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Il terzo libro in tre anni, ma niente di politico. È un Luca Zaia figlio dei fiori quello che traspare dalle pagine di “Fa’ presto vai piano. La vita è un viaggio passo a passo”, o almeno è il tentativo di Lucia Annunziata, che nella serata di ieri, a Roma, ha presentato l’ultima fatica letteraria del presidente del Veneto. Il racconto è quello di un giovane ventenne che negli anni ’80 si avventura in macchina con gli amici per un viaggio che aprirà mente e cuore, uno sguardo al passato che svela i sogni e le aspirazioni di un giovane Zaia, viste dall’uomo che ora è diventato, spiega l’autore.

La sala del Tempio di Adriano al centro della capitale, che ospita la presentazione, si riempie fino quasi al limite. A riempirla ci sono tanti giornalisti, politici, volti noti del sottobosco romano. “Da quando hai approvato la tua legge non ti fai più vedere, fai il prezioso”, dice Annunziata rivolgendosi a Roberto Calderoli, seduto in prima fila. Uno scroscio di risate copre ogni possibile risposta, ma non importa, perché il tema della presentazione si sposta lentamente dal libro all’attualità.

Ed è da una riflessione sull’idea di Europa che si poteva avere negli anni ’80, “non era come adesso” spiega il presidente del Veneto, che fa da terreno per un interrogativo sulla bocca di tanti, in queste ultime settimane: se non ci sarà la possibilità di un terzo mandato, Zaia si candiderà alle europee? La risposta non c’è, e se c’è è vaga. Un modo perfetto per tenere le carte coperte quando le trattative all’interno della maggioranza sono ancora in corso sulla possibilità di eliminare il limite che impedisce ai presidenti di regione di candidarsi per la terza volta consecutiva e che permetterebbe allo storico esponente leghista di cercare la terza riconferma in Veneto. “Bisogna avere fiducia negli elettori. Se un amministratore governa male bisogna aver fiducia che lo mandino a casa”, commenta Zaia, senza però voler insistere sul tema, temendo possa sembrare una difesa della sedia.

A irrompere sulla scena è poi una terza presenza, che arriva a quasi metà presentazione: la ministra per le Riforme costituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Si siede in prima fila, saluta ascolta. E poi, quando Annunziata tornerà sul tema dell’autonomia differenziata avanzando tutti i suoi dubbi sull’impatto che potrebbe avere sull’unità del Paese, sarà proprio lei, Casellati, a citare la Costituzione per difenderne la legittimità, leggendo quell’articolo 5 che proprio di autonomia parla.

La presentazione si trasforma, a questo punto, quasi il un talk show: le parti ci sono – quasi – tutte: chi ha promosso dal basso i referendum per l’autonomia (Zaia e la regione Veneto), chi ha trasformato questa istanza in disegno di legge (Calderoli) e chi porta avanti un’altra riforma che impatterà sul sistema italiano, quella sul premierato (Casellati), moderati dalla voce critica, Annunziata. Gli animi si scaldano, come in ogni dibattito in cui le opinioni distanti non possono che restare tali. A chiudere, però, uno scroscio di risate: “Se continuiamo così il libro mica lo vendo!”.

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