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Se bastasse una solida politica industriale, l’Europa avrebbe risolto i suoi problemi. O forse no, potrebbe servire qualcosa in più. Mentre i ministri Bruno Le Maire e Robert Habeck sono a Washington, volati in solitaria per chiedere, ufficialmente, il massimo del fair play nella corsa transatlantica ai sussidi per l’industria, Adolfo Urso, ministro per le Imprese e il made in Italy, è sbarcato a Stoccolma, per partecipare al primo Consiglio europeo per la competitività, sotto la presidenza svedese, particolarmente significativo in vista della riunione dei capi di governo del 9-10 febbraio che esaminerà il Green Deal Industrial Plan for the Net-Zero Age. Al secolo, il contro-piano comunitario all’Inflation reduction act.

Alla riunione serale, poi, prenderà parte anche il Commissario europeo al mercato interno e ai servizi, Thierry Breton, titolare del dossier più importante su cui si stanno misurando le istituzioni europee. Il vertice sarà anche l’occasione per una serie di incontri bilaterali: il primo con il ministro svedese del Clima e delle Imprese, Ebba Busch, che presiede il Consiglio nel semestre svedese e con lo stesso Commissario Breton che Urso aveva già incontrato a Roma in dicembre proprio su questo dossier. Nella giornata successiva, invece, sono previsti altri bilaterali, tra i quali con il ministro portoghese dell’Economia e della Transizione Digitale, Pedro Siza Vieira.

La visita del titolare di Via Veneto segue quella del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, venerdì scorso a Stoccolma con il ministro degli Affari europei Raffale Fitto, in cui si è svolto anche il primo incontro con il premier svedese, Ulf Kristersson che da gennaio ha assunto anche la presidenza di turno della Ue. Incontri a parte, però, la linea del governo è piuttosto chiara, come si legge nella nota diffusa dallo stesso dicastero per le Imprese, poche ore prima della trasferta di Urso.

“Il governo italiano ritiene che il documento della Commissione Ue sul Green Industrial Plan sia una base di partenza importante ma non sufficiente e che serve una maggiore ambizione per rispondere alle sfide globali. Per questo l’esecutivo italiano ritiene necessaria una ampia convergenza di obiettivi e strumenti al fine di deliberare una politica industriale europea assertiva, competitiva e solidale”. Nelle settimane scorse, sia l’ex presidente del Copasir sia il viceministro Valentino Valentini hanno numerosi incontri e colloqui bilaterali con diversi colleghi europei, al fine di illustrare il non paper nazionale della presidenza del Consiglio sul documento della Commissione. Urso ha incontrato sia lo stesso Robert Habeck e Volker Wissings ministro per le Infrastrutture digitali, il ministro ceco dell’Industria e del Commercio, Jozef Sikela e il ministro allo Sviluppo economico ungherese Márton Nagy.

Ira, Urso a Stoccolma per le prove generali di riposta europea

Mentre Francia e Germania discutono in solitaria di sussidi a Washington, il ministro per le Imprese vola in Svezia per gettare le basi di una vera svolta industriale continentale. Con una consapevolezza: il Green deal formato aiuti di Stato non può bastare a vincere le sfide globali

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