Skip to main content

Il commissario europeo per la sicurezza economica, Maroš Šefčovič, ha concluso di recente un ciclo di negoziati a Pechino, l’8 e il 9 ottobre, con Wang Wentao, ministro del Commercio della Repubblica Popolare Cinese. I due ministri hanno prodotto un elenco di 16 risultati concreti che spaziano dal riequilibrio di commercio e investimenti ai controlli sulle esportazioni, dalla proprietà intellettuale alla riforma dell’OMC. L’intesa ha contribuito a rasserenare i rapporti dopo mesi di dispute commerciali in escalation, che rischiavano di sfociare in una vera e propria guerra commerciale. Lo stesso Šefčovič l’ha definita la conclusione di una «prima fase» dei negoziati, a cui seguiranno ulteriori accordi.

Il risultato di punta riguarda le auto ibride: la RPC si è impegnata a dimezzare le esportazioni cinesi verso l’UE di veicoli elettrici ibridi e ibridi plug-in. Tuttavia, il meccanismo di attuazione non è stato reso noto e Šefčovič ha precisato che i dettagli arriveranno dopo che i leader europei avranno esaminato l’accordo al vertice di Bruxelles del 15 e 16 ottobre. La Cina ha inoltre accettato di valutare come migliorare l’accesso al mercato per le imprese e i prodotti europei, eventualmente abbassando le proprie aliquote tariffarie, oltre ad adottare ulteriori misure per agevolare le esportazioni europee di dispositivi medici e prodotti agricoli. Non sono però indicate né scadenze né cifre.

Di tutto l’accordo, il risultato più importante per l’industria europea è anche quello che cambia meno. Pechino ha accettato di agevolare, attraverso un «canale verde», il rilascio delle licenze per le esportazioni verso l’UE di minerali delle terre rare e magneti permanenti. In cambio, l’UE si è impegnata a collaborare con gli Stati membri per accelerare le pratiche di licenza prioritarie relative ai beni a duplice uso destinati alla Cina. In sostanza, l’Europa allenta i propri controlli su beni sensibili in cambio di licenze più rapide su materiali che ancora non è in grado di produrre da sé.

Ecco perché questo accordo va considerato semplicemente una tregua limitata nella più ampia rivalità economica tra UE e Cina, mentre le dinamiche di fondo che alimentano l’attrito tra le due parti restano sostanzialmente intatte. Se da un lato l’industria europea beneficerà del canale verde, che garantisce licenze più rapide e prevedibili, dall’altro la dipendenza critica dalla Cina per questi materiali essenziali rimane praticamente invariata. La Cina è nota per aver usato come leva nei negoziati geopolitici questo collo di bottiglia commerciale, frutto di decenni di una sofisticata politica industriale. L’UE è particolarmente vulnerabile a questa tattica, dato che il 98% delle nostre terre rare e dei nostri magneti proviene dalla Cina. Pertanto, pur offrendo all’Europa una corsia preferenziale, Pechino mantiene il controllo sulle licenze e può rallentarne il rilascio a suo piacimento. Inoltre, la Cina rifiuta di abbandonare un modello economico fortemente incentrato sulla sovraccapacità e sull’export, anziché sull’aumento della domanda e dei consumi interni. A luglio ha pubblicato un rapporto intitolato China’s Position on the So-called Excess Capacity Issue, in cui la RPC tenta di smontare sistematicamente la critica secondo cui il suo modello, puntando esclusivamente sulle esportazioni, genererebbe enormi squilibri economici. Questo, insieme ai continui investimenti in politiche dal lato dell’offerta, dimostra che la RPC non è ancora pronta a rinunciare al modello che crea, in primo luogo, lo squilibrio di fondo.

Questa esposizione pesa ancora di più perché i magneti e i metalli delle terre rare sono essenziali per il riarmo europeo. Questi magneti sono impiegati nei sistemi di guida dei missili, nei droni, nei radar e nei motori elettrici. Se un costruttore automobilistico può convivere con licenze prevedibili, un’industria della difesa impegnata a garantire la sicurezza del nostro continente, in una fase di tensioni con la Russia senza precedenti dalla Guerra fredda, ha bisogno di approvvigionamenti sicuri e affidabili.

Con questo accordo, Bruxelles ha dunque evitato una spirale di escalation nelle tensioni commerciali che avrebbe potuto danneggiare gravemente entrambe le economie, ha mantenuto aperto il dialogo con la Cina sulla questione e ha ottenuto la prevedibilità che l’industria chiedeva da tempo. Le imprese europee hanno trascorso l’ultimo anno a fare i conti con ritardi e blocchi nelle licenze: per loro, il canale verde rappresenta un sollievo concreto, non un gesto meramente simbolico. Tuttavia, questa tregua vale soltanto quanto ciò che l’Europa saprà fare del tempo che le fa guadagnare. Se è irrealistico aspettarsi che Bruxelles risolva gli squilibri macroeconomici di fondo con la Cina entro la terza riunione ministeriale di marzo 2027, una misura più semplice potrebbe essere trattare i magneti come una priorità industriale della difesa, utilizzando i fondi per la difesa e il Critical Raw Materials Act per garantire la creazione di capacità produttiva di magneti: il settore potrebbe così competere per i finanziamenti in nome della sicurezza, anziché della transizione verde.

