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Nel mondo che scivola verso una nuova normalità fatta di rapporti di forza, l’impressione è che la diplomazia arrivi spesso in ritardo, chiamata a inseguire decisioni già prese altrove.

È in questo clima che prende corpo, anche nell’opinione pubblica italiana, l’idea che la “legge del più forte” non sia più un’eccezione ma il perno attorno a cui si riorganizza l’ordine internazionale.

Una percezione che l’ultimo Radar Swg fotografa con nettezza e che racconta più di un semplice cambio d’umore.

Per la maggioranza degli italiani, infatti, il sistema globale appare sempre meno ancorato al diritto internazionale e sempre più condizionato dalla forza economica e militare.

Solo un quarto continua a considerare questa fase come temporanea, mentre prevale la convinzione che la crisi delle istituzioni multilaterali e l’arretramento della mediazione diplomatica siano destinati a durare. Non a caso, un italiano su tre vede in questa tendenza un fattore di rischio diretto per la pace mondiale.

Dentro questo scenario si inseriscono le difficoltà europee nel trovare una postura comune. Le recenti prese di posizione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla Groenlandia e l’ipotesi di nuovi dazi contro i Paesi europei hanno reso evidente quanto i toni e i modi contino nel plasmare reazioni politiche e percezioni collettive.

La risposta auspicata dagli italiani resta divisa: il 46 per cento invita alla cautela e al dialogo per evitare un’escalation, mentre il 41 per cento chiede una reazione più decisa, fatta di contromisure concrete.

Una frattura che rispecchia quella politica, con il centrodestra più orientato alla prudenza e il centrosinistra maggiormente incline a una linea di fermezza. La linea cambia quando il confronto si sposta sul terreno economico.

L’eventuale ricorso al cosiddetto “bazooka” europeo, lo strumento anti-coercizione pensato per rispondere a pressioni esterne, raccoglie il consenso del 50 per cento degli italiani.

Per alcuni è la presa d’atto di uno scontro ormai esplicito, per altri uno strumento di deterrenza utile a prevenire ulteriori strappi. Restano però forti le resistenze: un terzo del campione teme che una simile scelta finisca per innescare una spirale dannosa anche per l’economia europea.

Le stesse ambivalenze emergono sul dossier mediorientale. La proposta americana di istituire un Board of Peace per Gaza, indipendente dall’Onu e guidato da Washington, non convince pienamente.

Un terzo degli italiani si dice contrario all’ingresso dell’Italia, mentre quasi la metà non lo esclude ma chiede che la decisione venga assunta in modo collegiale a livello europeo, segno di un bisogno di condivisione che resiste anche quando il multilateralismo appare indebolito.

Nel complesso, il Radar Swg restituisce l’immagine di un’opinione pubblica consapevole di trovarsi in una fase di transizione, in cui il linguaggio della forza torna a dettare l’agenda e costringe governi e cittadini a ricalibrare le proprie aspettative.

Senza proclami né giudizi espliciti, emerge la sensazione che certi comportamenti e certe posture abbiano effetti profondi e duraturi, capaci di ridefinire il perimetro entro cui l’Europa è chiamata a muoversi.

E di farlo in un mondo in cui la forza, sempre più spesso, sembra precedere le regole.

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