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Una petroliera sospettata di appartenere alla flotta fantasma russa è stata sequestrata vicino Marsiglia e il suo capitano è stato arrestato, altri alleati hanno partecipato all’operazione, “nel pieno rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”, come annunciato dalla presidenza francese. Un mese fa al largo di Creta era stata attaccata dai droni ucraini la petroliera Qendil battente bandiera omanita, collegata alla Russia, segnando il primo attacco della flotta ombra al di fuori del Mar Nero.

I due episodi, che probabilmente non resteranno isolati, dimostrano un’evidenza geopolitica: il mare nostrum non solo è teatro del passaggio di petroliere che trasportano il greggio di Mosca nonostante le sanzioni in corso, ma sta diventando il punto dove si scontrano gli interessi (e le azioni) dei super player presenti al tavolo da gioco “energetico”, con anche l’appendice rappresentata dai soggetti più periferici e meno centrali rispetto ai big, che però svolgono un ruolo non marginale.

Come è noto, Russia, Iran e Venezuela dispongono di una flotta di vecchie petroliere per trasportare barili di prodotti petroliferi apparentemente autorizzati in tutto il mondo, di fatto anche per utilizzarle come depositi galleggianti in mare: ma falsificando la posizione tramite un programma per mutare il gps, gli operatori navali mascherano l’origine del loro carico ed evitano di essere scoperti lungo la tratta Suez-Gibilterra. Secondo il portale TankerTrackers.com sono più di 1.470 le petroliere classificate come appartenenti alla flotta ombra o “dark fleet” e il loro numero è aumentato dal 2022 in concomitanza con le sanzioni imposte a Mosca. Lo scorso luglio l’Unione Europea ha approvato il 18° pacchetto di sanzioni incentrate principalmente sull’elenco delle cosiddette flotte fantasma. Le stesse navi trasporterebbero anche armi al generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, sostenuto da Mosca contro il governo di Tripoli.

Non solo il greggio è fantasma nel Mediterraneo. Secondo alcune ricostruzioni apparse sulla stampa iberica, il relitto della nave cargo russa Ursa Major è rimasto sul fondale marino tra Cartagena e la costa algerina. Era affondata un anno prima, ma anziché gru portuali e attrezzature edili, così come riportato sul manifesto del capitano affermava, l’ Ursa Major trasportava involucri di reattori nucleari destinati al programma sottomarino illegale della Corea del Nord, paese che è diventato il principale sponsor militare della Russia inviando centinaia di container di munizioni e armi.

È questa una ulteriore dimostrazione del fatto che la guerra in Ucraina non si limita a quel territorio e al Mar Nero, ma esula da quella ristretta area geografica con eventi che, per lo più, si manifestano dietro le quinte e in un fazzoletto di acque, quelle mediterranee, dove si affacciano vari Paesi membri della Nato.

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