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“Dopo oltre un anno la vittoria russa non solo non è arrivata, ma non si vede nemmeno in prospettiva. La Cina si è ritrovata agganciata a un carro che non può governare perché l’andamento della guerra dipende da Mosca”, spiega il sinologo Francesco Sisci in una conversazione con Formiche.net.

Dal vertice Putin-Xi è emerso che la Russia vuole incentrare sullo yuan gli scambi commerciali con la Cina. Può spiegare cosa significa?

Che gli scambi bilaterali saranno contabilizzati in yuan e nel caso in cui i russi avranno un surplus questo sarà denominato in yuan. Cosa significa? Certo, che non sono denominati in dollari, però è una frazione degli scambi e nemmeno significa che i russi rinuncino al rublo. Anzi, sembrerebbe che la Russia stia cercando di rafforzare il rublo agganciandolo all’oro. Tuttavia oggi l’oro non ha un valore assoluto, ma è una commodity e quindi è parte del sistema finanziario internazionale legato al dollaro, a Wall Street e alla Fed.

Il presidente spagnolo Sanchez, la presidente della Commissione europea Von der Leyen e il Rappresentante Ue per la politica estera Borrell si recheranno in Cina nelle prossime settimane. Cosa possiamo aspettarci?

I leader europei che andranno in Cina hanno agende diverse, però c’è il tema dell’Ucraina in sottofondo e questi rappresentanti vorranno cercare una sponda cinese. È importante che non la si veda come l’inizio di una spaccatura tra europei e statunitensi. Innanzitutto perché nessuno di questi leader la vuole. E poi perché se si sottolinea questa spaccatura si creano false illusioni. Mi spiego, i russi hanno iniziato la guerra anche pensando che di fronte al conflitto l’Europa si sarebbe divisa e ritirata. Questa falsa percezione ha alimentato la guerra per oltre un anno. Alimentare questa illusione adesso, cioè dire che i viaggi di Borrell e degli altri siano una spaccatura atlantica, significherebbe fomentare i guerrafondai.

L’Europa non vuole la guerra, ma non vuole nemmeno l’invasione dell’Ucraina. E quindi se deve scegliere, sceglie la resistenza. Bisogna stare attenti nella gestione di questi messaggi perché sono delicati. E in questo momento bisogna certamente cercare la pace, ma una pace vera.

Cosa racconta il vertice di Mosca sul ruolo che la Cina vuole rivestire nella crisi? La telefonata tra Xi Jinping e Zelensky non c’è ancora stata. 

O forse c’è stata e non ne sappiamo nulla, la vera diplomazia lavora sottotraccia. Il fatto che il pubblico non sia a conoscenza di questa eventuale telefonata mostra che senz’altro ci sono delle difficoltà in corso. I risultati della visita sono stati importanti perché, secondo me, i cinesi hanno espresso sia ai russi sia al mondo il desiderio di sfilarsi, dolcemente, dalla Russia. Se Mosca perderà la guerra, la leadership cinese potrà dire di aver cercato la pace. Questo è un elemento importante perché nel momento in cui la Russia si trova più sola potrebbe cercare una pausa nel conflitto per riprendere fiato.

Qual è la narrativa interna cinese su questo punto?

Il fatto è che i cinesi erano convinti che la Russia avrebbe vinto facilmente. Ora comincia a emergere un racconto un po’ diverso con opinioni un po’ più varie sull’andamento della guerra e sul futuro. Certamente la parte principale della narrazione interna è ancora filorussa. Rispetto a qualche mese fa, quando le voci erano tutte inquadrate, mi sembra che qualcosa stia cambiando.

Come esce la Russia dal vertice?

La Russia è oggettivamente più debole. Una delle cose importanti che possedeva entrando in guerra era l’accordo di “amicizia senza limiti” sottoscritto con Pechino. Per cui all’inizio della guerra si pensava che la Russia fosse coperta dalla Cina. Questo avrebbe dovuto spaventare Europa, Stati Uniti, Ucraina. Così non è stato. La Cina si è resa conto che i risultati sono stati non ottimali. Il punto è che i russi avevano promesso una vittoria facile. Dopo oltre un anno questa vittoria non solo non è arrivata, ma non si vede nemmeno in prospettiva. Dunque la Cina si è ritrovata agganciata a un carro che non può governare perché l’andamento della guerra dipende da Mosca.

La Cina vuole sfilarsi dalla Russia. La versione di Sisci

“I cinesi hanno espresso sia ai russi sia al mondo il desiderio di sfilarsi, dolcemente, dalla Russia. Se Mosca perderà la guerra la leadership cinese potrà dire di aver cercato la pace”, spiega a Formiche.net il sinologo Francesco Sisci. La narrativa cinese e i piani di pace per l’Ucraina

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