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Le elezioni comunali hanno confermato il male dell’astensionismo. Che vorrà pur dire qualcosa se corre anche in consultazioni amministrative. Dove, per vicinanza, c’è più diretto coinvolgimento dell’elettore. Manca la politica. Riconoscibile. Di una volta, direbbero i nostalgici.

Solo con una politica peso massimo, di partiti militanti e costruttori si darà priorità alla soluzione dei problemi, si supereranno gli ostacoli. Per il resto la formula che accompagna alla vittoria elettorale è quella di sempre.

La consuetudine persa, in pochi casi rispettata, del prometto e poi mantengo. Che nell’elezione dei sindaci è più visibile. Ma non esaustiva da evitare la solitudine amministrativa. Ragionieristica. Mal corroborata nelle esclusive risposte da dare a tutti i cittadini scavallando i malvisti partiti che in tante liste si nascondono o tolgono proprio il simbolo.

Ormai sono i cosiddetti civici, le liste d’ispirazione diretta dei sindaci, e altro di simile che fanno  risultato. Così i sindaci diventano figure tuttofare, centrali in grado di esautorare i segretari di partito locali, gli organismi dirigenti di sezione che potrebbe dare un utile supporto all’attività amministrativa.

Il difetto insinuato nella vita politica è il fastidio verso i partiti, sono un di più e non quel passaggio di intermediazione necessaria che coglie e pone rapporti. Sprona, sollecita. Ascolta istanze, soprattutto di coloro che hanno perso fiducia e preferiscono starsene lontani dalle urne. Il percorso della rottamazione ha portato a gettare il bambino con l’acqua sporca.

Togliere le province, ad esempio, è stato uno degli errori più marcati di contatto con i cittadini. Strade rotte, opere di edilizia scolastica non terminate, cantieri aperti lasciati a metà.  Serva da monito agli amministratori  che hanno promesso l’inizio e l’ultimazione di  opere importanti.

Con i chiari di luna di questi tempi, ad esempio l’aumento vertiginoso dei costi delle materie prime,  è consigliata un’osservazione guardinga per non disperdersi in lungaggini. O peggio in soste intermittenti fine mai.

Abbiamo sotto gli occhi la discussione accesa sull’Intelligenza Artificiale (IA). La politica solo lei, la politica preparata, che studia, conosce il fenomeno, i risvolti, le applicazioni, può entrarci e mettere i paletti chiarificatori,  le regole indispensabili. Il primo a evidenziare questi aspetti contenuti nell’enciclica Magnifica Humanitas è Papa Leone.

Una figura imprescindibile, di fronte a straordinarie e sconosciute innovazioni,  che assolve l’assenza  di una classe politica in grado “..di contenere  e ridurre i nuovi divari – scriveva nel 2002 Elserino Piol, lo stratega  di internet in Italia, nell’introduzione al mio libro, Vendo capre su internet, analizzava il divario digitale di fronte allo sviluppo impetuoso delle nuove frontiere dell’on line – come quello tecnologico, che è minacciato  non solo dalle aree povere, ma anche da quelle più avanzate, a causa degli effetti di ritorno.  La grande sfida dei prossimi decenni consiste nel recupero dei grandi squilibri che si sono formati al fine di garantire un futuro più equo ed equilibrato”.

Qualche giorno fa sono rimasto senza corrente elettrica per più di un’ora. Il panico. La vita bloccata. Non posso immaginare se fosse in vigore il lockdown energetico, il piano di razionamento dei consumi.

L’intelligenza artificiale, come mi suggerisce il professore Andrea Farinet dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, sa gestire le reti energetiche,  fa manutenzione predittiva. Consente di ridurre i guasti. Ma è carica di limiti che si mangiano le buone azioni.

L’IA, infatti, richiede grandi quantità di energia e la costruzione di data center molto energivori. Se la politica non è stata in grado anticipare e poi trovare soluzioni alle tre crisi energetiche che nel giro di cinque anni abbiamo subito come possiamo guardare alle magnifiche sorti e progressive dell’Intelligenza Artificiale?

All’assemblea di Confindustria il presidente Orsini ha detto che il “caro energia è minaccia esistenziale”.  La politica – ecco che ritorna impetuosa la grande assente – deve muoversi a trovare soluzioni o perderemo la nostra industria.

“La politica sia responsabile”, ha detto Orsini che così ha continuato  “rischiamo il deserto industriale in Europa ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro”. Serve una reazione politica più decisa. In Europa. Che esca dall’immobilismo. Un costo insostenibile. Quanto le guerre.

È il vicolo cieco in cui si è indirizzato il conflitto russo-ucraino che continua pesare sulla mancata soluzione di tanti problemi europei tra i quali l’assenza di risorse energetiche. La politica europea non è stata in grado di assumere una terzietà tra ucraini e russi, coltivando quello che sa far meglio, la via diplomatica e il dialogo tra le parti. Quella realpolitik, liquidata con faciloneria o peggio nascosta, ispirata da un altro Papa, Francesco, il coraggio della bandiera bianca, non la resa ma la negoziazione dello scontro in armi per evitare distruzioni e ulteriori perdite di vite umane.

Abbiamo perso anni e siamo ritornati al punto di partenza con una Europa stressata e ancora in surplace nel nominare un mediatore di pace.

Astensionismo? Figlio della politica assente ingiustificata. L'opinione di Guandalini

Aumentano coloro che non si presentano in cabina elettorale. È successo anche in occasione delle recenti elezioni amministrative. Si paga una disaffezione verso la politica che fatica essere decisiva sulle questioni fondamentali del presente. Una marcata assenza a partire dall’intelligenza artificiale affrontata solo da Papa Leone nella sua ultima enciclica ai ritardi dell’Europa a risolvere lo shock energetico.  L’opinione di Maurizio Guandalini

Michele Mariotti e l'orchestra sinfonica della Rai. Il ritratto di Girelli

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Artista affermato, estraneo a qualunque atteggiamento da divo. Ovvero calato nella sua autenticità quando, negli spazi consentiti dai suoi impegni, passeggia per le vie di Pesaro con maglietta e jeans, fermandosi al bar a fare due chiacchiere con amici e conoscenti. Il ritratto di Giorgio Girelli, presidente emerito del Conservatorio Rossini

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La multa milionaria comminata al colosso della moda cinese, reo di danneggiare l’ambiente, vendere prodotti illegali e distruggere l’industria del fashion, è solo l’ultima plastica dimostrazione di come in Europa non sia più tempo di porgere l’altra guancia a Pechino

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