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Le affermazioni della presidente della Moldavia, Maia Sandu, hanno riacceso l’attenzione occidentale per quel Paese, confinante con l’Ucraina, sospeso tra i desideri di una giovane generazione che guarda a Occidente, all’Europa e alla Nato, e altri che sognano il ritorno all’Unione Sovietica. Sullo sfondo la presenza di un contingente russo impiantato in Transnistria, regione che si proclama autonoma dal 1992 e che la comunità internazionale non riconosce giudicandola un’exclave russa.

La presidente ha detto lunedì che esiste un piano di Mosca per “rovesciare il governo del Paese” tramite “azioni di sabotatori con addestramento militare, mimetizzati in abiti civili, che intraprendano azioni violente, attacchino edifici statali e prendano ostaggi”. Obiettivo “fermare il processo di integrazione europea”. Queste affermazioni arrivano dopo che nei giorni scorsi il presidente ucraino Zelensky aveva detto che l’intelligence di Kiev ha intercettato piani dei servizi di sicurezza russi contro Chisinau. Il consigliere per la sicurezza Oleksiy Danilov sostiene che in Turchia si trovi attualmente una squadra di miliziani ceceni pronti a dirigersi in Moldavia.

Dall’invasione dell’Ucraina la Moldavia ha affrontato un problema dopo l’altro. Come ha recentemente raccontato a Formiche.net l’ambasciatore moldavo in Italia, un Paese di poco più di due milioni e mezzo di abitanti e con un bilancio già piuttosto risicato ha dovuto far fronte a un ondata di circa 700mila profughi di guerra. Inoltre la Russia ha chiuso i rubinetti del gas per fare pressioni sull’esecutivo portando l’inflazione al 25%. Se ciò non bastasse, non sono mancati i casi di tensione, come le esplosioni verificatesi ad aprile 2022  a Tiraspol e dintorni che hanno, tra l’altro, distrutto alcune antenne radio. Da ultimo, il caso del missile russo che sarebbe transitato nello spazio aereo moldavo, diretto in Ucraina.

Per non parlare delle affermazioni dell’ultimo anno della diplomazia russa che in più di un’occasione hanno invitato Chisinau a riaprire i negoziati sulla Transistria. E il ministro Lavrov che ha detto recentemente che “la Moldova potrebbe diventare la prossima Ucraina”.

In questo clima poco disteso sono arrivate venerdì scorso le dimissioni del primo ministro Natalia Gavrilita, subito rimpiazzata da Sandu con Dorin Recean, segretario del Consiglio supremo di sicurezza. Quest’ultimo è stato anche ministro dell’Interno e ha familiarità con i servizi di sicurezza. Giudicato dunque una figura adatta a traghettare il Paese nell’attuale contesto, mentre il nuovo esecutivo somiglia molto a un gabinetto di guerra.

La Moldavia in crisi teme un colpo di Stato russo

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