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“Dalla fine della Guerra fredda abbiamo assistito a un processo di trasformazione delle politiche di difesa di molti Paesi. Per Italia, Germania e Giappone si è trattato di un processo riluttante per via del background di questi Paesi”. Lo spiega Fabrizio Coticchia, professore associato all’Università di Genova, che con Matteo Dian e Francesco Niccolò Moro ha pubblicato “Reluctant Remilitarisation” (Edinburgh University Press).

Che cos’ha spinto l’Italia ad avviare la trasformazione del suo strumento militare?

L’Italia ha sfruttato la giuntura critica di Desert Storm per avviare trasformazione. Lo ha fatto prima della prima Germania, che ha iniziato questo processo alla fine anni Novanta, e del Giappone, che si è mossa ancor più recentemente. Ciò significa per l’Italia poter contare sui feedback dell’esperienza militare, da Desert Storm alla Somalia ai Balcani, nel percorso verso la professionalizzazione delle forze armate e la nuova proiezione internazionale. Al contrario, gli altri due Paesi lo fanno in maniera più lenta e senza i feedback dell’esperienza militare.

Il contesto dell’aggressione russa dell’Ucraina è il momento di svolta per la Germania?

Per la Germania il contesto dell’aggressione russa dell’Ucraina rappresenta una Zeitenwende. Il processo è stato implementato con importanti investimenti. Tuttavia, per un consolidamento c’è bisogno di tempo. Non è ancora chiara la traiettoria anche alla luce del dibattito interno che riguarda sia il pacifismo sia l’equilibro tra welfare e warfare.

E per l’Italia?

La traiettoria dell’Italia, invece, rimane simile a quella del passato. Infatti, non assistiamo a un cambiamento drastico e radicale come fu Desert Storm. Nel Documento programmatico pluriennale della difesa recentemente pubblicato non si parla di strategia di sicurezza nazionale bensì ci si concentra sulle minacce multidimensionali e si sottolinea come il Mediterraneo Allargato sia vitale per i nostri interessi. La Russia, che ha riportato la guerra di conquista in Europa, è percepita come minaccia in quanto tale per gli alleati.

Quali sono le principali differenze nel dibattito in Germina e in Italia?

La Germania ha avviato recentemente una riflessione sugli interessi nazionali che si è tradotta quest’anno nella pubblicazione di una strategia di sicurezza nazionale. In Italia, invece, si fa fatica a sviluppare un approccio istituzionale per via di fenomeni di rimozione, terzomondista nel mondo democristiano e post-democristiano e internazionalista nel mondo comunista e post- comunista. Basti pensare che l’opinione pubblica tedesca è meno pacifista di quella italiana ma in Germania il dibattito arriva a livello politico, cosa che non accade da noi.

Riarmo riluttante, le differenze tra Italia e Germania spiegate da Coticchia (UniGe)

Dalla fine della Guerra fredda i due Paesi, assieme al Giappone, hanno avviato un processo di trasformazione delle politiche di difesa. Roma da Desert Storm, mentre per Berlino la Zeitenwende è l’aggressione russa dell’Ucraina. Intervista a Fabrizio Coticchia, professore associato all’Università di Genova e coautore di “Reluctant Remilitarisation”

Un luogo per il superamento della troppa divisività

Da molto tempo, e ancor più oggi, la “divisività” è una sorta di metastasi diffusa sia nella classe politica che in vari altri ambiti di questo Paese. Per superarla bisogna attingere al meglio della storia e della cultura politica, cercando di irrorare di questi aspetti la vita politica e culturale d’Italia. L’intervento di Luigi Tivelli, presidente della Academy di cultura e politica Giovanni Spadolini

L’ordine mondiale si sta disgregando e ora? L’analisi dell’amb. Castellaneta

Dobbiamo arrenderci, una volta per tutte, al fatto che il mondo non è più bipolare e che la distribuzione del potere che aveva caratterizzato la Guerra Fredda non tornerà più. Il mondo si sta sempre più ricostituendo e riorganizzando secondo uno schema multipolare. È compito della diplomazia riuscire a contenere gli elementi di frizione e di crisi entro binari accettabili. Il commento di Giovanni Castellaneta, già consigliere diplomatico a Palazzo Chigi e ambasciatore negli Stati Uniti

Per un futuro giovane dell'agricoltura. La proposta Carloni

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Il business dei campi sta cambiando, l’applicazione delle nuove tecnologie è una realtà. E l’unico modo per sostenerlo, garantendogli un futuro, è quello di equiparare le aziende agricole ad aziende innovative. Perché se l’Italia vuole vantarsi dell’eccellenza del Made in Italy dal punto di vista enogastronomico, deve fare in modo che questa straordinaria eredità, che ci arriva dal passato, continui nel futuro

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Ecco cosa mancava nella risoluzione secondo il governo di Roma: la condanna inequivocabile e senza ambiguità degli attacchi di Hamas nei confronti di civili israeliani innocenti, il diritto di difendersi di ogni Stato sotto attacco e il rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi

Lasciamoli governare, che alternativa abbiamo?

È solo mettendolo alla prova, che si può sperare di veder cadere l’avversario. Purché a cadere sia solo lui e non anche le finanze pubbliche. Se poi non funzionano – come scrive Mattioli – “non sarà perché sono fascisti, ma perché sono scarsi”

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Per Sciorati (Lse), la possibilità di un incontro tra Biden e Xi dipende dal “se” il viaggio di Wang Yi a Washington sarà giudicato positivamente da entrambe le parti. Sul tavolo, innanzitutto le misure di controllo dell’export e la crisi in Medio Oriente

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Il capo della diplomazia di Pechino ha visto Blinken, Sullivan e Biden per preparare un eventuale faccia a faccia tra i leader a San Francisco. Si cerca il confronto ma le divergenze rimangono

Storia di un documento di sostegno al Papa e di cattolici "tiepidi". Scrive Pedrizzi

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Vi racconto lo scenario sindacale della transizione energetica. Scrive Piras (Uiltec)

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