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La cooperazione tra Repubblica Popolare e Federazione Russa in campo militare è un dato di fatto ormai assodato. Alle molteplici esercitazioni navali congiunte (l’ultima delle quali si sta svolgendo proprio in queste ore, e vede coinvolte le flotte dei due Paesi assieme a quella dell’Iran) si aggiungono le dichiarazioni dei vertici politici-militari di Mosca e Pechino sull’intenzione condivisa di portare la loro cooperazione ad un livello ancora superiore. E anche il cruciale aspetto dell’Intelligenza Artificiale non si esime da questa collaborazione.

Secondo quanto riportato da un comunicato del ministero degli Esteri russo, la scorsa settimana si sono svolti a Pechino dei colloqui tra alti funzionari dei due Paesi (non meglio specificati), colloqui incentrati sullo “scambio dettagliato di valutazioni” sull’uso della tecnologia dell’IA per scopi militari; nella stessa occasione sarebbero state inoltre discusse le “linee guida dottrinali e delle iniziative di Russia e Cina” in materia. In generale, l’incontro avrebbe “confermato la vicinanza degli approcci russi e cinesi alla questione”, si può leggere nel comunicato russo.

Come si tradurrà sul piano pratico questa vicinanza? Innanzitutto attraverso l’intensificazione nel grado di coordinamento all’interno del Gruppo di esperti governativi (Gge) degli Stati parte della Convenzione sui Sistemi Letali Autonomi (Laws), un forum promosso dalle Nazioni Unite basato sulla Convenzione del 1981 su alcune armi convenzionali. “È stata rilevata la necessità di un’ulteriore stretta cooperazione in questo settore sia nel formato bilaterale che nelle piattaforme multilaterali pertinenti, principalmente nel quadro del Gge sui Laws”, si legge sempre nel comunicato. Nella cui versione cinese, curiosamente, non si fa riferimento alcuno all’Intelligenza Artificiale in ambito militare. In essa si afferma infatti che si siano tenute consultazioni sulla “sicurezza spaziale esterna, la biosicurezza e l’intelligenza artificiale”, considerate tecnologie emergenti che potrebbero definire le rivalità geopolitiche del futuro. L’IA è si presente, ma non collegata direttamente alla dimensione bellica.

Che rimane comunque una delle principali e più rilevanti, oltre che più pericolose, tra le innumerevoli applicazioni di questa tecnologia. Questo lo sanno bene le principali potenze mondiali (comprese Cina e Russia, ma anche gli Stati Uniti) che stanno investendo imponenti risorse nello sviluppo dell’IA, anche per un suo impiego militare. Progetti come Replicator ne sono esempi lampanti.  Ma al momento non esistono regole condivise da tutti gli attori internazionali per lo sviluppo e l’utilizzo di questa tecnologia. In particolare per il suo uso militare.

Circa un anno fa gli Stati Uniti, nel tentativo di creare un framework di norme condivise a livello internazionale, hanno promulgato la “Dichiarazione politica sull’uso militare responsabile dell’Intelligenza Artificiale e dell’Autonomia”. Tale dichiarazione è stata firmata da un totale di quarantasei diversi Paesi; tuttavia, né la Federazione Russa né la Repubblica Popolare Cinese rientrano tra questi. Pochi mesi dopo l’iniziativa di Washington, nell’ottobre 2023, Pechino ha lanciato la propria Global AI Governance Initiative, invitando le grandi potenze ad assumere “un atteggiamento prudente e responsabile” sull’uso militare delle tecnologie di intelligenza artificiale.

A differenza di Washington e Mosca, Pechino si è nettamente e in più occasioni schierata a favore di un divieto legale sui sistemi di armi autonome letali, che grazie all’integrazione con l’IA potrebbero raggiunger capacità sorprendentemente alte. Difficile credere che questa scelta sia dovuta solo a ragioni etiche, ma al momento la Cina è l’unico grande attore favorevole a calmierare l’impiego dell’IA bellica. Chissà se, e come, questo influirà sulla sua cooperazione con la Federazione Russa.

 

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