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Si dice che ci si riarma per difesa e deterrenza e che questo terrà lontani i nostri nemici russi. Sbagliato: la percezione che si dà del riarmo è tutt’altra e può al contrario provocarli. Non guasta un po’ di storia: dalla fine del XIX secolo ogni riarmo europeo ha provocato guerre in Europa, tra cui i due conflitti mondiali. Riarmare oggi gridando all’apocalisse finirà per provocarla. Si dice anche che Mosca ci vuole presto attaccare. Ma la realtà fattuale dimostra il contrario, come gli Usa hanno ben compreso. La Russia non ha la forza per attaccarci, anche perché non riesce nemmeno a vincere contro Kyiv: la sua aggressione all’Ucraina è inconcludente e fallimentare. Sta provocando tantissime vittime civili ucraine ma sta anche dissanguando il proprio popolo senza scopo. D’altronde dal 1945 nessuna potenza né superpotenza vince più una guerra. 

L’unica vera minaccia che i russi possono vantare è l’arma atomica. Più gli europei gridano al riarmo e più si rafforzano i falchi che a Mosca spingono per l’utilizzo di quell’arma, magari tattica. La nuova dottrina nucleare russa lo prevede, annunciando che occorre spiegare agli alleati (in primis i cinesi) le ragioni legittime dell’uso dell’atomica. L’arma nucleare a Mosca è considerata ormai di ultima istanza e non come deterrente. Il riarmo europeo può provocare tale decisione: se si sente all’ultima spiaggia (come sua percezione: qualcosa che non possiamo controllare), il regime russo potrebbe decidere di utilizzarla. A questo livello, da parte europea andrebbe usato il principio di precauzione: tutto ciò che può accelerare o avvicinare un evento di questo tipo andrebbe evitato. Anche e semplicemente perché, se accade: cosa potrebbe fare l’Europa? Assolutamente nulla. Entrando in un universo sconosciuto, gli europei non avrebbero la capacità di reagire e resterebbero come congelati, paralizzati. Francia e Gran Bretagna non si sognerebbero mai di reagire con la propria bomba. Gli inglesi non potrebbero farlo perché dipendenti in tutto dagli americani in quella tecnologia. I francesi avrebbero la possibilità tecnica, ma sarebbero frenati dagli americani, oltre che dalla propria opinione pubblica. Gli Stati Uniti fermerebbero qualunque escalation. Inutile fare retorica anti-russa: l’Europa non può permettersi una guerra atomica con Mosca, che invece si dice pronta a farla. 

E non si dica che è un bluff perché le decisioni della leadership russa non sono prevedibili. Soprattutto l’opinione pubblica europea si rivolterebbe in massa contro un’eventualità di guerra atomica con Mosca: nessuno la vuole. Non siamo più al “meglio rossi che morti” della guerra fredda, ma certamente al “meglio vivi che morire per odio dei russi”. Dobbiamo deciderci una buona volta a gestire la Russia reale, quella che esiste e non quella che vorremmo che fosse. Questo certamente non cambia il giudizio generale sull’aggressività russa ma sceglie come via precauzionale di non provocare ulteriori mali. Pare ingiusto? Certamente, ma più ingiusta ancora sarebbe una guerra nucleare e le sue conseguenze. Soprattutto per gli ucraini, che ne sarebbero le prime vittime, cioè l’iniziale target prescelto. 

Quindi bisogna urgentemente smetterla con un riarmo scriteriato, basato su giudizi affrettati e propagandistici, che non tengono conto della percezione dell’avversario. La differenza tra deterrenza difensiva e minaccia offensiva non dipende solo dalle intenzioni europee ma dalla percezione di chi ci osserva, cioè dei russi. Occorre anche finirla anche con le polemiche pretestuose secondo le quali chi obietta sul riarmo è filo-russo. A Napoli Giuseppe Conte ha semplicemente invocato il principio di precauzione e questo non è sbagliato. La deterrenza senza limiti appare offensiva e non difensiva agli occhi (ovviamente malevoli) dei russi. Ci scandalizza il fatto di dover dipendere dalla loro (malata) sensibilità? Certamente, ma la geografia non è un’opinione: l’Europa è frontaliera con la Russia e così sarà per sempre. Meglio rendercene conto e non far finta che non esista o –peggio- pensare di eliminarla. La Russia di Vladimir Putin ci ha trasportato sul suo terreno preferito, quello della guerra. Tocca a noi europei fare il percorso inverso: invece di accettare il loro terreno, spingere i russi a tornare sul nostro, quello che preferiamo noi, cioè della politica e della diplomazia. Finora non è stato adempiuto dagli europei (solo malamente da Donald Trump e un po’ dai turchi): l’Europa deve decidersi di scendere in campo perché parlare direttamente con i russi serve a fermarli, non a dargli ragione.  

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