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Lo sviluppo sostenibile è un principio guida per le società che intendono progredire oltre le misure meramente economiche del benessere. I risultati di una recente pubblicazione scientifica di Idiano D’Adamo, Cristina Di Carlo, Massimo Gastaldi e Antonio Felice Uricchio sostengono un approccio pragmatico e non ideologico alla sostenibilità, affermando che il vantaggio competitivo non dipende dalle differenze territoriali, ma dalla capacità competitiva delle regioni di valorizzare e integrare le loro caratteristiche su scala globale.

Quindi il concetto del Made in Italy non mira ad inasprire le disparità regionali, ma a combinare le eccellenze territoriali per essere maggiormente competitivi in un contesto globale che si sta trasformando in maniera radicale.

Lo studio suggerisce una maggiore partnership delle università con l’industria e le amministrazioni pubbliche, anche per veicolare un messaggio chiaro ai nostri giovani: “questi territori hanno bisogno delle vostre competenze e dei vostri sogni”, mirando a ridurre la diaspora di talenti e laureati. Allo stesso modo gli investimenti circolari, digitali e verdi vanno materializzati superando le lungaggini burocratiche, intercettando i fondi europei e con un attento monitoraggio sull’uso efficace del denaro pubblico.

Il divario Nord-Sud per essere contrastato richiede di valorizzare la ricchezza umana e naturale, favorendo la nascita e la crescita degli ecosistemi dell’innovazione. Di recente Giuseppe De Rita del Censis ha indicato nella collaborazione continuativa tra gli Atenei delle regioni del centro Italia l’elemento che può fare la differenza per innovare e attrarre cervelli.

Ci hanno già provato le Regioni Abruzzo, Marche e Umbria, con le rispettive Confindustrie, le Università e le società partecipate di sviluppo industriale, ad unire le competenze nel progetto Hamu (Hub Abruzzo Marche Umbria), con il quale l’Italia centrale sta sperimentando da alcuni anni collaborazioni per costruire ecosistemi e generale valore sui territori.

Il 5 aprile, su impulso del presidente di Lazio Innova, Francesco Marcolini, le Finanziarie di Lazio, Abruzzo, Marche ed Umbria sigleranno a Roma un accordo di collaborazione e di partenariato sui Fondi Europei.

La premier Giorgia Meloni ha indicato la direzione futura ponendo rilevanza al ruolo strategico dei corridoi di mobilità lungo la dorsale Adriatica e sull’asse trasversale Tirreno-Adriatico.

La contiguità politica e istituzionale con i governi delle Regioni Abruzzo (Marco Marsilio), Marche (Francesco Acquaroli), Lazio (Francesco Rocca), Molise (Francesco Roberti) ed Umbria (Donatella Tesei), è un ulteriore tassello di questa inedita piattaforma, che consente all’Italia centrale per la prima volta di avere un’unità di intenti indelebile.

 

 

Il Centro Italia modello di innovazione sostenibile. Ecco come secondo Cianciotta e D'Adamo

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Quindici anni fa il terribile terremoto che sconvolse l’Italia centrale, distruggendo parte de L’Aquila. Nel 2016 e nel 2017 le calamità colpirono Lazio, Abruzzo e Marche. Oggi, insieme con Molise e Umbria, queste regioni stanno collaborando allo sviluppo del Centro Italia. Il gap Nord-Sud va ridotto ed occorre unire la costa tirrenica a quella adriatica. Il commento di Stefano Cianciotta, ad della Finanziaria regionale abruzzese e Idiano D’Adamo, docente alla Sapienza ed esperto internazionale di sostenibilità

Italia tra G7 e Cina. Problemi di de-risking? Risponde Ghiretti (Csis)

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