Skip to main content

Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, il Cremlino ha progressivamente strutturato una strategia di pressione e saturazione sull’Europa che combina intimidazione verbale, sabotaggi, cyberattacchi, utilizzo di criminalità locale o di agenti usa e getta e azioni ibride sul territorio. Da un lato la retorica delle minacce, dall’altro una sequenza crescente di violazioni, sabotaggi e operazioni opache che colpiscono direttamente il perimetro europeo ed italiano in ognuno dei suoi dominii, convenzionali e non, con particolare coinvolgimento di quello cognitivo, percettivo, epistemico.

La mappatura delle principali azioni sottosoglia di settembre 2025 e il dossier OpenMinds, che ricostruisce 58 casi di violazioni dello spazio aereo europeo e centinaia di dichiarazioni minacciose da parte di funzionari russi tra il 2022 e l’ottobre 2025, delineano un quadro di conflitto ibrido perpetuo e strategia della tensione sempre più orientata a testare le soglie politiche, militari e psicologiche europee.

Dai cieli lituani alla frontiera Nato

Settembre 2025 ha segnato un mese di intensa attività russa nello spazio aereo europeo. Almeno 18 episodi di provocazioni sono stati registrati tra l’1 e il 29 del mese, componendo un mosaico che descrive un’escalation calibrata, dalle incursioni di singoli elicotteri a droni di ricognizione, fino ai voli coordinati di caccia e bombardieri strategici.

I teatri delle violazioni

Ad Est, nei cieli baltici, si sono registrati episodi su Estonia, Lettonia e Polonia, con particolare menzione dell’isola di Vaindloo, dove un elicottero Mi-8 ha attraversato lo spazio aereo senza autorizzazione. Nel Baltico si segnala anche la violazione della zona di sicurezza della piattaforma Petrobaltic, a dimostrazione di un interesse russo non solo militare ma anche energetico.

Nel quadrante sud-est europeo, Romania e Mar Nero hanno visto più volte la comparsa di droni e velivoli, alcuni intercettati da caccia Nato (F-16 ed Eurofighter). A Ovest, l’area scandinava, con Norvegia, Svezia e Danimarca, ha subito numerosi sorvoli sospetti, fino a costringere alla chiusura temporanea dell’aeroporto di Aalborg a causa di droni non identificati.

Fuori dal continente, la proiezione russa ha toccato anche il fronte artico a stelle e strisce. Vicino all’Alaska, F-16 ed E-3 statunitensi e canadesi hanno intercettato quattro velivoli russi (Tu-95 e Su-35), rimasti in acque internazionali ma chiaramente in missione dimostrativa.

Strumenti e modalità

Il ventaglio dei mezzi impiegati disegna le modalità tipiche di una strategia a spettro completo, una strategia ibrida volta a testare le reazioni della Nato, saturarne il dibattito politico e agire sulla percezione collettiva della minaccia. Parlando così, in egual modo, all’opinione pubblica e alla classe dirigente Eu ed Usa. Elicotteri da trasporto come il Mi-8, per incursioni tattiche e rapide; Caccia e intercettori come i MiG-31, Su-30 e Su-35, in azioni di sfida diretta; Velivoli da ricognizione IL-20M, a caccia di informazioni sui dispositivi radar e sulle difese occidentali; Utilizzo di droni, piccoli, grandi e persino decoy (esche), come dimostrano i frammenti di un Gerbera rinvenuti in Lettonia.

L’ottobre 2025 non registra rallentamenti. In Lituania, nel giro di poche settimane, si susseguono eventi di natura diversa ma riconducibili alla stessa logica di pressione. Il 4 ottobre uno sciame di palloni aerostatici arriva dalla Bielorussia. Il 23 ottobre sono invece i caccia russi a sorvolare Kybartai, città al confine con l’exclave di Kaliningrad. Tra il 24 e il 26 ottobre, nuovi palloni costringono alla chiusura degli aeroporti di Vilnius e Kaunas e portano ad una risposta politica netta, con la chiusura per un mese del confine con la Bielorussia.

Nello stesso periodo, aerei militari russi violano lo spazio aereo di Estonia, Polonia e Norvegia. E accanto ai velivoli tradizionali compaiono sempre più spesso i droni, registrando un picco nel settembre 2025, quando un’incursione tra il 9 e il 10 colpisce direttamente il territorio polacco.

Le reazioni europee segnalano una crescente percezione della minaccia. La premier danese Mette Frederiksen parla di una Europa sotto attacco ibrido e chiama all’azione, soffermandosi sulla necessità idi attrezzarsi, unirsi e non lasciarsi intimidire, confondere o spaventare; il ministro degli Esteri di Varsavia, Radosław Sikorski, parla apertamente di “provocazione deliberata” e chiede l’istituzione di una no-fly zone sopra l’Ucraina. A inizio ottobre, il Parlamento europeo adotta una risoluzione che incoraggia iniziative per abbattere bersagli aerei russi. Nel frattempo, i leader Ue discutono la creazione di una “drone wall”, una rete integrata per individuare e neutralizzare droni ostili ai confini orientali dell’Unione.

