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La produzione nazionale dei rifiuti urbani – poco più di 29 milioni di tonnellate nel 2022 – non rispetta i principali indicatori socio-economici: cresce il Pil, crescono le spese delle famiglie ( rispettivamente del 3,7% e del 6,1%), diminuisce la produzione dei rifiuti urbani in tutte le macroaree del Paese. Aumenta, invece, la raccolta differenziata che si attesta oltre il 65%, con punte più alte in Veneto (76,2%) e in Sardegna (75,9%). Gli impianti per la gestione dei rifiuti sono 654, dislocati soprattutto al Nord e oltre la metà dedicati al trattamento della frazione organica della raccolta differenziata.

Il riciclo dei rifiuti supera di poco il 49% dell’immesso al consumo, ma non ancora sufficiente per raggiungere il 50% previsto dalla normativa per il 2020 e lontano da quello del 2030 (65%). Resta ancora alta la percentuale dei rifiuti smaltiti in discarica (17,8%, 5  milioni 200 mila tonnellate), ancora lontana dagli obiettivi europei del 10%.

Sono alcuni dati che si leggono nel Rapporto Rifiuti Urbani 2023 di Ispra presentato ieri a Roma. E sempre ieri è stato pubblicato il decreto direttoriale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica sul Rentri, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, che definisce le modalità e le istruzioni per la compilazione del registro di carico e scarico dei rifiuti e del formulario di identificazione del rifiuti. Un provvedimento che permetterà la tracciabilità dei rifiuti attraverso la documentazione completamente digitale.

“Nel complesso, scrive il Rapporto, l’andamento altalenante della produzione dei rifiuti può essere correlato a diversi fattori, anche combinati tra loro, tra cui l’introduzione di nuove disposizioni normative o motivazioni sanitarie o socio-economiche, quali la pandemia del 2020 e la crisi internazionale del 2022. In termini generali il dato sembra riflettere l’andamento tendenziale in calo riscontrato nel lungo periodo”.

Diminuisce, quindi la produzione dei rifiuti. Soprattutto al Nord, con un meno 2,2 per cento. Quella pro capite si attesta a poco meno dei 500 chili per abitante (494). Tutte le regioni, tranne la Valle d’Aosta, registrano cali, soprattutto il Trentino Alto Adige (-3,7%), la Lombardia (-3,3%) e il Veneto (-2,5%); al Centro le Marche (-2,7%) e la Toscana (-2,1%); al Sud il Molise (-3,2%), la Calabria e la Sardegna (-2,5%) e la Puglia 8-1,9%).  Reggio Emilia fa registrare il valore più alto di produzione pro capite con 744 chilogrammi per abitante. I valori più bassi spettano a diverse province del Sud e due del Lazio (Rieti e Frosinone).

“I dati del rapporto – ha ribadito Maria Siclari, direttore generale di Ispra –  evidenziano, in primo luogo, una riduzione della produzione totale dei rifiuti urbani di quasi il due per cento rispetto al 2021, con un disallineamento, nell’ultimo anno, al trend dei consumi delle famiglie e del Pil. Un dato importante è quello sulla raccolta differenziata, oltre il 65% a livello nazionale. Nel 2022 ben 11 regioni si attestano al di sopra del 65% e nessuna al di sotto del 50. La percentuale di riciclo degli urbani supera il 49% e quella dei rifiuti di imballaggio è al 71,5%. Lo smaltimento in discarica è però ancora al 18%, quindi dovranno essere fatti ulteriori sforzi per garantire l’adeguata chiusura del ciclo di gestione”.

