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Quasi tutti conosciamo la storia del nostro passato. O meglio, le peculiarità delle singole fasi politiche e storiche. Ma c’è un aspetto, forse il più inquietante, che a volte ha caratterizzato la vita politica del nostro Paese. Una deriva che ha preso piede ogniqualvolta i principi e i valori della democrazia, il senso dello Stato e una vera cultura di governo si sono appannati. Stagioni che hanno conosciuto e sperimentato quella che comunemente viene definita come la deriva degli “opposti estremismi”. Ovvero, una sub cultura che si alimenta di alcuni disvalori di fondo. E cioè, individuare nell’avversario un nemico politico da abbattere; attaccare a testa bassa tutto ciò che proviene dalla parte opposta; delegittimare moralmente prima e politicamente poi il nemico; spezzare quella “cultura della mediazione” e quella “strategia del confronto” che erano e restano i caposaldi costitutivi di una vera democrazia e, infine, cavalcare tutte le posizioni che possono radicalizzare ed estremizzare il conflitto politico.

Una situazione, questa, che purtroppo sta caratterizzando l’attuale politica italiana. Al di là e al di fuori della propaganda spicciola e delle dichiarazioni dei singoli capi partito. Una posizione questa, che storicamente appartiene alla sinistra ex e post comunista ma che alligna, da tempo, anche nella destra, almeno nelle sue componenti più aggressive. Ma, ad essere sinceri ed intellettualmente onesti, il nemico da battere e politicamente da annientare è sempre quello che, di volta in volta, è in maggioranza ed è alternativo alla sinistra. A partire dalla Democrazia cristiana nel secondo dopoguerra per arrivare al governo guidato di Giorgia Meloni. Ma, al di là di questa riflessione persino scontata, è abbastanza facile richiamare l’attenzione attorno ad un aspetto che rischia di minare alla radice la nostra sempre fragile democrazia. E cioè, se persiste o addirittura si rafforza la convinzione di continuare a criminalizzare politicamente l’avversario/nemico dispensando, come al solito, moniti drammatici sulla ormai imminente fine della democrazia e l’avvento di una nuova dittatura o regime autoritario e baggianate simili, è del tutto normale che la cornice degli “opposti estremismi” diventa la regola e non una eccezione del sistema politico italiano.

E, non a caso, uno dei tasselli decisivi che segna l’avvio di questa deriva profondamente anti democratica, è sempre rappresentata dalla considerazione e dal giudizio concreti che si hanno delle forze di polizia nel nostro Paese. Cioè di quell’organo dello Stato che deve conservare e garantire l’ordine pubblico dell’intero Paese. E il recente dibattito parlamentare ne è stato, al riguardo, un modello esemplare. Da un lato la difesa intransigente di tutto il centro destra delle forze di polizia – tutti gli organi di polizia, nessuno escluso – senza soffermarsi granché sulle vicende della manifestazione studentesca di Pisa e, dall’altro – cioè da parte della sinistra e dei populisti – la sottolineatura del legittimo e sacrosanto diritto di manifestare senza alcun riferimento, se non per ragioni propagandistiche e del tutto protocollari, al ruolo delle forze di polizia.

Un classico della letteratura degli “opposti estremismi” che continua a caratterizzare le fasi di crisi della nostra democrazia, al di là dello scorrere delle stagioni storiche e delle conseguenti fasi politiche. Poche, anzi pochissime, le voci che difendono la sacrosanta libertà di manifestare da un lato e una altrettanto importante sottolineatura del ruolo e della funzione delle forze di polizia dall’altro. Ecco, ho voluto ricordare solo un episodio, l’ultimo in ordine di cronaca, per sottolineare che di fronte ad un quadro politico che individua nella radicalizzazione dello scontro e nella volontà di distruggere politicamente l’odiato nemico le due regole auree da perseguire, la deriva degli “opposti estremismi” da eccezione diventa la regola aurea da osservare e da praticare.

Ed è anche per queste motivazioni che va battuto, al più presto, quel “bipolarismo selvaggio” che era e resta all’origine di questa crisi della democrazia e dei suoi istituti costitutivi e qualificanti. E questo perché, è bene richiamarlo ancora una volta, la democrazia dell’alternanza non ha nulla a che vedere né con la criminalizzazione politica dell’avversario/nemico e né, d’altro canto, con l’estremizzazione dello stesso confronto politico. E la deriva degli “opposti estremismi”, del resto, non è che l’ultimo epilogo di questa decadenza democratica, costituzionale e civica.

Ritornano gli opposti estremismi? La riflessione di Merlo

la democrazia dell’alternanza non ha nulla a che vedere né con la criminalizzazione politica dell’avversario/nemico e nè, d’altro canto, con l’estremizzazione dello stesso confronto politico. E la deriva degli “opposti estremismi”, del resto, non è che l’ultimo epilogo di questa decadenza democratica, costituzionale e civica

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