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L’Italia, come promesso a dicembre alla ministeriale di Parigi e seguendo l’iniziativa dello scorso giugno, continua a investire nel settore del trasporto spaziale, concludendo due accordi del valore complessivo di 285 milioni di euro. Al ministero delle Imprese e del made in Italy sono stati infatti siglati due importanti contratti per potenziare le capacità tecnologiche dell’industria nazionale per l’accesso allo spazio, diventato sempre più strategico per l’Europa (e l’Italia stessa) dopo la rottura con la russa Roscosmos. Presenti alla cerimonia di firma il padrone di casa, il ministro delle Imprese e del made in Italy con delega allo Spazio, Adolfo Urso, insieme al direttore dei trasporti spaziali dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Daniel Neuenschwander, e all’amministratore delegato di Avio, Giulio Ranzo, appaltatore principale dell’iniziativa. Gli accordi mirano a far leva sulle competenze sviluppate nel nostro Paese dal 2000, grazie ai programmi Vega, con Vega C e Vega E, per lo sviluppo di tecnologie di propulsione di nuova generazione e architetture di sistemi di lancio.

Puntare sulle capacità e la leadership

Scopo delle nuove intese è fare leva sulle competenze spaziali italiane per sviluppare i sistemi di lancio del futuro, un’occasione anche per rilanciare la competitività del settore europeo del trasporto spaziale, e realizzare così le prossime generazioni di motori che presteranno sempre più attenzione al cambiamento climatico implementando attività eco-sostenibili. Anche le future generazioni di lanciatori, così come i prossimi motori, cercheranno di mantenere questa forte impronta green. Tale iniziativa, inoltre, può essere letta come un passo importante anche in direzione dell’implementazione del “Next generation Eu”, e fa affidamento sui fondi del Pnrr. Nel dettaglio, per l’esecuzione di questi contratti, il governo italiano ha delegato il ruolo di Assistenza tecnica all’Esa, che agirà in qualità di Autorità contrattuale. “La firma di oggi è importante per raggiungere obiettivi Pnrr per lo spazio. Ancora una volta viene ribadito il nostro impegno su un settore determinante, in cui l’Italia può e deve avere un ruolo di leadership grazie al lavoro fatto dalle imprese italiane, la cui tecnologia riscuote unanime riconoscimento”, ha spiegato il ministro Urso in occasione della firma.

Preparare il terreno

Tali contratti, a detta del direttore Esa, sono da considerarsi lungimiranti per il futuro sviluppo e dimostrazione in volo di nuove tecnologie strategiche per il settore dei lanciatori. Dal momento che “il settore dei lanciatori e l’accesso indipendente allo Spazio sono fondamentali per l’industria europea e l’iniziativa italiana, in ambito Esa, va nella giusta direzione di aumentare competitività, cooperazione e indipendenza europea”, ha spiegato ancora Neuenschwander. L’obiettivo dei due progetti, ha ribadito invece Ranzo, “è di preparare il terreno per i sistemi di trasporto spaziale di futura generazione, basati su propulsione liquida a ridotto impatto ambientale (potenzialmente riutilizzabili). Per questo scopo Avio può far leva sulle conoscenze già sviluppate sul propulsore a metano di più piccola taglia, capitalizzando tale esperienza per applicazioni più ambiziose”. In ultimo, Avio ha intenzione di coinvolgere “start-up innovative e Pmi per accelerare il ciclo di sviluppo del prodotto, introducendo altresì le recenti e innovative metodologie dell’ingegneria di sistema digitale”, ha concluso Ranzo.

I progetti

I due progetti, oggetto degli accordi, vedranno Avio come appaltatore principale, supportato in sinergia dall’industria, dalle Pmi, dalle start-up, dal mondo accademico e dalla ricerca. Le attività in realtà sono iniziate già dallo scorso giugno, quando vi era stata la firma dei contratti preliminari, ora è il momento della fase più operativa di sviluppo che vedrà le competenze italiane all’opera per innovare le tecnologie di propulsione e di architettura di sistemi di lancio. Il primo contratto, inerente lo Space transportation system (Sts) e finanziato con 181,6 milioni di euro, mira a sviluppare entro il 2026 un dimostratore in volo di nuove tecnologie e progetti per un lanciatore per carichi leggeri a due stadi con propulsione a ossigeno liquido e metano, a ridotto impatto ambientale. In particolare si punterà a sviluppare serbatoi criogenici in materiale composito, sistemi di separazione non pirotecnici e sistemi avionici integrati basati su hardware e software di aeronautici. Mentre il secondo accordo, High thrust engine (Hte) finanziato con 103 milioni di euro, sarà invece dedicato allo sviluppo di un nuovo motore ad alta spinta sostenibile. Si tratterà quindi di un nuovo motore a ossigeno liquido e metano con tecnologia ad elevata prestazione, il cui primo test di qualifica a terra sarà entro il 2026. Le tecnologie a ossigeno liquido e metano, grazie a una combustione più pulita, sono indicate per il potenziale riutilizzo e permettono ad oggi un uso estensivo di tecnologie di manifattura a stampa 3D per singolo componente.

(Foto: Avio)

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