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Alla Cina non deve essere andata proprio giù la decisione della Corte suprema panamense che, de facto, ha messo in discussione le concessioni di Ck Hutchinson sui due scali, Cristobal e Balboa, posti agli estremi dell’infrastruttura marittima più importante del mondo, insieme a Suez. Secondo i giudici, come raccontato da questo giornale, la presenza della Cina su un asset così strategico non fa l’interesse del piccolo Paese centro-americano. E allora, il ruolo del colosso cinese che ad oggi detiene permessi, concessioni e dunque controllo del Canale, deve essere ridimensionato.

Tutto figlio della partita industriale in atto per il controllo del Canale che collega Oceano Pacifico e Atlantico. Il fondo americano BlackRock, in tandem con l’armatore svizzero-italiano Aponte e con lo sponsor di Donald Trump era a un passo dall’acquisto da Ck Hutchinson di 43 hub portuali sparsi per il mondo, inclusi i due scali di Cristobal e Balboa. Tutto per una cifra intorno ai 43 miliardi di dollari. Poi, qualcuno si è messo di traverso. Da quando la stessa Ck Hutchinson è andata vicina al closing, il governo cinese ha fatto di tutto per sabotare l’intesa. I giudici panamensi hanno però nuovamente sparigliato le carte, mettendo alla porta lo stesso concessionario cinese.

Il che ha ovviamente aperto la strada alla cordata americana, che potrà a questo punto partire decisamente più avvantaggiata, anche psicologicamente, nel momento in cui le concessioni per i due porti verranno rimesse a gara. Sempre che la Cina, ed ecco il punto, non la spunti in tribunale. Premesso che la stessa compagnia cinese ha deciso di perorare la propria causa ricorrendo a un arbitrato internazionale, andando dunque verso un contenzioso giudiziario, lo stesso colosso cinese ha messo le mani avanti, minacciando di trascinare dinnanzi a un giudice chiunque si azzardi a mettere le mani sui posti di Cristobal e Balboa, nell’attesa che il governo di Panama chiarisca il futuro delle concessioni ed eventuali deal con BlackRock.

Una reazione isterica che ha avuto come primo obiettivo la danese Maersk, una delle più grosse compagnie di navigazione del mondo. La quale aveva espresso la propria disponibilità a gestire i due porti dopo il blitz della Corte suprema. La stessa Panama Ports Company, controllata di Ck, ha chiarito che continuerà a consultare i propri legali relativamente a tutti i ricorsi possibili contro la sentenza della Corte suprema, incluso l’avvio di ulteriori procedure legali nazionali e internazionali contro la Repubblica di Panama. Il tutto potrebbe indispettire le stesse autorità panamensi, a vantaggio degli Usa. La battaglia è solo all’inizio, ma una cosa è certa: il Dragone ha perso le staffe.

La Cina perde le staffe su Panama. Ma non è una mossa saggia

Dopo il colpo di spugna della Corte suprema panamense sulle concessioni cinesi relative ai porti di Cristobal e Bilboa, CK Hutchinson minaccia di trascinare in tribunale chiunque si azzardi a mettere le mani sui due scali. Ignorando il fatto che la mossa potrebbe indispettire, più di quanto non lo sia già, il governo locale

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