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Una tanica di benzina in una sala di controllo del traffico aereo, mine magnetiche sulla fiancata di una petroliera, video virali su TikTok, un bonifico dirottato alla vigilia di un ponte. La guerra ibrida non ha un volto solo e resta invisibile finché un sistema non smette di funzionare. Il confine tra conflitto, criminalità e competizione informativa è ormai quasi impossibile da tracciare, e la domanda, per l’Italia, è se sia attrezzata per accorgersene e rispondere.

La risposta emersa dal panel dedicato al tema al Festival della sicurezza di Cagliari, organizzato venerdì 18 settembre dalla Fondazione Vittorio Occorsio, è che il problema non è la conoscenza della minaccia ma la sua percezione. Lo ha detto con chiarezza Gianluca Di Feo, vicedirettore di Repubblica, ricordando il cittadino georgiano che nel marzo 2025 ha appiccato un incendio nel centro di controllo del traffico aereo dell’Italia centrale, secondo lo stesso schema dei sabotatori reclutati su Telegram che in Germania e nel Regno Unito stanno finendo a processo. “Da noi è passato come un simpaticone”, ha osservato. Eppure la pressione è destinata a crescere, perché l’Ucraina sopravvive grazie ai fondi europei e a Mosca basta far saltare il consenso di un solo governo.

Gli strumenti di analisi non mancano. Paolo Messa, non resident senior fellow dell’Atlantic Council, ha ricordato che la guerra ibrida ricorre da anni nelle relazioni del Dis al Parlamento, ma che, come la Germania, l’Italia non è riuscita a tradurre le analisi in reazione. Il vuoto più evidente riguarda gli agenti stranieri, ovvero non le classiche spie ma figure attive nel giornalismo, nella finanza e nell’associazionismo, finanziate da Paesi terzi e di fatto intoccabili perché manca un reato per cui giudicarle. Regolamentarle senza vietarle, sul modello americano del foreign agent, sarebbe un primo argine a quello che, unendo i puntini, appare come “un attacco alla democrazia”.

Se sul piano politico manca la norma, su quello operativo mancano gli strumenti. Ivano Gabrielli, direttore del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica, ha spiegato che una minaccia “sottosoglia” viene affrontata con mezzi ordinari. L’Italia vanta una capillarità territoriale che altri Paesi le invidiano, ma le attività sotto copertura si fermano ai confini nazionali, mentre gli attacchi arrivano dall’estero, e raccontarle in dibattimento significa bruciare un vantaggio tecnologico costoso. Da qui l’invito a superare “la logica del comitato” in favore di risposte più rapide.

Rapidità che serve anche perché la criminalità organizzata ha già capito dove conviene investire. I clan, soprattutto campani e pugliesi, riciclano in cryptoasset e gestiscono frodi su larga scala, e Gabrielli ha spiegato il perché con un confronto eloquente: un business email compromise ha fruttato la settimana scorsa 2,5 milioni di euro, più del record di una rapina a un portavalori, che aveva richiesto una ventina di uomini armati. Per il Bec è bastato “un ragazzo in grado di entrare all’interno dei sistemi di posta elettronica”.

È su questo terreno che si muovono ogni giorno le banche, il settore più esposto secondo il generale Antonio De Vita, responsabile della security di Intesa Sanpaolo. Frodi e CEO fraud potenziate dall’Ia hanno spinto l’istituto a unificare sicurezza fisica e cyber, perché “la sicurezza non è più un costo, ma un abilitatore strategico del business” e un blocco dei bancomat sarebbe “un tema di sicurezza nazionale”.

Resta il fronte più sfuggente, quello dell’informazione. Claudio Antonelli del Sole 24 Ore ha osservato che dei 162 sabotaggi registrati in Europa nel 2025 si conoscono numeri e filiere, mentre della guerra informativa non si sa quasi nulla. Il caso del Sudan, dove secondo alcuni analisti olandesi i video virali sulle Rsf sarebbero stati spinti da attori ostili agli Emirati, mostra come l’algoritmo finisca per orientare anche le redazioni che ne inseguono i trend. Per questo Antonelli ha chiesto di ripensare il business model digitale e di rivedere il divieto per il 28° reggimento “Pavia”, specializzato in operazioni psicologiche, di operare nei Paesi Nato.

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Gaia X

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