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Il summit tra Donald Trump e Xi Jinping a Pechino ha confermato che il cuore della competizione globale passa ormai da chip AI, terre rare e capacità industriale. In questo scenario l’Europa è rimasta sullo sfondo, stretta tra ambizioni di sovranità tecnologica e necessità di cooperare con Washington. Quali sono i passi giusti da compiere per l’Europa nel dominio tecnologico? Formiche.net ha contattato Ronan Murphy, direttore del programma Tech Policy presso il Center for European Policy Analysis, che ha accettato di rispondere alle nostre domande.


Nel corso di questa settimana a Pechino, le due maggiori potenze tecnologiche mondiali hanno definito bilateralmente l’agenda sui chip AI e le terre rare. L’Europa era assente. Cosa significa?

Si trattava di un vertice bilaterale tra i leader di Stati Uniti e Cina, quindi l’Europa non era destinata a essere un tema centrale, tantomeno avere un ruolo attivo, e non bisogna sopravvalutare questo aspetto. Certo, alcune cose si spera siano state discusse, come la guerra russa contro l’Ucraina. Ma per il resto, non si deve dare una lettura sbagliata del contesto.

Cosa può fare l’Europa nel panorama post-summit per rafforzare la relazione transatlantica nel dominio tecnologico?

Continuare a individuare aree di cooperazione, adottare una visione realistica sulla «sovranità» e rendere significativa la prevista “semplificazione” della regolamentazione Ue. L’amministrazione statunitense ha espresso apertamente le proprie frustrazioni riguardo alla regolazione europea e a quella che percepisce come un’offensiva contro le aziende americane, ma alcuni segnali positivi esistono: Pax Silica include già diversi paesi europei, e altri, insieme alla stessa Ue, potrebbero presto aderire. Il nuovo “dialogo tecnologico Usa-Ue” è oggi ancora poco sostanzioso, ma rappresenta un punto di partenza. Sul fronte europeo, il previsto “pacchetto sulla sovranità tecnologica” è un’occasione per dimostrare che le imprese americane non saranno escluse o penalizzate in Europa. Entrambe le parti traggono vantaggio da un ecosistema tecnologico europeo competitivo, ma questo non si otterrà imponendo rigide regole di “produzione europea”. E a Bruxelles, l’agenda della semplificazione è appena avviata, siamo a circa 18 mesi dall’inizio del mandato della Commissione, e potrebbe e dovrebbe procedere molto più rapidamente.

Reuters ha riportato, a poche ore dal vertice Trump-Xi, che Washington ha autorizzato la vendita delle Nvidia H200 a colossi cinesi come Alibaba, Tencent, ByteDance e JD.com. Quale impatto avrà questa mossa? E cosa significa per gli hyperscaler e i laboratori di AI europei che hanno operato nell’ipotesi che le imprese cinesi sarebbero rimaste a corto di capacità di calcolo?

Sembra che la Cina, almeno ufficialmente, non senta la necessità di acquistare le H200 su larga scala e preferisca concentrarsi sullo sviluppo di chip e processori nazionali. È questa la sfida ricorrente dei controlli all’esportazione: possono spingere altri ad innovare più rapidamente. Per l’Europa, potrebbe essere una buona notizia che Nvidia abbia più chip da vendere, ma è ancora presto per trarne conclusioni definitive.

Uno dei pochi risultati concreti attesi da Pechino è un sottile canale bilaterale di governance dell’AI. L’Europa dovrebbe spingere per essere inclusa in questo dialogo, costruire un proprio percorso parallelo, o accettare che la governance dell’AI di frontiera sia ormai un affare G2?

Quel che è certo è che l’Europa non potrà dettare le regole. Tuttavia, sebbene le imprese americane e cinesi guidino attualmente lo sviluppo dell’AI, non vedo la governance dell’AI come uno scenario esclusivamente Usa-Cina. Le aziende coinvolte operano a livello globale. L’Europa può e deve cercare di lavorare con gli Stati Uniti e con gli alleati che condividono i medesimi valori sulla governance dell’AI. E farlo con urgenza.

Il vertice ha confermato le terre rare come principale leva di Pechino su Washington. Se anche gli Stati Uniti, con tutti gli strumenti a loro disposizione, faticano a ridurre questa dipendenza, quali opzioni realistiche ha l’Europa, e con quali tempi?

L’unica opzione realistica per l’Europa è la cooperazione con gli Stati Uniti e altri partner, e questo è riconosciuto anche all’interno dell’Europa stessa. Si tratta di un progetto a lungo termine per tutti gli attori coinvolti, con orizzonti temporali di 5, 10, 15, 20 anni per le diverse componenti della filiera. La Cina ha il coltello dalla parte del manico, quindi non c’è tempo da perdere. L’Europa può contribuire in modo significativo, disponendo di giacimenti di minerali critici e di una certa capacità di raffinazione. Ancora, Pax Silica è una soluzione multilaterale a guida americana finalizzata a porre fine, nel lungo periodo, alla dipendenza dalla Cina. Esistono già investimenti statunitensi nella filiera dei minerali critici in Europa, dalla Francia all’Ucraina. E quello del Corridoio di Lobito è un buon esempio di come possa apparire una cooperazione internazionale su larga scala e lungo periodo, che include, ma non si limita, a Stati Uniti ed Europa.

L'Europa può trovare spazio tra Pechino e Washington nel dominio tech. Parla Murphy (Cepa)

Dal dialogo sui chip AI alle terre rare, il summit Trump-Xi ha mostrato come la competizione tecnologica globale si stia consolidando attorno all’asse Usa-Cina. Per l’Europa si apre ora la sfida di trovare spazio senza illusioni sulla propria capacità di dettare le regole. Intervista a Ronan Murphy, direttore del programma Tech Policy presso il Center for European Policy Analysis

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