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Silenziosa, ma attiva. Mentre il mondo si interroga sul destino della Groenlandia e dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, la Cina ha ripreso a pompare soldi nella Via della Seta. Forse per nulla persuasa del fatto che, come raccontato in tempi non sospetti da questo giornale, la Belt&road abbia generato una valanga di insolvenze presso tutti quei Paesi destinatari dei finanziamenti cinesi, lo scorso anno Pechino ha dato il massimo del gas al suo progetto più ambizioso. D’altronde, con lo sbarramento in atto in Africa, costruito essenzialmente sull’avanzata americana e il Piano Mattei di concezione italiana, per il Dragone era pressoché impossibile non concentrare i propri sforzi su quei governi già da tempo inseriti nella Via della Seta cinese.

E dunque, nel 2025 la Cina ha investito ben 213,5 miliardi il grosso dei quali destinati a megaprogetti di gas ed energia verde. Tutto nero su bianco nei numeri dell’Australia Griffith University e del Green Finance & Development Center di Shanghai. Secondo i quali Pechino ha firmato oltre 350 accordi solo l’anno scorso, rispetto ai 293 del valore del 2024. Più nel dettaglio, il valore dei progetti legati all’energia l’anno scorso è stato di 93,9 miliardi di dollari, il più alto dall’inizio dell’esperienza della Via della Seta e più del doppio del 2024.

Spesa che includeva 18 miliardi in progetti eolici, solari e termo-energia. Ma anche i metalli e le miniere hanno raggiunto un record di 32,6 miliardi, tra cui la maggior parte della spesa per la lavorazione dei minerali all’estero, evidenziando come Pechino abbia utilizzato la Bri per garantire l’accesso a lungo termine alle risorse. Di più. Quest’anno è previsto che la spesa di Pechino per la Belt&road aumenterà ulteriormente, guidata dagli investimenti in energia, miniere e nuove tecnologie.

Ma ecco il rovescio della medaglia. La Via della Seta ha reso a tutti gli effetti il più grande creditore del mondo, con 150 paesi come partner che oggi devono soldi al Dragone. Tanto è vero che il valore cumulativo totale dei contratti e degli investimenti, dal suo lancio oltre dieci anni fa, ammonta a 1.400 miliardi di dollari. Con oltre 78 miliardi di dollari di crediti che si sono deteriorati negli ultimi tre anni. In altre parole, chi ha ricevuto i finanziamenti da Pechino, ora non è in grado di rimborsarli. Una montagna di prestiti da istituzioni cinesi per la realizzazione di strade, ferrovie, porti, aeroporti e altre infrastrutture in tutto il mondo rinegoziati o cancellati tra il 2020 e la fine di marzo 2025.

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