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Il nome, la sigla, gli slogans ancora non ci sono, ma il lievito é in fermento da mesi. Ed è il lievito esistenziale delle generazioni post 2000 che si stagliano sullo sfondo delle seguitissime puntate televisive di Adolescence. Lì muove la nebulosa delle speranze, dell’immaginazione, la rabbia per le delusioni e l’impulso di cambiare il mondo prima che il mondo cambi per sempre loro.

The youth revolution é in progress, pronta a scattare con un link, un post, un selfie oppure un Whatsapp sull’universo di siti di manosphere ed a strabiliare psicologi, sociologi, opinionisti e storici che constateranno quanto siano superate e obsolete le analogie col 1968, tirate fuori dai cassetti della memoria e della malinconica nostalgia per una pur entusiasmante stagione di profezie e sogni solo in piccola parte realizzatesi. No, la new youth revolution non é un nuovo ’68, ma una scossa politico culturale glocal, globale e locale, destinata a pervadere il pianeta e ogni singolo ambito di tutti i paesi, sull’onda di un tumultuoso sviluppo tecnologico che ha modificato tutti i parametri esistenziali.

Non é facile fare previsioni sulla base di standard cultural-digitali ancorati alle discipline umanistiche e alla sedimentazione storica, filosofica ed analitica del metodo accademico classico, non contaminato dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale, ma é evidente che le proteste e la presa di coscienza giovanile si svilupperanno seguendo criteri paralleli all’elaborazione algoritmica della rivoluzione industriale, cosiddetta quattro punto zero, caratterizzata dall’uso di sistemi fisici-cibernetici che mettono insieme mondo reale e mondo virtuale. In altre parole, i giovani di tutto il mondo chiederanno conto e ragione degli insuccessi e delle contraddizioni della globalizzazione e dello sviluppo incontrollato della rete.

Le prospettive del contesto della youth revolution, appaiono fin da ora in rotta di collisione innanzi tutto col il bellicismo che sta sconvolgendo il mondo, dal Medio Oriente, all’Europa, all’Asia. Un rigetto dei conflitti che dopo un prevedibile avvio soft dialogante, con cortei e manifestazioni in Europa e Stati Uniti, potrebbe scatenare violente contestazioni dei regimi autocratici in Russia, Cina ed Iran ed infiammare vari altri paesi in America latina e del sud est asiatico.

L’ altro snodo cruciale delle contestazioni giovanili potrebbe essere determinato dalla crescente incomunicabilità fra le generazioni, con gli over 60 ed in generale con un mondo popolato da sempre sempre più anziani, che catalizzano potere decisionale, servizi e welfare, ma stentano a connettersi con l’ondata iper digitalizzata dei teenagers. Una prospettiva incentrata anche sul rapporto genitori figli, per certi versi anticipata dall’angoscia di non capire la personalità dei propri ragazzi, sviluppata dalla trama di Adolescence.

Il trend della dialettica contestataria riguarderà con grande evidenza il ruolo delle donne. Un ruolo di totale parità ed in crescita esponenziale, destinato a rappresentare una contestazione nella contestazione generale. Fra le ricadute culturali é preventivabile un’impennata di ripulsa giovanile per le religioni, tutte le religioni, a cominciare da quelle che giustificano o fomentano la violenza ed enunciano la sottomissione delle donne. Scaturite dall’angoscia ancestrale dell’umanità, rispetto all’ignoto della preistoria, le religioni hanno connotato, e soprattutto condizionato, la storia delle civiltà, incubando repressioni, conflitti e persecuzioni che si trascinano da millenni.

Con l’eccezione residuale delle tradizioni familiari in via d’estinzione, la presa religiosa sulla Generazione Z, formata dai giovani nati tra la seconda metà degli anni novanta del XX secolo e la prima metà degli anni duemila dieci, é stata totalmente sostituita fin dall’infanzia dall’accesso ad internet e dallo sviluppo dei social. Una nuova dimensione sociale che ha sostituito, con le risposte della rete, la ricerca di motivazioni ideali o sopperito con una didascalica rimozione delle angosce trascendentali ed individuali alla funzione di rifugio consolatorio essenzialmente svolta delle religioni.

Il sogno di un mondo pacificato, unitario, in grado di fronteggiare le emergenze climatiche e planetarie? Cosa scaturirà in definitiva dalla youth revolution? Oltremodo difficile, se non impossibile prevederlo. Oltre all’evoluzione tecnologica si prospetta comunque una straordinaria, e secondo tutte le premesse già emerse, una davvero rivoluzionaria spinta della ricerca medico scientifica in grado di curare e guarire molte delle cause di mortalità che affliggono l’umanità. Buona salute e sviluppo tecnologico che prolungheranno di almeno un decennio la spinta adolescenziale delle ultime youth generation.

Ma il più grande vantaggio del futuro prossimo che erediteranno i giovani d’oggi é rappresentato dall’avanzamento degli studi geofisici e della prevenzione dei fenomeni sismici. Una scienza geofisica in progress determinante in un pianeta che é un’enorme globo terracqueo con un incandescente nucleo vulcanico in perenne attività. Come se il mondo, oltre al rischio della follia autodistruttrice dell’atomica, fosse in realtà seduto su una naturale polveriera nucleare.

Adolescence, la youth revolution e il futuro sismico del pianeta

Disagi, angosce giovanili ed i rapporti fra figli e genitori che fanno da sfondo alla serie televisiva Adolescence prefigurano anche una sorta di nuova rivendicazione generazionale, tecnologicamente e culturalmente molto diversa dal mitico 1968. L’analisi di Gianfranco D’Anna

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