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“Per le prossime decisioni sull’uscita” dell’Italia dal memorandum con la Cina per la Via della Seta “abbiamo capito che non è una questione di se, ma di come”. L’ha detto nei giorni scorsi all’Italian-American Caucus Jimmy Panetta, deputato statunitense che nelle scorse settimane aveva fatto parte di una delegazione parlamentare in visita a Roma per incontri con, tra gli altri, Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, e Giorgia Meloni, presidente del Consiglio. Le sue parole sembrano confermare le indiscrezioni di Bloomberg circa le rassicurazioni di Meloni allo Speaker Kevin McCarthy, che guidava la delegazione parlamentare statunitense.

Recentemente Meloni ha spiegato in un’intervista al quotidiano Il Messaggero che “è ancora presto per dire quale sarà l’esito della nostra valutazione” ma “si possono avere buone relazioni, anche in ambiti importanti, con Pechino senza che necessariamente queste rientrino in un piano strategico complessivo”. “Non è la Via della Seta che regola il rapporto di amicizia tra Italia e Cina”, ha detto invece Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, al Corriere della Sera. “Si possono fare tante cose anche senza la Via della Seta”.

Il governo Meloni sembra dunque deciso a non rinnovare il memorandum d’intesa siglato a marzo del 2019 dall’esecutivo gialloverde presieduto da Giuseppe Conte. Per farlo, dovrà comunicarlo entro fine anno alla Cina. Per evitare il rinnovo quinquennale serve “un preavviso scritto”, recita il documento senza però fornire altri dettagli. È questa assenza che sta creando qualche grattacapo al governo e alla maggioranza: c’è chi, come il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata di Fratelli d’Italia, auspica un passaggio parlamentare, e chi invece spera che la decisione possa passare sotto silenzio, o quantomeno non far troppo rumore.

Chi si muove per evitare l’uscita italiana è, ovviamente, Pechino. L’ambasciatore Jia Guide, ha rilasciato una nuova intervista ai media italiani auspicando un rilancio del memorandum. A Milano Finanza, ha ripreso molti dei concetti espressi un mese e mezzo fa a un altro quotidiano economico-finanziario, Il Sole 24 Ore. “La Cina non ha alcuna intenzione di perseguire un surplus commerciale con l’Italia”, ha aggiunto. A chi obietta che il deficit della bilancia commerciale bilaterale significhi che l’Italia sia svantaggiata, ha risposto: “Fintanto che il commercio è equo, volontario, rispettoso delle leggi di mercato, i due Paesi e i loro popoli possono trarne beneficio”, dimenticando però quella mancanza di reciprocità denuncia molte aziende e istituzioni europee. E ancora, ha definito l’obiezione dei pochi vantaggi economici per l’Italia dalla Via della Seta una discussione che “non è né giusta né vera”. Si tratta, ha spiegato, di “un documento di collaborazione di win-win, non è mai avvenuto che una parte favorisse l’altra, non è un favore fatto da una parte all’altra”.

In realtà, il rapporto commerciale non è mai decollato, come già raccontato su Formiche.net. L’export italiano in Cina è cresciuto ma senza l’accelerazione promessa: 13 miliardi nel 2019, 12,8 nel 2020, 15,7 nel 2021, 16,4 lo scorso anno. Ma sono aumentate incredibilmente le importazioni di merce cinese in Italia: dai 31,7 miliardi del 2019 ai 57,5 del 2022 (in particolare elettronica, abbigliamento, macchinari). Così rende la Cina il secondo maggiore fornitore dell’Italia ma lascia l’Italia a livello di partner commerciale secondario per la Cina: 22° cliente e 24° fornitore.

L’ambasciatore Jia sembra aver scelto una linea chiara: difendere la “bontà” del memorandum per lasciare all’Italia le “colpe” di un eventuale passo indietro. Inoltre, è da notare come il diplomatico, nel suo tentativo di salvare la Via della Seta, non citi eventuali risposte cinesi all’uscita (minacciate, invece, recentemente sul blog di Beppe Grillo). Come spiegavamo su Formiche.net nei giorni scorsi, il leader cinese Xi Jinping potrebbe non voler reagire duramente per due ragioni: l’Italia è un Paese del G7 e misure coercitive contro di essa potrebbero trasformare la mossa cinese in un boomerang; evitare di dare pubblicità al passo indietro italiano e dunque gettare una macchia sulla Via della Seta proprio nel decennale del suo lancio.

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