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Si può andare verso un’economia ecosostenibile mantenendo i diritti sociali ed economici maturati nel secolo scorso? È possibile contemperare questi diritti con quelli che nascono da un mondo gestito in un modo ecologicamente corretto? Una volta archiviato l’antropocentrismo irresponsabile della civiltà industriale, quali sono le potestà e le responsabilità della signoria dell’uomo nell’ecosistema? Sono solo alcune delle domande a cui proverà a rispondere il convegno “Per una transizione ecologica, non ideologica” che si terrà a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, giovedì 8 giugno.

Il dialogo, moderato da Alessandro Barbano e Serena Sileoni, sarà animato da Giulio Boccaletti, Ilaria Capua, Mauro Magatti, Sylvie Goulard e Alessio Terzi, e le risposte si muoveranno sul terreno dei princìpi alti senza pretendere di definire scelte politiche e strategie. Sono questioni che intrecciano coordinate scientifiche e filosofiche insieme, e che perciò offrono l’occasione di una sintesi tra sensibilità e coscienze diverse.

L’obiettivo è provare a definire uno statuto della transizione, cioè una cornice di principi capaci di promuovere il cambiamento senza distruggere il patrimonio industriale, tecnologico e civile del Paese e dell’Occidente.

A questo primo confronto seguirà un secondo tavolo con i manager di alcune delle imprese e enti direttamente impegnate nella transizione. Interverranno Carlo Stagnaro (Istituto Bruno Leoni), Mariangela Cestelli Guidi (Istituto Nazionale Fisica Nucleare), Umberto Ambrosoli (Banca Popolare di Milano), Lorenzo Radice (Ferrovie dello Stato), Marco Zigon (Gruppo Getra) e Fabrizia Vigo (ANFIA-Associazione Nazionale Filiera Industriale Automobilistica).

Il convegno sarà anche l’occasione per lanciare una nuova iniziativa editoriale sul web. Si chiamerà “Index” e sarà uno strumento per fornire approfondimenti di qualità sulle grandi questioni globali e nazionali.

Per una transizione ecologica, non ideologica. Il convegno a Roma

L’obiettivo dell’incontro dell’8 giugno a Roma è provare a definire uno statuto della transizione, cioè una cornice di principi capaci di promuovere il cambiamento senza distruggere il patrimonio industriale, tecnologico e civile del Paese e dell’Occidente. Ecco il programma e i partecipanti

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