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Con la ratifica da parte del Parlamento avvenuta martedì 23 gennaio (registrati 287 voti a favore contro 55 astenuti), il via libera della Turchia all’adesione della Svezia all’Alleanza Atlantica si fa sempre più vicino. Adesso manca soltanto l’ultima, formale tappa: quella della firma del presidente Recep Tayyip Erdoğan, che rappresenterebbe il culmine di oltre venti mesi di trattative diplomatiche (incentrate sull’ok alla vendita degli F-16 da parte statunitense e sulla condanna svedese del Pkk) tra Stoccolma, Washington e Ankara. “Oggi siamo un passo più vicini a diventare un membro a pieno titolo della Nato”, ha twittato il primo ministro svedese Ulf Kristersson.

Dopo i recenti sviluppi, è l’Ungheria a rimanere l’ultimo Paese membro dell’Alleanza Atlantica che deve ancora approvare la richiesta di adesione della Svezia all’alleanza militare, avanzata nel maggio 2022 (in concomitanza con la Finlandia) in seguito all’invasione russa dell’Ucraina iniziata pochi mesi prima.

I funzionari ungheresi hanno ripetutamente rassicurato le loro controparti svedesi che Budapest non sarebbe stata l’ultima a votare sulla richiesta di adesione della Svezia all’alleanza militare.

E i diplomatici e funzionari occidentali gli hanno dato credito, considerando come negli ultimi mesi essi si siano concentrati non sul leader ungherese Viktor Orbán, ma su Erdoğan, considerato la figura centrale della resistenza alla candidatura della Svezia alla Nato.

Eppure, è l’Ungheria ad essere l’ultimo ostacolo. Il 23 gennaio, Orbán ha contattato Kristersson per chiedergli di andare a Budapest a negoziare il via libera per la candidatura svedese alla Nato, proposta respinta dal Ministro degli Esteri svedese Tobias Billström. Il giorno dopo, il primo ministro ungherese ha pubblicato un post su X dove affermava di aver appena terminato una conversazione telefonica con il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg, durante la quale ha “ribadito che il governo ungherese sostiene l’adesione della Svezia alla Nato” e ha anche sottolineato di essere intenzionato “a sollecitare l’Assemblea nazionale ungherese a votare a favore dell’adesione della Svezia e a concludere la ratificazione alla prima occasione possibile”.

Difficile capire quando (e se) queste parole si trasformeranno in fatti. Budapest rimane il bastian contrario dell’intero blocco occidentale, e non solo per quel che riguarda l’adesione svedese alla Nato: anche in sede europea è l’Ungheria a fare ostruzionismo contro l’approvazione del pacchetto di aiuti all’Ucraina, che potrebbe essere il tema centrale del summit previsto per il prossimo primo febbraio.

“Orbán si sta spingendo molto in là questa volta” ha detto a Politico un funzionario svedese a cui è stato concesso l’anonimato per parlare liberamente dell’umore a Stoccolma,“Anche Erdoğan sembra più genuino oggi”. Parole che pesano.

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