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Ricorda l’Italia del 2013 il panorama politico uscito dalle urne portoghesi di ieri, con tre partiti che monopolizzano l’arco costituzionale e che da soli non sono in grado di formare un governo. I popolari di Montenegro hanno vinto di misura contro i socialisti di Nuno che ha accettato la sconfitta ammettendo che il PSD può governare, senza che il PS renda possibile alcuna mozione di sfiducia. Ma la novità è rappresentata dalla destra di Chega che, a differenza di ciò che fecero i cinque stelle undici anni fa, potrebbe decidere di fare il governo assieme ai monarchici e ai popolari. In caso contrario ci saranno nuove elezioni nel 2025.

Maggioranza di destra

Il primo dato che emerge dopo le urne è che il Parlamento si presenta con una schiacciante maggioranza di destra. L’Alleanza democratica è stata la più votata, anche se i popolari di Montenegro non hanno centrato la maggioranza assoluta, mentre i socialisti sono usciti in grande affanno dalle elezioni, mettendo un punto conclusivo non solo al decennio targato Costa ma anche alla loro esperienza di governo. Il calo dei socialisti è oggettivo: il PS è il partito che ha perso di più rispetto alle elezioni del 2022, tanto al nord quanto nel sud del Portogallo. Chega invece ha trionfato nei tradizionali feudi della sinistra, nella cintura industriale di Lisbona, nella periferia della capitale e nella penisola di Setúbal.

Anche se il risultato finale dipenderà dai 4 deputati eletti all’esteri, verosimilmente entro il 20 marzo, da soli i conservatori non potrebbero governare, per cui le opzioni restano due: l’alleanza di centrodestra guidata da Montenegro si allea con Andrè Ventura, “abilitando” Chega alla sua prima esperienza nell’esecutivo; oppure tenta un governo di minoranza, ma con scarsissime possibilità di avere vita lunga, soprattutto su azioni fondamentali come la legge di bilancio e la politica estera.

Le reazioni

Secondo l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, copresidente del gruppo Ecr del Parlamento europeo, anche a Lisbona finisce l’era dei socialisti: “In Europa tira un vento di centrodestra. Complimenti a Chega e ad Alleanza Democratica, che i risultati indicano come prima forza politica della nazione e che ha saputo interpretare il bisogno di cambiamento dei portoghesi. Bocciata invece, dagli elettori la pretesa del partito socialista di spostarsi verso l’ estrema sinistra, nel tentativo di salvare il governo dal naufragio politico dopo le dimissioni di Costa per lo scandalo sui progetti legati all’ambiente. Il centrodestra in Portogallo ha il diritto di governare, una buona notizia per l’intera Europa in vista delle prossime elezioni e soprattutto un altro importante tassello che conferma lo spostamento a destra del Consiglio Ue”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine della presentazione dell’investimento di Silicon Box, secondo cui il vento è cambiato: “Il centrodestra vince in Abruzzo a conferma del buon governo a livello nazionale. La sinistra aveva fatto di questa una sfida al governo ei cittadini hanno premiato il buon governo. Possiamo andare avanti e saranno significativi le prossime elezioni regionali e tanto più quelle che si svolgeranno a giugno in Europa. Laddove i Paesi europei votano, come è accaduto poche ore fa in Portogallo , vince in maniera significativa il centrodestra. È cambiato il vento, non soltanto in Italia”.

Scontento e punizione

Secondo Maria Elena Cavallaro, docente di storia contemporanea alla Luiss di Roma, le urne portoghesi hanno detto che l’exploit di Chega è essenzialmente un voto di protesta verso lo status quo, che ha prodotto un terzo soggetto. È corretto dire che si apre uno scenario tripartitico come l’Italia del 2013? “Sì – risponde a Formiche.net – è possibile dirlo perché in questo caso i risultati dei due grandi partiti sono quasi pari ed entrambi hanno bisogno di creare una coalizione con un altro partito. Questo tipo di scenario a sinistra lo abbiamo già visto, perché in passato c’era stata l’alleanza tra Partito Socialista e i comunisti in Portogallo, me nell’area di centro destra sarebbe la prima volta”.

Osserva che il vero vincitore delle elezioni è il partito Chega, guidato da André Ventura che nasce da una costola del Partito socialdemocratico, il cui leader però ha chiuso ad un’alleanza con la destra. Come fatto dal partito popolare spagnolo con Vox? “Sì, esatto, siamo partiti dall’Italia e finiamo in Spagna: anche Vox, come Chega, è nato da una costola dei popolari, i due partiti hanno una identica dinamica, sono entrambi antisistema e entrambi non hanno solo raccolto voti esplicitamente di destra, ma hanno pescato anche in altri ambiti”.

Cosa significa questo dato? “Che quel voto è puramente di scontento complessivo e va a intaccare anche il voto dell’area di centro sinistra su due politiche precise, come bilancio e immigrazione. Ovvero anche in Portogallo questo elemento inizia a farsi sentire, mentre in Spagna era sicuramente più forte. Le elezioni di ieri hanno espresso – conclude – una critica forte e anche una punizione per entrambi i due partiti di maggioranza e opposizione che non sono stati in grado di interpretare le necessità della popolazione su questi due fronti in particolare”.

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