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Finisce l’anno, il difficile percorso della finanziaria ed è una buona occasione per fare il punto sulla situazione, progettare con uno sguardo un po’ più ampio il nuovo anno capendo cosa ci aspetta. Il percorso della finanziaria è stato come al solito hegeliano ma questo non è un limite bensì la ricchezza della nostra democrazia perché alla tesi del governo fa seguito l’antitesi dell’opposizione, delle parti sociali e soprattutto del convitato di pietra europeo (critiche e proposte di modifica) per arrivare poi alla sintesi finale.

Cambiare idea non è un male e il governo è tornato indietro giustamente su questioni come quelle del pos e del tetto al contante che non erano altro che un invito al nero e all’evasione. Col nuovo anno speriamo ci sia una svolta in materia di energia, il fronte che ci ha costretto a buttare 70 miliardi per pagare le bollette a famiglie ed imprese quando le nuove tecnologie rendono oggi praticabile la svolta verso le rinnovabili, auspicabile per clima, convenienza economica, indipendenza energetica (non è un mantra del governo di destra?), pace e efficienza nell’uso dell’energia (non andrebbe dimenticato che con le fossili il 65% dell’energia utilizzata è sprecato).

Non ci stanchiamo di ricordare che su questo fronte il paese non ha bisogno di soldi pubblici (anzi ne farebbe risparmiare molti) ma di accelerazione nelle autorizzazioni e avvio delle nuove comunità energetiche. Con un po’ di buona volontà il prossimo anno potrebbe accelerare la fine dell’era del masochismo energetico. Continueremo nel 2023 a discutere accanitamente delle preferenze sociali di governo e opposizione. Con la manovra si è fatto qualcosa su pensioni minime e recupero dell’inflazione ma si è intervenuti severamente sul reddito di cittadinanza per i cosiddetti occupabili.

Introducendo una distinzione tra occupabili e non occupabili che non esiste nelle reti di protezione degli altri paesi. Una scelta a mio avviso opportuna è invece quella di vincolare la percezione del reddito di cittadinanza per i giovani da 18 a 29 anni alla partecipazione e al completamento di un percorso formativo. Non è accettabile che un giovane viva di reddito di cittadinanza senza investire sul suo futuro.

Dai dati sulla denuncia di redditi degli italiani esce una fotografia del paese al solito “pirandelliana” dove più del 50% delle famiglie dichiara un imponibile non superiore a 10,000 euro lordi annui. Così è se vi pare. Può essere questa la fotografia del paese ? Non lo è di certo anche se la sequenza degli shock vissuti negli ultimi tempi (pandemia, crisi energetica, inflazione) ha sicuramente aumentato la quota di persone e famiglie sotto la soglia di povertà (incluse le declinazioni della povertà energetica e sanitaria).

Ed è possibile contrastare le furberie senza accanirsi con chi combatte per sopravvivere, offrendo sempre di più opportunità generative di progresso sociale ? Questa forse la domanda più importante con cui aprire il prossimo anno
Noi dell’economia civile pensiamo che sia possibile lavorando su questioni strutturali fondamentali perché la persona non è riducibile all’homo economicus (che è una caricatura o un “idiota relazionale” come spiega bene la teoria dei giochi), l’impresa non è riducibile alla massimizzazione del profitto “non importa come” che genera disastri sociali ed ambientali (la biodiversità delle forme organizzative è fondamentale), il valore non è riducibile al Pil ma si apre a benessere multidimensionale e generatività, la politica economica non è mercato e sovrano benevolente ma funziona solo se ci sono anche cittadinanza attiva e imprese responsabili.

Per questo nel 2023 continueremo ad impegnarci al servizio del paese, della politica e della società civile con la rete multistakeholder di Next su tutti i filoni più generativi di cittadinanza attiva come quelli dell’amministrazione condivisa, della coprogettazione, delle comunità energetiche, del consumo e risparmio responsabile anche attraverso lo sviluppo di piattaforme digitali (oggi attori chiave dell’economia) che non siano per forza estrattive ma che redistribuiscano valore condiviso e sostenibile (come accade con Gioosto).

Ed questo il nostro impegno concreto per un 2023 migliore.

Quello che si è fatto e quello che si deve (ancora) fare. Il bilancio di Becchetti

Cambiare idea non è un male e il governo è tornato indietro giustamente su questioni come quelle del pos e del tetto al contante che non erano altro che un invito al nero e all’evasione. Col nuovo anno speriamo ci sia una svolta in materia di energia. L’analisi di fine anno di Leonardo Becchetti

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