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Cosa potrebbe accadere se Emmanuel Macron dovesse perdere la leadership di Renew? A quel punto, dice a Formiche.net Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia, molte delegazioni di quel gruppo potrebbero guardare a destra e aiutare una nuova maggioranza. Così in prospettiva legge gli attacchi di Parigi e Madrid a Roma, per un semplice calcolo elettorale: infatti un eventuale accordo strutturato Ppe-Ecr se raggiungesse numeri sufficienti indebolirebbe per primo proprio Macron, che deve guardarsi anche dall’attivismo del governo Meloni in Africa e certifica che la coabitazione degli ultimi anni tra socialisti e popolari non ha giovato al Ppe.

Ecr sta provando, dialogando con il Ppe, a costruire il progetto dell’Europa di domani: avanzare un’idea concreta per la governance del dopo Merkel. Questa la lettura per decrittare gli attacchi scomposti di Parigi e Madrid a Roma?

Io credo ci siano molteplici livelli di analisi. Ci sono anzitutto ragioni di politica interna legate alla necessità di fermare l’avanzata di un’alternativa “di destra” tanto a Macron quanto a Sanchez. In Francia il governo è in crisi di consensi ormai prolungata, le opposizioni sia di sinistra (Melenchon) che di destra (Le Pen) guadagnano consensi, lo stesso partito di Macron è molto diviso al proprio interno. Lo si è visto anche negli attacchi scomposti contro l’Italia sul tema immigrazione, con Darmanin che attacca “da destra” la presunta inefficacia delle politiche italiane e Sejournè che critica “da sinistra” bollandole come inumane. Allo stesso modo a Madrid si teme la saldatura tra i Popolari e i nostri alleati di Vox, che potrebbe vedere un antipasto già nel corposo turno di elezioni locali del 28 maggio. Ingaggiare battaglia contro Giorgia Meloni risponde innanzitutto a questa logica ma ovviamente è un prologo della campagna elettorale per le Europee 2024, nella quale qualcuno vive con terrore il possibile asse Ppe-Ecr. Questo per noi è uno stimolo per raddoppiare gli sforzi in questa direzione: è una strada possibile e soprattutto è quella giusta.

La pattuglia parlamentare di Macron sta giocando un ruolo?

Il gruppo di Renew Europe a trazione macroniana ha potuto beneficiare in questi anni della fortunata posizione dell’ago della bilancia. Quando, la maggior parte delle volte, si è schierato con la maggioranza ha fatto pendere l’asse di tante scelte verso sinistra, a beneficio di socialisti e verdi, con un Ppe spesso troppo subalterno. Quando, raramente anche se di recente è accaduto su alcuni dossier ambientali, si è schierato con Ppe e Ecr ha fatto pendere la bilancia verso destra. Un accordo strutturato Ppe-Ecr, se raggiungesse numeri sufficienti, farebbe loro perdere questa posizione di vantaggio e indebolirebbe per primo proprio Macron, che già teme una forte riduzione della propria pattuglia europea nel 2024. Se a questo sommiamo l’attivismo del governo Meloni in Africa, ecco spiegato perché sono così nervosi. E se Macron dovesse perdere la leadership di Renew, a quel punto molte delegazioni di quel gruppo potrebbero guardare a destra e aiutare una nuova maggioranza. Vedremo, se son rose fioriranno.

È ancora forte la frangia Ppe-Pse?

C’è una grammatica e una prassi comune tra due gruppi grandi che negli anni hanno condiviso scelte di governo e gestione del potere. Ma il tema politico è semplice: questa lunga stagione di coabitazione, con un cordone sanitario più o meno rigido contro le destre, ha giovato ai Popolari? Mi pare evidente di no, perché i socialisti non si sono mai fatti problemi a sommare i propri voti con quelli di Verdi e sinistra radicale, mentre il Ppe non ha mai avuto alternative perché se le è auto-precluse. Non solo, a livello nazionale i partiti del Ppe crescono quando sono alternativi alle sinistre; invece quando ci fanno accordi perdono voti. Per questo, cambiare l’asse e far venir meno quel vecchio cordone sanitario non è nemmeno più una scelta, è una necessità. In molti lo hanno capito, Weber per primo, altri hanno bisogno di più tempo.

Il modello italiano (alleanza di destracentro, atlantista e pragmatica sui conti pubblici) può essere replicato anche nelle prossime elezioni in Spagna, Francia, Grecia e Germania? E con quali conseguenze in vista delle elezioni europee del 2024?

È il modello a cui tendiamo e su cui stiamo lavorando. Con tre priorità assolute sul piano programmatico: rendere economicamente sostenibile la transizione ecologica, perché quella di Timmermans e soci è una follia; regolamentare l’immigrazione, arginare i flussi irregolari, accogliere solo chi ne ha diritto e chi può essere integrato nel nostro tessuto socio-economico; porre un freno all’ubriacatura ideologica dell’agenda Lgbt, contrastando ovviamente ogni discriminazione ma allo stesso tempo rimettendo al centro la famiglia naturale e la libertà educativa delle famiglie. È ovvio che più sarà forte il modello italiano, incarnato da Giorgia Meloni e dalla nostra coalizione, più l’Italia sarà centrale quando – dopo le elezioni – si andranno a definire i nuovi assetti, a partire dalla nuova presidenza della Commissione europea.

Perché un accordo Ppe-Ecr fa paura a Macron. Parla Fidanza (FdI)

“Un accordo strutturato Ppe-Ecr, se raggiungesse numeri sufficienti indebolirebbe per primo proprio Macron, che già teme una forte riduzione della propria pattuglia europea nel 2024. Se a questo sommiamo l’attivismo del governo Meloni in Africa, ecco spiegato perché sono così nervosi”. Conversazione con Carlo Fidanza, europarlamentare di Fratelli d’Italia

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