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Il piano d’azione dell’Ue per la sicurezza dei droni, inglobato nella strategia di difesa 2030 ReArm Europe, ha al suo interno le capacità multidimensionali dei droni e misure anti-drone per un importo di circa 800 miliardi di euro. Nel progetto è previsto il cosiddetto “muro di droni” al fine di tracciare e neutralizzare sistemi senza pilota ostili, specialmente sul fianco orientale, e il pacchetto di chip affidabili.

IL CONCETTO EUROPEO DI DIFESA

Nell’ottobre dello scorso anno la Commissione europea ha adottato la Defence Readiness Roadmap 2030, a seguito del Libro bianco congiunto sulla prontezza della difesa europea 2030 e dell’iniziativa legislativa Security Action for Europe (Safe), adottata nel marzo 2025. La European Defence Transformation Roadmap è pilastro della Defence Readiness Roadmap, strumento che garantirà all’Ue la possibilità di essere all’avanguardia nella tecnologia della difesa tramite lo sviluppo e la produzione di tecnologie critiche e innovative. La Commissione europea ritiene che il rapido sviluppo della capacità di produzione di droni da parte degli avversari, assieme al predominio di alcuni fornitori di paesi terzi di componenti chiave quali sensori, batterie, semiconduttori e materiali di terre rare, accresce le dipendenze strategiche e sottolinea l’urgenza di rafforzare la base di innovazione a duplice uso dell’Europa e le catene di approvvigionamento sicure. Inoltre i droni sono diventati una caratteristica distintiva della guerra moderna, come dimostra l’esempio dell’Ucraina, dove hanno causato più vittime di qualsiasi altra arma.

DRONI E SICUREZZA

Sei le direttrici di marcia del piano Ue. In primis la difesa anti-drone che permette di sviluppare un sistema multilivello chiamato European Drone Defence Initiative, capace di neutralizzare i droni nemici; in secondo luogo la sicurezza infrastrutturale garantita dal controllo che prevenga le intrusioni di sistemi unmanned ostili; al terzo posto la risposta rapida grazie a squadre sul modello scramble, pronte ad intervenire immediatamente; il settore innovazione e produzione grazie ad un polo industriale che sarà realizzato il prossimo anni; a seguire il finanziamento Safe (Security Action for Europe) e infine la sicurezza civile data dal regolamento Easa con i protocolli dedicati e le mappe ufficiali. Inoltre la necessità di un sistema di gestione del traffico droni è una necessità altamente diffusa che permette il funzionamento simultaneo e in sicurezza dei droni a bassa quota. Per questa ragione la Commissione ha istituito la Rete europea di dimostratori U-Space.

OBIETTIVO COORDINAMENTO

L’obiettivo per gli stati membri deve essere quello di coordinarsi, fissare delle priorità, non soltanto a livello nazionale, ma anche europeo, anche con la Nato, come detto esplicitamente dal Commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius parlando in aula a Strasburgo. “L’Unione europea storicamente è un gigante economico. Per la difesa, l’Unione europea è pure un gigante, però dai piedi d’argilla. In questo mondo di giganti noi dobbiamo essere giganti grazie ai nostri valori. Insieme dobbiamo svegliare questo gigante addormentato dell’Europa”. Per cui il piano relativo ai droni deve inserirsi all’interno di un più ampio ragionamento programmatico relativo alle nuove possibilità per i programmi industriali della difesa di domani, con il proposito di “creare dei progetti di difesa nell’interesse comune, nessuno Stato membro potrà agire da solo, ma potremmo proteggere tutta l’Unione europea, ad esempio il fianco orientale per quanto riguarda i droni, i missili e la protezione dello spazio”.

Secondo il commissario lituano si potrà costruire una difesa europea più forte nell’attuale contesto internazionale solo aumentando la produzione di difesa con maggiore urgenza ed energia: “La nostra industria della difesa deve ora ampliare le proprie linee di produzione. E produrre, produrre, produrre”.

Cosa c'è scritto nel vademecum europeo per la sicurezza dei droni

Il piano d’azione contiene le capacità multidimensionali dei droni e misure anti-drone. L’obiettivo per gli stati membri deve essere quello di coordinarsi, fissare delle priorità, non soltanto a livello nazionale, ma anche europeo, anche con la Nato. Kubilius: “La nostra industria della difesa deve ora ampliare le proprie linee di produzione. E produrre, produrre, produrre”

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