I numeri di una escalation strutturale

Dal 2022 sono state documentate 58 violazioni dello spazio aereo europeo. Di queste, ben 36 si concentrano nei primi dieci mesi del 2025. In meno di un anno si registra un numero di episodi 1,6 volte superiore rispetto al periodo 2022-2024 nel suo complesso.

Se alcuni tra questi eventi potrebbero essere spiegati come conseguenze indirette del conflitto ucraino, ad esempio la caduta di detriti di droni abbattuti dalla difesa aerea di Kyiv, altri, come le incursioni in Polonia e Lituania, appaiono invece deliberati, con l’obiettivo di testare i meccanismi di risposta collettiva della Nato, affiancando alla dimensione cinetica il chiaro obiettivo cognitivo di intimidire, disorientare, normalizzare l’anomalia.

La linea del Cremlino

Anche la comunicazione ufficiale russa segue uno schema ricorrente. Come riporta OpenMinds, nei primi dieci mesi del 2025, la copertura mediatica degli incidenti cresce del 70% rispetto all’intero 2024. Su 58 casi analizzati, 45 trovano eco nei media. I canali pro-Cremlino riprendono spesso le notizie occidentali, ma introducono formule attenuanti come “presunto” o “ipotetico”.

Solo in 10 episodi intervengono direttamente funzionari di alto livello, prevalentemente nel 2025, segno che l’attenzione dell’opinione pubblica costringe Mosca a rispondere. Il 53% delle dichiarazioni consiste in una negazione esplicita del coinvolgimento russo, spesso affidata a Dmitrij Peskov o a Maria Zakharova, che arriva ad accusare l’Occidente di attribuzioni strumentali “senza un’indagine adeguata”, anche nel caso dell’incursione di droni in Polonia.

Il 30% dei commenti mantiene un tono neutro e burocratico. Un ulteriore 10% contiene minacce implicite: dopo la caduta di detriti di droni in Romania nel luglio 2024, l’ambasciatore russo all’Onu Vasily Nebenzya invita l’Ucraina ad accettare il piano di pace di Putin, avvertendo che “di meglio non otterrà”. Il restante 5% è fatto di dichiarazioni elusive, con funzionari che affermano di non essere informati o spostano l’attenzione altrove.

Tra il grottesco e l’inverosimile, diverso è il registro quando si tratta di altri episodi di guerra ibrida, come sabotaggi o presunti attentati, come nel caso di novembre 2024, quando il danneggiamento di un cavo tra Finlandia e Germania viene attribuito dal presidente della commissione Difesa della Duma, Andrei Kartapolov, a un improbabile “pesce sega”.

La minaccia come strumento politico

Se sugli incidenti concreti prevalgono silenzio e smentita, la retorica militare resta costante e aggressiva. Test nucleari, annunci di rafforzamento dell’apparato militare nell’Artico, minacce di colpire Paesi europei con armi convenzionali scandiscono il discorso pubblico russo. Dopo una breve fase di relativa attenuazione nei primi mesi dell’amministrazione Trump, il volume delle intimidazioni torna a crescere.

Ottobre 2025 registra il 13% di minacce militari in più rispetto all’intero trimestre luglio-settembre. Due eventi dominano la scena. Il primo è il test del missile Burevestnik, potenzialmente nucleare, definito da Maria Zakharova una risposta “forzata”. Il secondo è la sperimentazione del sistema subacqueo Poseidon, con Dmitrij Medvedev che arriva a dichiarare che, se impiegato contro il Belgio, il Paese “cesserebbe di esistere”. A questo si aggiungono le reazioni alle ipotesi di fornitura a Kyiv di missili Tomahawk, con nuove allusioni a possibili strike su capitali europee.

Nel complesso, il 38% delle minacce riguarda l’uso di armi convenzionali contro l’Occidente, il 21% la dimensione nucleare. Nell’ottobre 2025, proprio le minacce di escalation atomica raggiungono il livello più alto dell’anno, anche in seguito alle modifiche alla dottrina nucleare annunciate da Vladimir Putin nel settembre 2024. nazionale.

Un altro 17% delle dichiarazioni riguarda il dispiegamento di armi e truppe in specifiche aree: aumento della presenza militare nell’Artico, nuove installazioni di missili a lungo raggio in risposta alla Nato, revisione dell’assetto di sicurezza lungo il confine con la Finlandia.

