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Menarini aumenta il fatturato anche nel 2023, che raggiunge i 4,375 miliardi di euro e mette un segno positivo del 5,3% sul 2022. È quanto ha dichiarato l’azienda in occasione dell’annuale appuntamento con i giornalisti, questa volta nella sede della Camera di commercio di Firenze. Leggermente in calo, invece, l’ebitda che si attesta intorno ai 350 milioni di euro, contro i 400 dell’anno precedente. “Un calo atteso, nella nostra traiettoria di sviluppo l’anno 2023 è stato un anno di fortissimo investimento”, ha commentato Lucia Aleotti, membro del board Menarini, che ha presenziato alla conferenza stampa insieme al ceo Elcin Barker Ergun.

I NUMERI

L’azienda, nata nel 1886 e tra le più grandi realtà in Italia, è presente in 140 Paesi nel mondo e dispone di 17.800 dipendenti a livello globale. Dati importanti, che collimano con quelli dell’attività produttiva. Menarini ha infatti 18 stabilimenti e 9 centri di ricerca per una produzione nel solo 2023 pari a 833 milioni di confezioni e 16 miliardi di compresse.

BENE GLI STATI UNITI…

È negli Stati Uniti che l’impresa del farmaco fiorentina registra i maggiori successi dell’anno passato. “Abbiamo gli Usa come secondo Paese” dopo l’Italia, ha detto Aleotti, facendovi riferimento come il “mercato farmaceutico più grande del mondo e primo per capacità di ricerca”. Un “risultato importante per un’azienda italiana”, ha aggiunto. Un traguardo raggiunto sicuramente con la presenza nel campo dell’oncologia, rafforzata con l’acquisizione della statunitense Stemline avvenuta nel 2020.

…MALE CINA E TURCHIA

Ad ogni modo il 2023 modo ha presentato le sue criticità. “Abbiamo incontrato difficoltà con l’economia cinese, Paese dove siamo entrati ma che purtroppo non ha mantenuto premesse e attese”, ha spiegato l’imprenditrice, aggiungendo, senza stupire, che le prospettive future non sembrano migliori. Problematiche anche con la Turchia, dove la lira ha eroso il 50% della crescita.

IL COSTO DELL’INFLAZIONE

Fra gli ostacoli da superare, per il comparto farmaceutico, l’azienda ha menzionato l’aumento dei costi legato all’inflazione. “I costi delle materie prime e della produzione si ripercuotono in maniera diretta su un’azienda farmaceutica come la nostra”, ha spiegato l’imprenditrice del pharma, “perché i prezzi dei farmaci, a differenza di quelli che sono i beni e servizi di qualsiasi altro genere, non possono essere adeguati all’inflazione”. “O comunque non in Europa e nella maggior parte dei Paesi, perché sono fissati dai governi”.

FRENO EUROPEO

Ma l’Europa preoccupa anche per altri motivi, in primis regolatori. “Quando l’Europa si muove, si muove mettendo regole che immagina senza tenere conto della competitività globale”, ha sottolineato Aleotti. Un tema di cui Farmindustria ha molto discusso nel recente passato. Se non cambiano le cose, “le aziende si sposteranno sempre di più fuori dall’Europa”.

L’ITALIA AL CENTRO

Ma non loro, stando a quanto dichiarato dall’azienda. “Non fa parte della nostra logica un’idea di delocalizzazione”, ha assicurato Aleotti. “Negli ultimi cinque anni abbiamo investito oltre duecento milioni solo in Italia e aumentato il numero dei dipendenti”, ha tenuto a sottolineare il board. Nonostante lo sguardo sia rivolto oltre i confini nazionali “il cuore di Menarini resta l’Italia”. Così come gli utili restano in azienda, uno dei mantra di cui Menarini va più fiera. Dal 1992, infatti, non ha mai redistribuito gli utili.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Fra i temi sul tavolo, come ci si aspettava, anche quello dell’intelligenza artificiale. A parlarne, la ceo Elcin Barker Ergun, secondo cui i vantaggi sono molteplici, “il primo più prettamente di innovazione farmacologica, il secondo con applicazioni per migliorare l’efficienza aziendale”. Ma anche “dal punto di vista legale o regolatorio”.

ANTIMICROBICO RESISTENZA

Siamo davanti a una vera e propria “emergenza sanitaria”, risponde Aleotti interrogata durante le domande poste al termine della conferenza, che invita a un vero e proprio cambio di visione che si avvicini maggiormente a quello dei farmaci orfani. “Stiamo lavorando anche a livello europeo per far riconoscere ai nuovi antibiotici lo status di farmaci orfani”, ha difatti spiegato l’ad Elcin Barker Ergun. Ma Lucia Aleotti allerta: “È vero che questi farmaci vanno somministrati con attenzione, ma vanno dati”. “Se c’è un paziente ricoverato in ospedale con un’infezione resistente che facciamo? Lo abbandoniamo?”, ha aggiunto, ricordando quanto sia prioritario “riconoscere il valore di questi farmaci”.

Menarini punta agli Usa, ma non dimentica l’Italia

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