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Ad ignorare il contesto, parrebbe un intervento ideologico ispirato da un tic culturale che da tempo caratterizza la destra oggi di governo. “Attaccare le banche” tassandone i cosiddetti extraprofitti: quel che in giugno il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti escludeva categoricamente, in agosto il governo ha fatto inopinatamente. Si racconta che l’ispiratore dell’intervento sia stato il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Uomo di fiducia di Giorgia Meloni, uomo di ampie letture. Pare che tra le sue preferite vi sia quella di Ezra Pound. Il poeta americano, autore dei meravigliosi Cantos, è caro alla destra non solo perché simpatizzò per il Fascismo, opinione che nel dopoguerra gli costò la reclusione, ma soprattutto perché fu ferocemente ostile alle banche.

Parlava di “usura legalizzata”, Pound, sosteneva che i governi avessero fatto della moneta “uno strumento malefico”, teorizzava la “sovranità popolare monetaria”. In Italia, le sue teorie poetiche furono tradotte in tesi economiche da un professore dell’Università di Teramo, Giacinto Auriti, che ai tempi della lira arrivò persino a denunciare per usura la Banca d’Italia. Un uomo profondamente di destra, Auriti, alla cui fonte si abbeverò però anche Beppe Grillo quando era solo un comico ma già esibiva idee “politiche”.

La tassazione del 40% degli extra profitti bancari rappresenta la prima crepa nell’inaspettato idillio tra il governo Meloni e l’establishment nazionale ed internazionale. Un intervento dirigista dello Stato che comprime i margini di libertà del mercato e che, a differenza di quel che accadde con Draghi sugli extraprofitti delle società energetiche, non appare giustificato da una condizione emergenziale straordinaria. L’aumento dei tassi di interesse, e di conseguenza delle rate dei mutui rimasti scriteriatamente a tasso variabile, era infatti largamente annunciato. Si tratta, dunque, di un precedente. Un precedente che un domani potrebbe essere applicato ad altri settori economici “colpevoli” di aver registrato profitto superiori alla media.

Tutta colpa di Ezra Pound? No, affatto. Così fosse, analoga misura non sarebbe stata presa in Spagna dal governo del socialista Sanchez. E soprattutto non sarebbe stata entusiasticamente sostenuta in Italia da tutte le forze politiche. Fanno accezione solo i leader del cosiddetto Terzo Polo e, col senno di poi, Forza Italia, che pure quella norma l’ha ratificata in Consiglio dei ministri.

Se ne ricava, pertanto, una duplice spiegazione: i bilanci pubblici languono e i governi si sentono legittimati a reperire risorse in deroga alle regole non scritte della società aperta e dell’economia di mercato; le banche erano e restano lo spauracchio pubblico per antonomasia, sì che metterle in mora è motivo di sicura popolarità.

Questo, dunque, è il contesto. E in tale contesto Ezra Pound non c’entra: è solo politica. Di buono c’è che i mercati finanziari sembrano averlo capito.

Attacco alle banche? Ezra Pound non c'entra, è solo politica

Tutta colpa di Ezra Pound? No, affatto. Così fosse, analoga misura non sarebbe stata presa in Spagna dal governo del socialista Sanchez. E soprattutto non sarebbe stata entusiasticamente sostenuta in Italia da tutte le forze politiche. Il corsivo di Andrea Cangini

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Il governo “non guarda in faccia a nessuno”. Forte del consenso popolare “non risponde alle banche” e sugli extraprofitti ha fatto una manovra che “nessun esecutivo aveva avuto il coraggio di fare”. In un’intervista al Fatto Quotidiano il sottosegretario ha spiegato la ratio della norma che prevede una tassazione sui profitti degli istituti di credito

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