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Una piattaforma per conoscere la struttura produttiva nazionale, individuare nuove competenze e costruire rapporti industriali tra grandi gruppi, Pmi, università e associazioni territoriali. Con “Connext Filiere. Aerospazio, Difesa e Sicurezza”, presentato all’Auditorium della Tecnica di Roma, Confindustria porta sul piano operativo il progetto per il rafforzamento di uno dei comparti strategici del Paese.

L’iniziativa parte dall’aerospazio e dalla difesa, settori caratterizzati da una forte presenza di piccole e medie imprese e da una crescente domanda di capacità produttiva, tecnologie avanzate e personale qualificato. La piattaforma consentirà attività di profilazione, scouting e matching, anche per integrare aziende che operano oggi in filiere differenti.

Conoscere le imprese per allargare la filiera

La prima esigenza è costruire una mappa delle capacità disponibili. “Non si può far crescere, integrare o mettere a sistema una filiera che non si conosce fino in fondo”, ha spiegato Giorgio Marsiaj, vicepresidente di Confindustria per l’Aerospazio.

Le priorità individuate sono la crescita dimensionale delle Pmi, l’aumento degli investimenti in ricerca e il sostegno alle aggregazioni. L’ingresso di nuove imprese dovrà però completare, e non duplicare, le capacità esistenti. L’obiettivo, ha precisato Marsiaj, è “allargare la filiera in una logica di complementarietà, non di sostituzione”.

Il confronto riguarda anche la competitività europea. “Lo stesso percorso lo stanno facendo altri Paesi, e proprio per questo dobbiamo rafforzarci per guardare oltre i confini nazionali”, ha aggiunto.

Spesa e capacità produttiva

La crescita degli stanziamenti per la difesa deve procedere insieme a quella dell’industria. Un aumento troppo rapido della domanda rischierebbe di favorire fornitori esteri, perché molte imprese italiane non avrebbero il tempo necessario per ampliare impianti e produzione.

Secondo Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo, il governo ha seguito un percorso “saggio e virtuoso”, perché portare la spesa dall’1,5 al 3,5% in due anni avrebbe significato “tagliar fuori tutte quante le imprese italiane”.

Il processo, tuttavia, non dovrebbe essere interrotto. “Se per tre-quattro anni noi dovessimo interrompere un processo virtuoso di questo tipo, mentre la Francia e la Germania continuano ad aumentare le proprie spese, usciremo da questa decade completamente sudditi dell’industria francese e tedesca”, ha avvertito Mariani.

Per il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, l’obiettivo Nato del 3,5% del Pil entro il 2035 “non è solo un traguardo finanziario”, ma deve diventare “uno dei pilastri della politica industriale italiana ed europea”. La priorità, ha aggiunto, è evitare che le risorse finiscano all’estero e trasformarle in innovazione, competenze e occupazione qualificata.

Ricerca e catena del valore

L’aumento dei volumi deve accompagnarsi al mantenimento in Italia della progettazione e dello sviluppo tecnologico. Per Riccardo Procacci, amministratore delegato di Avio Aero, i fondi devono creare “un volano tra il disegno, la progettazione e la produzione”.

Le risorse, ha aggiunto, “non possono essere indirizzate esclusivamente alla produzione, perché vogliamo poter mantenere in Italia la catena del valore”. Il coinvolgimento deve comprendere Pmi e università, così da collegare ricerca, competenze e applicazioni industriali.

Sul consolidamento delle aziende, Mariani ha richiamato il rischio che le difficoltà finanziarie favoriscano acquisizioni estere: “Abbiamo assistito all’ingresso di fondi stranieri, che è la risposta a una debolezza italiana. Ogni tanto vendiamo il nostro futuro per qualcosa che un domani non saremo in grado di recuperare”.

Tecnologie duali e spazio

Il settore navale mostra come le tecnologie militari possano generare applicazioni civili. Fincantieri sta lavorando su droni di superficie, mezzi subacquei senza equipaggio e telecomunicazioni sottomarine. La strategia, ha spiegato l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero, “valida le tecnologie nel militare e poi le allarga agli usi civili e commerciali” e alla protezione delle infrastrutture critiche.

Per Orsini, il rafforzamento delle filiere deve accompagnarsi a una maggiore integrazione continentale. “Serve che l’Europa faccia un passo in più” verso una difesa comune, ha affermato, indicando nel Buy European una possibile leva per sostenere la competitività e rilanciare l’industria europea.

La stessa dinamica interessa lo spazio, dove la crescita degli operatori privati amplia il mercato disponibile. “Fino a poco tempo fa lo spazio era competenza degli Stati, oggi si esprimono al meglio i privati”, ha osservato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Urso ha ricordato che l’Italia ha destinato quasi otto miliardi di euro all’economia spaziale entro il 2028, realizzando quattro Space Factory e sviluppando una rete di sedici distretti industriali. La competizione, ha sottolineato, “è globale, non è tra nazioni ma tra continenti”, e richiede campioni europei in grado di confrontarsi con Stati Uniti e Cina.

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