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Nonostante gli sforzi per rilanciare il negoziato portati avanti da alcuni attori (Washington in particolare) nel corso delle ultime settimane, le prospettive per un’interruzione degli scontri in Ucraina nel breve periodo non sembrano particolarmente rosee. Un’ottica che sembra trovare conferma nella proposta per il budget del 2027 presentata ieri dal governo ucraino, budget in cui le spese della difesa raggiungono il livello più alto di sempre, con 4,89 trilioni di grivna (pari a circa 110 miliardi di dollari) stanziati per questo comparto. Il nuovo bilancio prevede dunque un aumento del 12% delle spese per la difesa rispetto all’anno in corso, portandole a circa due terzi dell’intera spesa pubblica prevista per il 2027. Il bilancio complessivo dovrebbe infatti raggiungere i 7,27 trilioni di grivna, a fronte di entrate stimate in 5,6 trilioni

Il dato più significativo, però, non è soltanto l’entità dello stanziamento, ma la dinamica che lo accompagna. La guerra sta infatti diventando progressivamente più costosa per Kyiv: secondo la presidente della commissione parlamentare per il bilancio Roksolana Pidlasa il costo quotidiano del conflitto è salito a circa 190 milioni di dollari nel 2026, contro i 116 milioni del 2022. “Questo è il sesto bilancio della guerra su larga scala, ed è ancora una volta più grande del precedente. In questi anni la guerra è diventata più costosa”, ha spiegato Pidlasa, sottolineando allo stesso tempo che “le entrate statali non stanno crescendo allo stesso ritmo dell’aumento della spesa”.

La pressione sui conti pubblici non riguarda soltanto il 2027. Quest’anno Kyiv deve infatti ancora coprire un ulteriore fabbisogno di circa 27 miliardi di dollari per la difesa, necessario soprattutto per finanziare l’aumento degli stipendi delle forze armate e l’espansione della produzione nazionale di armamenti. La situazione è resa ancora più complessa dagli attacchi russi contro infrastrutture e imprese ucraine, che stanno erodendo proprio quelle entrate fiscali necessarie a sostenere lo sforzo bellico. Per il prossimo anno, il ministro delle Finanze Sergii Marchenko ha stimato un fabbisogno di oltre 52 miliardi di dollari di assistenza finanziaria internazionale. Per circa 20 miliardi esistono già impegni da parte dei partner di Kyiv, mentre resta da individuare la copertura per la parte restante. Dall’inizio dell’invasione, l’Ucraina ha ricevuto circa 198 miliardi di dollari di assistenza fiscale internazionale, con l’Unione europea nel ruolo di principale finanziatore.

È proprio in questo quadro che torna centrale il dossier degli asset russi congelati in Europa. Marchenko ha indicato i beni russi immobilizzati dagli alleati europei dell’Ucraina come una possibile fonte fondamentale per coprire il deficit del bilancio del 2027. Il tema resta tuttavia complesso, soprattutto sul piano giuridico e finanziario: gran parte dei circa 200 miliardi di euro di asset russi congelati in Europa si trova presso Euroclear in Belgio, e Bruxelles ha finora espresso forti preoccupazioni rispetto ai rischi legali e finanziari derivanti dal loro utilizzo.

Il dibattito europeo potrebbe però riaprirsi. Diversi Stati membri hanno recentemente chiesto di tornare a discutere dell’impiego degli asset, mentre la Commissione europea aveva già valutato un meccanismo che li utilizzasse come garanzia per sostenere un prestito destinato all’Ucraina. Il tema non è dunque soltanto quello di trovare nuove risorse per Kyiv, ma di individuare una modalità che consenta di trasformare la ricchezza russa immobilizzata in una fonte di finanziamento sostenibile senza trasferire sugli Stati europei i rischi legali e finanziari connessi all’operazione.

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Il governo ucraino ha presentato un bilancio 2027 da record, con 4,89 trilioni di grivna, circa 110 miliardi di dollari, destinati alla difesa. Una cifra che riflette l’aumento del costo quotidiano della guerra e la crescente pressione sui conti di Kyiv. E riporta al centro il tema degli asset russi

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