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Dalla collaborazione tra una start-up del settore fondata poco più di dieci anni fa e due grandi colossi dell’industria della difesa internazionale nasce il più recente concorrente alla corsa della Marina Statunitense per dotarsi di nuovi sistemi unmanned di superficie di medie dimensioni. Lunedì scorso, in occasione della Sea-Air-Space Exposition tenutasi nei pressi di Washington D.C., è stato presentato lo Spectre, un Unmanned Surface Vessels (Usv) sviluppato da Saildrone in collaborazione con la statunitense Lockheed Martin e l’italiana Fincantieri.

Lungo 52 metri e capace di raggiungere una velocità di circa 56 km/h, lo Spectre è ottimizzato per la guerra antisommergibile, ma è stato concepito con una capacità di modular payload (per un carico utile totale di due container da 40 piedi, cinque container da 20 piedi o una combinazione configurabile di entrambi) che lo rende adatto a svolgere diverse missioni. Tra le opzioni dei possibili carichi per la piattaforma, suggeriti dalla stessa azienda produttrice, c’è l’installazione di due contenitori del sistema di lancio verticale (Vls) Lockheed Mk 70, capaci di impiegare sia missili da crociera Tomahawk che missili Sm-6 a lungo raggio per la difesa aerea e l’attacco di superficie; o ancora, array sonar trainati a doppia linea come il Tb-29 e il Joint Air-to-Ground Missile (Jagm) Quad Launcher (Jql, pronunciato jackal) di Lockheed (già in fase di integrazione sulla più piccola piattaforma Surveyor, sempre sviluppata da Saildrone). Il drone è stato presentato in due diverse varianti: la prima, denominata “Silent Endurance”, è caratterizzata dalla sua caratteristica vela, o “ala”, con una potenziale autonomia infinita; la seconda, “Stealth Strike”, si affida interamente alla sua propulsione interna per diminuire la propria individuabilità. Il prezzo unitario di Spectre si aggirerebbe sui 40 milioni di dollari.

Lo sviluppo dello Spectre, frutto di circa due anni di lavoro, precede formalmente il lancio del nuovo programma della US Navy per i Medium Unmanned Surface Vessels (Musv), ma si candida ora come uno dei principali concorrenti. Secondo il fondatore e Ceo di Saildrone, Richard Jenkins, la piattaforma soddisferebbe pienamente i requisiti richiesti dalla Marina, in particolare in termini di autonomia, capacità di carico e adattabilità missione. Il nuovo approccio della Navy, basato su una sorta di “marketplace” industriale per sistemi già maturi e rapidamente dispiegabili, favorisce infatti soluzioni come Spectre, pensate fin dall’inizio per un’integrazione operativa rapida.

Non sarebbe la prima volta che Saildrone si troverebbe a collabroare con la US Navy. Già negli ultimi anni, piattaforme più piccole dell’azienda sono state impiegate in contesti operativi reali come quello del Medio Oriente, in cui opera il Task Group 59, unità dedicata alla sperimentazione e integrazione di sistemi unmanned. In parallelo, nell’area di responsabilità della Quarta Flotta statunitense, questi droni navali sono stati utilizzati in operazioni di contrasto al narcotraffico e alla pesca illegale, dimostrando capacità di sorveglianza persistente e ridotti costi operativi. Un’esperienza accumulata sul campo che rafforza la credibilità di Saildrone nella competizione per i nuovi Musv.

 

 

(Immagine presa dal sito di Saildrone)

Il nuovo drone navale di Saildrone che punta ai programmi Musv. Ecco Spectre

Sviluppato da Saildrone insieme a Lockheed Martin e Fincantieri, Spectre punta a inserirsi nella competizione della Us Navy per i droni navali di medie dimensioni. Modularità, capacità d’attacco e autonomia lo rendono un candidato credibile per la flotta del futuro

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