I leader europei esamineranno i termini sulle ibride a Bruxelles il 15 e 16 ottobre: sarà il prossimo banco di prova per capire se la tregua reggerà. Se reggerà, ridurrà le tensioni, ma non cambierà, in ultima analisi, chi controlla le forniture. Che l’esposizione europea sia minore entro marzo 2027 dipenderà da ciò che l’Europa costruirà, non da ciò che Pechino concederà.

Ue-Cina, perché l’intesa commerciale non cambia gli equilibri sulle terre rare

Di Thomas Di Domenico

L’accordo tra Ue e Cina, raggiunto dopo negoziati a Pechino, include 16 risultati concreti, tra cui la riduzione delle esportazioni cinesi di auto ibride verso l’Ue e l’agevolazione delle licenze per le terre rare. Sebbene l’accordo offra sollievo temporaneo alle imprese europee, la dipendenza dalla Cina per questi materiali essenziali rimane, con implicazioni significative per la sicurezza europea. L’Ue dovrà sfruttare questo tempo per sviluppare capacità produttive proprie, soprattutto nel settore della difesa

Chi è Nathanaël Combary, il giovane (di destra) che guida le protesta in Francia

Dall’inizio delle proteste in Francia, diversi giovani sono emersi come figure di spicco (a destra e sinistra) del movimento studentesco. Tra questi c’è Nathanaël Combary, il diciottenne che sfida Mélenchon

Modelli AI replicanti, ci siamo vicini. L'avvertimento di Anthropic

I worm sono in grado di replicarsi autonomamente, infiltrandosi in altri dispositivi connessi a Internet. Frigoriferi intelligenti, computer, aspirapolveri, smart tv: gli oggetti di tutti i giorni diventano facili prede. L’avvertimento potrebbe però non piacere a Donald Trump, impegnato a diffondere una contronarrazione positiva

L'energia è un'ipoteca sulla crescita, ma sugli Ets l'Europa sbaglia. Parola di Confindustria

L’economia italiana non è messa poi così male, quest’anno il Pil toccherà agevolmente l’1%, per poi ripiegare allo 0,6% nel 2027. Ma ci sono precise responsabilità da parte dell’Europa, il cui meccanismo Ets non corrisponde a una vera decarbonizzazione. Attenzione al contagio francese che può aumentare il costo del debito italiano. Le previsioni del Centro studi di Confindustria

Trump e Putin, gli affari prima di tutto. La lettura di Bremmer

Per Ian Bremmer la tregua energetica di Trump, mai concordata da Kyiv né da Mosca, nasce dalla frustrazione per una guerra che non si chiude e da un crescente allineamento con Putin. L’Ucraina però dipende meno dagli Usa, e i veri rischi sono Starlink e una possibile frattura nella Nato

Missili cinesi e intelligenza artificiale. Così gli Houthi mettono alla prova le ambizioni saudite

L’Arabia Saudita sta valutando di trasformare la Future Investment Initiative in un evento ibrido a causa degli attacchi Houthi. Gli Houthi, potenziando il loro arsenale con componenti cinesi e intelligenza artificiale, potrebbero colpire infrastrutture strategiche come l’aeroporto di Riyadh. Questo scenario evidenzia la vulnerabilità della Vision 2030 e la crescente sofisticazione degli attori armati non statali, ponendo sfide alla sicurezza regionale e alla governance delle tecnologie sensibili

Dalla Libia alla flotta ombra russa. Come cambia la missione Irini con il nuovo mandato Ue

L’Unione europea ha prorogato fino al 31 marzo 2029 il mandato di Eunavfor Med Operation Irini, rafforzandone il ruolo nel contrasto alla flotta ombra russa, nel monitoraggio delle minacce marittime e nella protezione delle infrastrutture critiche. La decisione consolida l’evoluzione della missione, nata per far rispettare l’embargo sulle armi alla Libia e progressivamente diventata uno strumento più ampio della sicurezza marittima europea

Sovranità europea, così Meloni indica la strada su energia, mercato, terre rare

Il presidente del consiglio in Senato traccia le linee rosse, tanto dell’Europa quanto dell’Italia: “L’intesa di Trump sul gasolio russo? Molto rischiosa. La postura europea su Kyiv? Nessuno vada in ordine sparso. L’Italia si è candidata a ospitare a Porto Marghera uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico perché l’Europa deve tornare a mettere la capacità di produrre al centro delle proprie scelte. L’energia? Non voglio una riga in più nelle conclusioni di un vertice, ma una bolletta più leggera per una famiglia, un costo in meno per un’impresa”

Verso dove punta l'escalation nel Mar Nero. La riflessione di Caffio

Il Mar Nero torna al centro della scena con l’attacco di droni, forse russi, a mercantili neutrali nelle Zee di Bulgaria e Romania, membri di Nato e Ue. Un fatto che rivela i limiti del controllo turco e favorisce Mosca, dato che dal 2022 Montreux impedisce all’Alleanza di inviare proprie unità. A meno che l’obiettivo nascosto non sia proprio mettere in discussione la Convenzione

Auto che filmano soldati norvegesi e sensori che la Pa compra senza saperlo

La minaccia più insidiosa non ha l’aspetto di una spia, ma di una comodità: un’auto noleggiata in fretta perché mancavano i mezzi, una telecamera acquistata al ribasso, un pannello solare che si aggiorna da solo. Nell’era dell’Internet delle cose ogni oggetto racconta qualcosa di noi. Il problema non è impedirgli di parlare, ma decidere a chi, e prima che qualcun altro abbia già finito di comporre il mosaico. L’analisi di Alberto Pagani, docente di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna — Esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva

×

Iscriviti alla newsletter