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Lunedì Unione europea e India hanno rinsaldato il rapporto di collaborazione con il lancio del Consiglio commercio e tecnologia (Ttc), già annunciato ad aprile 2022. A detta della Commissione europea, il progetto “approfondirà l’impegno strategico in materia di commercio e tecnologia” attraverso dei tavoli di lavoro semipermanenti e incontri ricorrenti per fare il punto, come già accade tra Ue e Usa. Come per la controparte euroamericana, anche questa iniziativa è orientata a contenere il rivale sistemico: la Cina.

Naturale, dunque, che la volontà di fondo sia la stessa: coordinare e facilitare l’interazione tra le rispettive industrie critiche nel solco dei valori democratici. Nelle parole della della commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, “insieme lavoreremo per un modello democratico di sviluppo tecnologico che guidi l’innovazione e metta le persone al centro”. Lei e il commissario al commercio Valdis Dombrovskis (sono entrambi anche vicepresidenti esecutivi della Commissione) rappresenteranno il Vecchio continente, mentre i ministri Subrahmanyam Jaishankar (esteri), Piyush Goyal (commercio e industria) e Rajeev Chandrasekhar (elettronica e tecnologie dell’informazione) parleranno per l’India.

DIGITALE, GREEN TECH E COMMERCIO

In vista della prima riunione ministeriale a primavera, il lavoro tra i funzionari europei e indiani si concentrerà su tre tavoli fondamentali: governance e la connettività digitale, tecnologie verdi e commercio. Il primo prevede lavoro congiunto nei campi delle tecnologie strategiche ed emergenti (intelligenza artificiale, 6G, supercalcolo, informatica quantistica, semiconduttori, cloud, sicurezza informatica, competenze e piattaforme digitali). Il secondo, invece, sarà focalizzato sul greentech, compresi investimenti e standard comuni, “con particolare attenzione alla ricerca e all’innovazione” (si pensi a energia pulita, economia circolare, gestione dei rifiuti).

Per quanto riguarda il commercio, il Ttc servirà come piattaforma per la cooperazione tra incubatori, Pmi e start-up da ambo le parti. Senza però dimenticare gli aspetti più pratici: il terzo tavolo “lavorerà sulla resilienza delle catene di approvvigionamento e sull’accesso a componenti critici, energia e materie prime”, su cui Pechino ha una presa ferrea. Agirà anche per favorire il dialogo e “superare le barriere commerciali identificate e le sfide del commercio globale, promuovendo la cooperazione nelle sedi multilaterali,” oltre a lavorare per “la promozione di standard internazionali e per la cooperazione nell’affrontare le sfide geopolitiche globali”.

RINSALDARE IL FRONTE DEMOCRATICO

Secondo Bruxelles, il partenariato con l’India “è una delle relazioni più importanti del prossimo decennio e il suo rafforzamento, anche attraverso la Ttc, è una priorità”. La cooperazione, dunque, “dovrebbe concentrarsi su questioni chiave di importanza strategica condivisa, tra cui il commercio, la tecnologia affidabile e la sicurezza, in particolare per quanto riguarda le sfide poste da modelli di governance rivali. In questo contesto, la cooperazione in materia di ricerca e innovazione è importante per sbloccare il potenziale”.

La nuova partnership fa parte della più ampia strategia europea per rafforzare i legami con altre democrazie sui versanti più strategici della doppia transizione, quella verde e quella digitale, riducendo al contempo la propria dipendenza dall’autocratica Cina. Ed è significativo, ma non sorprendente, che l’occhio europeo sia caduto sull’India: una potenza demografica ed economica emergente, decimo partner commerciale dell’Ue; la più grande democrazia sul pianeta impegnata sulla via della decarbonizzazione e molto scettica riguardo all’ordine mondiale secondo Pechino.

In altre parole, Nuova Delhi è focalizzata su molte delle stesse aree che interessano al Vecchio continente e all’Occidente geopolitico in senso lato. Non ne fa mistero il comunicato della Commissione: “in un contesto geopolitico in rapida evoluzione, Ue e India hanno un interesse comune a garantire sicurezza, prosperità e sviluppo sostenibile sulla base di valori condivisi”. Il Ttc, dunque, “fornirà l’indirizzo politico e la struttura necessaria per coordinare gli approcci e far progredire il lavoro tecnico”, a partire da “aree critiche come la connettività, le tecnologie verdi e le catene di approvvigionamento resilienti” (leggi: non in mano alla Cina).

… CON VISTA SULL’INDO-PACIFICO

Così come il Ttc Ue-Usa avviato a giugno 2021 “integrerà i partenariati digitali già avviati con alcuni Paesi asiatici nell’ambito della strategia dell’UE per la cooperazione nell’Indo-Pacifico”, come spiega l’Ue, allo stesso modo potrebbe lavorare quello con l’India. Bruxelles percepisce la necessità di costruire uno standing proprio in quella che è la regione di mondo più determinante per il futuro.

L’interesse europeo passa dalle partnership economico-commerciali e guarda al complesso quadro della diversificazione delle supply chain. Ma automaticamente l’Europa non può tirarsi indietro da impegni di carattere politico — con riflessi militari — come quello per mantenere stabile l’equilibrio securitario regionale. Tant’è che assetto europei (anche italiani) parteciperanno prossimamente nelle esercitazioni che gli Usa organizzeranno per dimostrare la necessità di mantenere l’Indo Pacifico “libero e aperto”. Una dottrina di ispirazione giapponese a cui aderisce pure l’India, anche come forma di contenimento dell’assertività cinese. Aspetti interconnessi, come dimostrano i tentativi di contatto tra gruppo Asean e Cina.

In questo quadro, l’India è una sponda tanto politica che commerciale per l’Ue. Similmente all’Europa, il ruolo indiano ruota anche attorno al farsi percepire dalle nazioni dell’ampia regione indopacifica come un attore terzo, non schiacciato nel crescente dualismo Usa-Cina. In parte inserita nel sistema di governance regionale che gli Stati Uniti intendono creare — attraverso l’inclusione nel Quad, per esempio — Nuova Delhi intende agire secondo necessità sovrane. Tra queste, gli accordi sul quadro tecnologico sono di primario interesse — e passano comunque preferibilmente lontano da Pechino, come racconta il recente iCet siglato con Washington.

Immagine: EU-Asia Institute

india Ue

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