolare “lodo Bettini”, non si giudicano dal merito ma solo e soltanto dal tasso di simpatia e di disprezzo che si nutre nei confronti di chi le propone. E se si detesta o si odia il proponente anche il miglior progetto politico, legislativo e di governo va battuto e respinto pregiudizialmente

Venezuela, ecco cosa cambia con la riforma storica dell’industria petrolifera

Il Parlamento venezuelano ha approvato una serie di modifiche radicali nella Legge sugli Idrocarburi del Venezuela. La proposta è arrivata dal presidente ad interim Delcy Rodriguez: meno partecipazione dello Stato e più flessibilità (anche fiscale) per le compagnie straniere che potranno operare con indipendenza sul territorio

Il senso di Zelensky per l’Europa. La versione di Guandalini

Mala tempora currunt. Il pungente discorso del Presidente ucraino a Davos contro i difetti del Vecchio Continente non sorprende. Per molti osservatori è stata definita una requisitoria della disperazione. Questione di strabismo d’intesa. Kyiv è in guerra con la Russia mentre l’Europa no quindi paga le sue indecisioni e non il aver detto come stanno le cose al leader ucraino

Così Ue e India si avvicinano a un accordo storico. L'analisi di Trigunayat

Di Anil Trigunayat

India e Unione europea accelerano il partenariato strategico in un contesto globale segnato da instabilità e protezionismo, puntando alla firma imminente dell’Fta. Il rafforzamento dei legami politici, economici e tecnologici riflette una convergenza pragmatica di interessi e visione multilaterale

La Nato militare in Groenlandia tra prudenza e deterrenza. Le parole di Cavo Dragone

Al vertice del Comitato militare della Nato a Bruxelles emerge un’Alleanza che amplia lo sguardo oltre l’Ucraina. L’Artico e la Groenlandia entrano nel dibattito strategico, tra prudenza politica e preparazione militare. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone chiarisce che la pianificazione resta in attesa di indirizzi politici, mentre crescono l’attenzione sulla cooperazione tra Russia e Cina e i segnali di deterrenza dagli Stati Uniti, in un equilibrio tra cautela e adattamento

Davos, Mosca, Emirati. Il nuovo triangolo dei negoziati sull'Ucraina

Dal palco svizzero il presidente ucraino richiama l’Occidente alle proprie responsabilità. Mentre l’incontro con Trump, la missione di Witkoff e Kushner a Mosca e i colloqui negli Emirati riaprono il cantiere del negoziato

Export control, industria e sicurezza. Il Forum alla Farnesina ridisegna le priorità italiane

Il controllo delle esportazioni si sta affermando come una chiave di lettura indispensabile per comprendere le trasformazioni dell’economia e della sicurezza globale. Dal Forum dedicato al tema emerge un quadro in cui le tecnologie a duplice uso impongono scelte più integrate tra politica industriale e tutela degli interessi nazionali. La sfida condivisa è costruire regole efficaci, capaci di proteggere senza ostacolare crescita, innovazione e presenza internazionale delle imprese italiane

Made in Italy 2030. La strategia italiana per sicurezza economica e prosperità

Il Libro Bianco Made in Italy 2030 ridefinisce la politica industriale italiana ponendo la sicurezza economica al centro della competitività, in risposta alle nuove vulnerabilità geoeconomiche globali. Dalla gestione delle supply chain alle materie prime, dai semiconduttori all’energia, la strategia punta su resilienza, coordinamento europeo e ruolo attivo dello Stato

Ddl Frjia. Cosa cambia e quali vantaggi per il settore subacqueo

Il fattore geopolitico è stato senza dubbio un acceleratore che ha determinato la scelta del governo di dotarsi di una agenzia ad hoc per una serie di ragioni di merito. Geopolitica, sicurezza e acque sono quindi intrecciate nella consapevolezza che elementi come cyber sicurezza, interconnessione di cavi sottomarini, infrastrutture energetiche sono pezzi dello stesso puzzle che vanno analizzati e gestiti con strumenti innovativi

Dual-use, un asset strategico per le esportazioni italiane. Scrive Tripodi

Di Maria Tripodi

I materiali a duplice uso sono sempre più centrali per l’economia italiana e il governo rivendica un modello che combina il sostegno all’export, controlli rigorosi e rapidità amministrativa. I dati sulle autorizzazioni rilasciate dalla Farnesina raccontano una filiera che cresce, ma che richiede cooperazione, responsabilità e visione strategica. La riflessione di Maria Tripodi, sottosegretario agli Esteri, in occasione del terzo forum italiano sul controllo delle esportazioni

×

Iscriviti alla newsletter