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Ai capi di governo africani potrebbe venire un colpo: la Cina sarebbe pronta a sedersi al tavolo del Fondo monetario internazionale, per discutere la ristrutturazione dei debiti sovrani accumulati dai Paesi in via di sviluppo. Come raccontato a più riprese da Formiche.net, nel corso di due decenni Pechino ha intossicato i bilanci statali di molte economie fragili, dallo Zambia, all’Uganda, passando per il Kenya e lo Sri Lanka, attraverso una miriade di prestiti bancari dalle clausole di rimborso decisamente opache. Alla prima difficoltà nel rientro delle somme concesse, scattava la tagliola, con interi pezzi di industria locale azzannati dal Dragone.

Tutto questo ha prodotto uno smisurato indebitamento, che ha finito con lo schiacciare la già debole crescita di tali Paesi. Ora, i nodi sono venuti al pettine. Si rischia, in altre parole, un’esplosione della bolla del debito, con conseguente impatto sulla crescita globale. Tra i pochi che finora si sono posti il problema sono i dirigenti del Fondo monetario internazionale, organismo che ha anch’esso finanziato le economie in via di sviluppo, attraverso una serie di prestiti. La Cina, finora, si è rifiutata di intavolare una ristrutturazione in grado di scongiurare il peggio.

Reuters rivela che alti funzionari di Cina, India, Arabia Saudita e altri Paesi dentro e fuori il G20 parteciperanno venerdì prossimo al primo incontro virtuale sul debito sovrano. La tavola rotonda includerà anche i rappresentanti di quegli Stati che hanno richiesto una rinegoziazione del debito, tra cui Etiopia, Zambia e Ghana, ma anche Sri Lanka ed Ecuador. A dare sapore politico al summit, il fatto che quest’ultimo sarà co-presieduto dallo stesso Fmi, dalla Banca mondiale e dall’India, l’attuale leader del gruppo dei 20.

La buona volontà non sembra mancare, ma resta da vedere come si comporterà la Cina. Cioè se accetterà una rinegoziazione su larga scala, oppure no. “L’obiettivo è riunire le principali parti interessate coinvolte nella ristrutturazione del debito sovrano, dai creditori tradizionali delle economie avanzate, ai nuovi creditori come Cina, Arabia Saudita, India, nonché il settore privato e i Paesi debitori per affrontare le attuali carenze”, ha spiegato una fonte. D’altronde, il tempo stringe. Come ha fatto notare recentemente l’ex dirigente del Fmi e del Tesoro americano, Mark Sobel, “il disagio del debito è in aumento in molti Paesi a basso reddito e nei mercati emergenti. Che cosa si deve fare? Senza la volontà cinese di raggiungere accordi concreti sul debito, non si andrà da nessuna parte”. Palla al Dragone.

Tempo di ristrutturazioni. Pechino pronta a rinegoziare i debiti sovrani

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