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La giornata odierna si era aperta con la disponibilità del Partito democratico a una mozione unitaria in Parlamento sull’impegno del governo italiano in merito al conflitto in Israele e l’apprezzamento dem alle parole di Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Si è chiusa, almeno alla Camera prima dell’informativa dello stesso Tajani al Senato, con il parere favorevole del governo a tutte le risoluzioni presentate a Montecitorio. Sì a quella della maggioranza (con lieve riformulazione), sì a quella di Azione-Italia Viva, sì a quella di +Europa, sì a quella di Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra (pur chiedendo di togliere il punto 5 secondo cui il processo di pace, negli ultimi anni, “è stato messo in grave crisi da iniziative unilaterali da entrambe parti, come i continui attacchi missilistici provenienti da Gaza e l’allargamento, sostenuto direttamente e indirettamente dal governo israeliano in carica, degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania). Tutte e quattro – e questa è la buona notizia – non evitano di condannare l’assalto lanciato sabato a Hamas. I distinguo riguardano in particolare il sostegno alla reazione di Israele.

Nel mezzo, tra la mozione unitaria e le quattro risoluzioni, un gran caos. Già a metà giornata era saltato l’accordo tra maggioranza e opposizione per la volontà della prima, in linea con la decisione di ieri della Commissione europea di rivedere i fondi al governo palestinese, di impegnare il governo ad agire per “evitare che arrivino fondi a Hamas, attraverso canali istituzionali, organizzazioni internazionali o privati, che siano utilizzati per finanziare attacchi terroristici e incitare all’odio verso Israele”. Poi sembrava dovesse fare la stessa fine anche quello dell’opposizione. A un certo punto si parlava di tre testi diversi per Azione-Italia Viva, Alleanza Verdi Sinistra, Partito democratico e Movimento 5 Stelle. Poi sembrava che anche Partito democratico e Movimento 5 Stelle dovessero presentarsi divisi. A un certo punto era spuntata perfino una seconda mozione della maggioranza ritirata dopo pochi minuti. Alla fine la Camera ha dato il via libera a tutte le quattro mozioni.

A conferma del fatto che quando in tempo di guerra la politica estera si piega alle ragioni elettorali, la sconfitta è per la politica tutta. In particolare per il Partito democratico, almeno tatticamente, visto che regala uno spazio enorme al governo Meloni e alla maggioranza.

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Dall’impegno per una mozione unitaria si è passati a quattro diverse risoluzioni alla Camera. Quando in tempo di guerra la politica estera si piega alle ragioni elettorali, la sconfitta è per la politica tutta

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