La percentuale della raccolta differenziata si attesta oltre il 65%. Complessivamente l’87% dei Comuni intercetta oltre la metà dei propri rifiuti in modo differenziato. Il rifiuto organico è la frazione più raccolta, oltre il 38% del totale, seguita dalla carta (oltre 3 milioni 600 mila tonnellate), dal vetro ( 2 milioni 300 mila tonnellate) e dalla plastica. Più della metà dei rifiuti raccolti vengono avviati a riciclo. “Permane però, evidenzia il rapporto, un’ampia forbice tra la percentuale di raccolta differenziata e i tassi di riciclo, a riprova del fatto che la raccolta, pur rappresentando uno step di primaria importanza, deve garantire la produzione di flussi di alta qualità e deve essere accompagnata dalla disponibilità di un sistema impiantistico di gestione”.

“Da questo rapporto – ha sottolineato Simona Fontana, responsabile Centro Sudi del Conai – emerge come la sfida per il futuro sia quella di aumentare la resa al riciclo delle nostre raccolte. Per farlo serve un lavoro di squadra. Le aziende, dal lato loro, per progettare imballaggi sempre più riciclabili; il consumatore per una corretta raccolta differenziata, facilitata anche dal nuovo obbligo di etichettatura ambientale; la pubblica amministrazione, per realizzare infrastrutture e sistemi di raccolta che ne favoriscano la qualità per il riciclo e le istituzioni per creare il miglior contesto e promuovere investimenti mirati su raccolta e riciclo delle frazioni più complesse, come fatto con il Pnrr”.

Ogni italiano paga in media 192 euro l’anno per la gestione dei propri rifiuti. Ma la media, si sa, è come il pollo di Trilussa. Infatti, chi abita nelle regioni centrali paga più  degli altri, oltre 228 euro ( i romani ne pagano 270); quelli del Sud  202 euro a testa, mentre al Nord il costo è poco superiore ai 170 euro. Venezia è la città più cara con oltre 404 euro ad abitante, seguita da Cagliari con 296 euro. Meno di tutti pagano gli abitanti di Campobasso con 166 euro e mezzo.

Convitato di pietra alla presentazione del rapporto la gestione dei rifiuti di imballaggio, che proprio in questi giorni è sotto la lente delle istituzioni europee. Le vicende sono note. Le riassumiamo brevemente per completezza di informazione. Nel novembre 2022 la Commissione europea adotta un Regolamento sulla gestione degli imballaggi e i rifiuti di imballaggio che privilegia il riutilizzo rispetto al riciclo, con grosse critiche da parte di quei Paesi che avevano raggiunto percentuali di riciclo d’eccellenza. A novembre di quest’anno il Parlamento europeo corregge in parte questa impostazione, mentre il Consiglio del 18 dicembre adotta una posizione comune non tenendo conto degli emendamenti approvati dal Parlamento.

Adesso si attende il Trilogo tra le tre istituzioni interessate, Commissione, Parlamento e Consiglio per raggiungere un accordo. La presidenza di turno spagnola non è riuscita a chiudere il dossier. Vedremo quali saranno le priorità della presidenza  belga che inizia a gennaio. Anche perché siamo a ridosso delle elezioni europee di giugno e i tempi cominciano ad essere sempre più stretti.

Il Governo italiano è stato sempre molto critico sulla proposta della Commissione perché penalizzava le aziende del nostro Paese che avevano investito molto negli ultimi anni sul riciclo, raggiungendo risultati di eccellenza e superando gli obiettivi di riciclo che le direttive europee prevedono al 2030.  Lo ha ribadito anche ieri la viceministro del Ministero dell’Ambiente Vannia Gava, nel suo intervento alla presentazione del rapporto.

“La posizione assunta dal Consiglio – ha detto la viceministro – penalizza il sistema industriale italiano che funziona e lo dimostrano i dati. Abbiamo un’economia circolare all’avanguardia in Europa. Abbiamo finanziato con il Pnrr il settore impiantistico per migliorare le nostre performance. La posizione del Consiglio  penalizza molto il nostro Paese. Lavoreremo nei prossimi giorni per riportare la situazione a  come era uscita dal Parlamento”.

Rifiuti urbani, cala la produzione e aumenta la raccolta differenziata

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