Skip to main content

Mi è difficile immaginare quanto le tende da sole o le zanzariere possano essere parte di una strategia efficace per resistere agli effetti del “climate change”. Eppure, anche quest’anno sono oggetti di bonus fiscale. Due delle centinaia di sconti che gli italiani possono ottenere nella lotteria delle tasse. Due gocce nel mare delle risorse gettate dallo Stato per inseguire il consenso di qualche categoria sociale e produttiva. Nulla che possa essere paragonato al costo che lo Stato si è accollato per il superbonus 110%. Nell’audizione alla Camera del direttore generale del ministero dell’Economia, Giovanni Spalletta, si è indicata una cifra di 86 miliardi di euro.

Con queste cifre e queste incoerenze è difficile partecipare all’afflizione di circostanza che i politici e gli amministratori di turno della cosa pubblica ostentano dopo le catastrofi naturali che colpiscono il nostro Paese. È difficile tollerare il pianto comune esibito dai vertici dello Stato davanti all’ultima tragedia che in Emilia Romagna ha ucciso e devastato.

Non si tratta di inseguire il sogno di una miracolosa estraneità di fronte alle catastrofi naturali – l’Italia è Paese sismico e fragile dal punto di vista idrogeologico – ma di fare tutto il possibile per prevenire e mettere in sicurezza quello che si può e si deve, utilizzando le risorse pubbliche al meglio. Sono quasi 5 milioni gli italiani che vivono in territori a rischio piena con codice rosso. Sul totale delle frane registrate sul territorio europeo oltre l’80% riguardano l’Italia.

Se gli 86 miliardi che costa il superbonus fossero stati investiti (e poi spesi veramente) per fare opere di prevenzione (dalle casse di espansione mai realizzate per arginare le alluvioni, agli invasi contro la prossima siccità) e di mantenimento in sicurezza del territorio (che vuol dire almeno drenare regolarmente i corsi d’acqua) allora avremmo potuto guardare alle lacrime dei politici con più benevolenza. Oggi invece vediamo solo la drammatica disperazione delle vittime.

Il cambiamento climatico è ormai evidente e ineluttabile. Molte delle sue conseguenze sono prevedibili, e molti interventi sono programmabili. Sottrarre risorse pubbliche con provvedimenti clientelari ed estemporanei è colpevole e irresponsabile.

Ci vorrebbe coraggio a revocare tutti i bonus (rubinetti, tende da sole, zanzariere, giardini e terrazzi…) per ottimizzare la spesa pubblica verso iniziative con un impatto effettivo e tangibile sulla transizione ecologica ed energetica.

In queste settimane stiamo assistendo all’ennesima alluvione. Tra poche settimane torneremo a imprecare contro la siccità. Dopo le alluvioni, la siccità è il secondo rischio naturale più oneroso. Tra il 2000 e 2022, l’Italia è stata colpita da gravi periodi di siccità con danni complessivi tra agricoltura, alimentare, industriale, energetico, pari a 20 miliardi di euro. E non perché l’Italia sia senz’acqua.

Come ricordava poche settimane fa il primo rapporto completo sull’acqua in Italia – “Water Economy in Italy”, a cura di Proger – “l’Italia convive con la minaccia idrogeologica e con sofferenza idrica nonostante non difetti delle condizioni naturali per mantenere l’equilibrio tra la domanda e la disponibilità idrica. La piovosità in Italia è abbondante: su scala nazionale registra 301 miliardi di metri cubi di pioggia in media, ma solo l’11% delle precipitazioni è prelevata per tutti gli usi. Il nostro Paese si colloca al 5° posto in Europa per quantità di precipitazioni medie, Milano è l’area metropolitana più piovosa d’Europa e Roma è più piovosa di Londra”.

L’Italia è sostanzialmente ferma alle stesse capacità di invaso di mezzo secolo fa, ma con necessità e consumi aumentati enormemente. Ci sono 531 grandi dighe la cui capacità d’invaso sarebbe di 13,652 miliardi di metri cubi, ma i volumi reali sono inferiori del 35% (per ritardi nelle procedure di collaudo tecnico-funzionale, per interramento progressivo per mancato drenaggio e per carenza di nuovi investimenti). Abbiamo, come si sa, una rete colabrodo: quasi il 40% dell’acqua potabile prelevata non arriva ai rubinetti. L’Italia versa 165mila euro al giorno come sanzione all’Ue (circa 60 milioni l’anno) per effetto di diverse infrazioni in materia di infrastrutture idriche. In particolare, la mancanza dei sistemi di depurazione e filtraggio delle acque reflue, sia in ambito agricolo che industriale, e il loro riuso, anche in ambito civile.