Per una lettura d’insieme

Tra le operazioni sottosoglia e l’ambiguità strategica che rimbalza tra Washington e Mosca, avvolgendo l’Europa, gli episodi ibridi rappresentano una tattica deliberata e multilivello, dal moral bombing ibrido ad un continuo stress test militare e politico per l’Europa e l’Alleanza. Le modalità sono adattive, mutevoli e dinamiche. Gli obiettivi? Sempre gli stessi. Un diversivo per far concentrare le forze politiche, economiche, militari e cognitive del nemico in un luogo e procedere su dominii o avamposti poco difesi. O, ancora, l’obiettivo di minare la volontà dell’Occidente di un continuo supporto a Kyiv. Il logoramento delle risposte occidentali, costringendo i Paesi Nato a mantenere alti livelli di allerta e consumo operativo. Corrodere l’opinione pubblica delle democrazie occidentali, impegnare la loro classe politica, confondere, impaurire, destabilizzare i tessuti sociali per incepparne i meccanismi burocratici. Un obiettivo tra questi o, meglio, tutti e insieme.

Droni, palloni e minacce nucleari. La pressione ibrida del Cremlino sull’Europa

Sono almeno 58 le intrusioni aeree, insieme a centinaia di minacce militari russe che, dal 2022 al 2025, hanno trasformato l’Europa i un teatro attivo di guerra ibrida, tra provocazione militare, intimidazione cognitiva e ambiguità politico-strategica calcolata

La Cina nel Mediterraneo, uno scenario possibile raccontato dall'amm. Caffio

Contenere l’espansionismo cinese nel Mar della Cina in violazione del diritto internazionale è un obiettivo degli Stati Uniti e del G7. Dopo aver avanzato pretese territorialistiche in vasti spazi marittimi al largo delle proprie isole, Pechino ora si mostra paladina della libertà dei mari in vari quadranti -Mediterraneo compreso – per proteggere i suoi traffici marittimi

Da Fini a Meloni, ecco la destra italiana ad Atreju

Dal palco di Atreju, 17 anni dopo, l’ex leader di An rappresenta la spia di un mondo meloniano che affronta il domani senza nostalgie ma con la consapevolezza delle proprie forze/deficit, degli errori del passato e soprattutto con la cocciutaggine di prendere una strada per convinzione, non per costrizione

L’ultimo voto di Hong Kong e l’addio alla dissidenza

Rinsaldata l’egemonia del partito fedele al governo cinese, in un processo segnato dall’astensione e il voto nullo. Ma quanto ha influito l’incendio del grattacielo e cosa si aspetta il Paese?

Quantum computing e sicurezza: una (complessa) opportunità. La riflessione di Costanzo

Il Quantum computing non è banale evoluzione tecnologica, ma una vera e propria rivoluzione in grado di trasformare il nostro approccio alla gestione dei problemi, della ricerca scientifica e anche al modo in cui saremo chiamati a proteggere le informazioni digitali. Per questo motivo è importante non farsi trovare impreparati

Dal Risorgimento al totalitarismo, l’educazione civile secondo Gentile. Il libro di Ocone

Esce in questi giorni l’ultimo libro di Corrado Ocone: “Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento” (Società Aperta). Il volume intende riproporre il nesso che lega politica e cultura a partire dal pensiero di alcuni fra i più rappresentativi esponenti delle culture politiche novecentesche. Pubblichiamo uno stralcio del capitolo su Giovanni Gentile, in cui l’autore riflette sui rapporti fra il filosofo e il fascismo

Dal campo largo al vuoto strategico. Perché la sinistra non convince più secondo Velardi

Dopo la presentazione del ddl Delrio sull’antisemitismo, nel Pd è scattato un vero e proprio cortocircuito. È l’epifenomeno di qualcosa di più profondo: la sinistra ha abbandonato gli ebrei, assecondando la base più movimentista. La destra, invece, avendo fatto i conti con il proprio passato, invita ad Atreju un superstite del 7 ottobre. Al Paese servono il premierato e una nuova legge elettorale. Il referendum sulla giustizia sarà lo spartiacque. Colloquio a tutto campo con il direttore del Riformista, Claudio Velardi

Trump riscrive la mappa degli interessi strategici. Quale ruolo per l’Ue? Risponde Irdi

La nuova National security strategy di Trump segna una svolta ideologica: l’Indo-Pacifico e la competizione con la Cina diventano centrali, mentre l’Europa è vista sempre più come un problema strategico. Secondo Irdi, l ’Ue rischia di non essere più un fine per Washington, ma solo un mezzo

L’età dell’oro degli antibiotici è finita? La minaccia dell’Amr

Dalla scoperta accidentale della penicillina alla crisi globale dell’antibiotico-resistenza: una storia lunga meno di un secolo che oggi rischia di invertirsi. Tra numeri allarmanti, superbug emergenti e una pipeline in crisi, l’Amr si rivela la vera sfida del nostro tempo: una minaccia costruita dalle nostre scelte

La “zona grigia” nella sinistra, un nodo irrisolto della democrazia. Scrive Merlo

O si sta in modo netto, chiaro ed inequivoco dalla parte della democrazia, della legalità, del rispetto dell’avversario e nel pieno rispetto dei principi e dei valori contemplati nella Costituzione oppure, al contrario, finiamo per rialimentare se non addirittura consolidare quella “zona grigia” che era, e resta, drammaticamente alternativa rispetto alle ragioni basilari della democrazia e della libertà

×

Iscriviti alla newsletter