Prima di tornare a piangere in pubblico sulle tragedie che l’acqua – in eccesso o per carenza – produce nel nostro Paese, ai politici tocca di fare il loro lavoro: investire bene il denaro pubblico, per proteggere i cittadini, le loro famiglie e le loro imprese. Non sprecarlo in bonus per fare consenso.

Basta bonus, è tempo di investire bene il denaro pubblico. Scrive Mastrapasqua

Prima di tornare a piangere in pubblico sulle tragedie che l’acqua – in eccesso o per carenza – produce nel nostro Paese, ai politici tocca di fare il loro lavoro: investire bene il denaro pubblico, per proteggere i cittadini, le loro famiglie e le loro imprese. Non sprecarlo in bonus per fare consenso. Il commento di Antonio Mastrapasqua

La nascita dell’IA. Novità o tecnologia giusta al momento giusto?

Di Fabio Pompei

Fra qualche anno, quando contatteremo un servizio clienti della società del gas, della luce o telefonica via chat o telefono parleremo con una intelligenza artificiale e potremmo non saperlo. L’analisi dell’ingegner Fabio Pompei, docente universitario e giornalista

Santità e politica, un binomio possibile. Scrive don Massimo Naro

La qualità paradossale del rapporto tra santità e politica rivela una reciproca coimplicazione dell’una nell’altra. Pubblichiamo un estratto dal volume “Pienezza di vita. Teologia a partire dai vissuti credenti” a firma di don Massimo Naro, con la presentazione del cardinale Marcello Semeraro, pubblicato da Edizioni Studium

Ballottaggio in Turchia, non solo voti e alleanze. Il gas è il convitato di pietra

A sorpresa il presidente uscente incassa l’appoggio di Sinan Oğan che al primo turno ha preso il 5%, sbarrando la strada a possibili rimonte di Kılıçdaroğlu. Resta la primizia di un’elezione dove i giochi sono stati aperti fino alla fine, con l’inflazione stabile al 44% e dove la grande partita geopolitica del gas nel Mediterraneo orientale avrà un ruolo primario

Tanti auguri, caro Henry. La testimonianza dell'amb. Sessa

“Fu pragmatico e di grande visione. Risolutore in Vietnam, oggi avrebbe una risposta anche sull’Ucraina “. Il ricordo del presidente Sioi

Milani cosi lontano da questa politica. Il commento di D'Ambrosio

Lorenzo Milani ci aiuta a parlare e a formare alla politica credenti aperti al mondo e a collaborare con tutti gli uomini e le donne che vogliono un mondo più bello, giusto, fraterno e pacifico. Per la sua testimonianza educativa, sociale, politica ed ecclesiale, resta un compagno di strada, capace di illuminare ancora oggi i nostri incerti sentieri

Ci siamo dimenticati del terrorismo? I dati del report ReAct

Terrorismo jihadista, suprematismo bianco, interconnessioni e interdipendenze. Il rapporto ReAct2023 racconta che gli attacchi continuano, anche se escono dal mainstream, spiega l’analista Bertolotti

Il problema della sanità è il suo governo, ma nessuno lo dice. Scrive Greco

Di Cesare Greco

Non sarà mai possibile alcuna riforma seria del Ssn, che lo riporti a quello che era lo spirito originario della riforma del ’78, se non si rivoluziona l’attuale forma di governo, togliendo alla politica locale la gestione di aziende sanitarie e aziende ospedaliere. L’intervento di Cesare Greco, già professore associato di Cardiologia Università “La Sapienza”, Roma

Brown al Pentagono. Così Biden manda un messaggio a Xi

Il presidente statunitense ha indicato il prossimo capo di stato maggiore della Difesa. Una scelta che “dimostra quanto seriamente l’amministrazione prenda l’intensificazione della competizione con la Cina”, spiega Starling

Puntare sull'Università farà bene all'Italia. Bonanni spiega perché

È questa una esigenza primaria per l’avvenire delle giovani generazioni, e dunque dell’Italia e del suo sviluppo. Il commento di Raffaele Bonanni

×

Iscriviti alla newsletter