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Leggi la prima parte dello speciale sul 2023 internazionale del presidente Meloni

Dal 19 al 21 maggio ci sarà il vertice del G7 a Hiroshima, in Giappone, seguito dopo qualche settimana da quello della Nato a Vilnius, in Lituania, l’11 e il 12 luglio. La decisione del primo ministro giapponese Fumio Kishida di ospitare i Sette a Hiroshima, città devastata dalla prima bomba atomica sganciata durante la Seconda guerra mondiale, dimostra chiaramente il suo impegno per il disarmo nucleare. Ma il summit, e in generale l’intera presidenza giapponese, sarà anche l’occasione per ribadire l’indivisibilità di Euro-Atlantico e Indo-Pacifico in termini anche di sicurezza, come ha spiegato a Formiche.net il viceministro degli Esteri giapponese Shunsuke Takei.

Questo contesto vede l’Italia in prima linea visto anche i rapporti con il Giappone su temi come l’energia e la difesa (Global combat air programme, progetto di jet di nuova generazione che coinvolge anche il Regno Unito, lo dimostra). Il vertice Nato di Vilnius, invece, sarà l’occasione “per concordare ulteriori passi per rafforzare la nostra deterrenza e difesa” e “continuare il nostro sostegno all’Ucraina”, come ha spiegato il segretario generale Jens Stoltenberg. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha ribadito l’importanza di “rafforzare gli investimenti sulla sicurezza” e dunque l’impegno a raggiungere entro il 2028 l’obiettivo del 2 per cento del prodotto interno lordo in spese militari (che soltanto nove dei 30 membri soddisfano oggi). C’è da aspettarsi che il tema sarà al centro del summit. Un altro dossier caldo in ottica Nato è la successione a Stoltenberg, il cui mandato è stato prorogato di un altro anno nel 2022. L’Italia può giocare un ruolo importante per la futura leadership dell’Alleanza atlantica (favorita per la guida sembra essere la premier estone Kaja Kallas).

Il 2023 può rivelarsi un anno di svolta anche per il Trattato del Quirinale (durante la conferenza stampa di fine anno Meloni ha detto che il trattato con la Francia non è operativo e che i suoi contorni “non sono ancora chiarissimi”) e per il rapporto con la Germania (le diplomazie sono al lavoro per un Piano d’azione avviato ai tempi di Draghi). In ballo c’è anche un accordo bilaterale con il Regno Unito per approfondire i legami partendo dalla consuetudine su materie come politica estera, di difesa e di sicurezza. Entro metà 2023 il presidente del Consiglio potrebbe recarsi in visita in Israele per un bilaterale governativo, un’occasione per ribadire ancora una volta il suo sostegno all’ebraismo.

Le elezioni in Grecia e in Polonia godranno di una certa attenzione da parte del governo Meloni che ha in Kyriakos Mitsotakis e Mateusz Morawiecki due importanti interlocutori sia nell’Unione europea sia nella Nato.

Nella seconda metà dell’anno ci saranno poi appuntamenti internazionali di primo piano come il vertice G20 a Nuova Delhi, in India (il 9 e il 10 settembre), l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, negli Stati Uniti (dal 12 al 30 settembre), la Cop28 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti (dal 30 novembre al 12 dicembre), e il summit Asean (ancora non è stata ufficializzata la data) sotto la presidenza dell’Indonesia, uscita rafforzata dalla guida del G20 nel 2022 e importante interlocutore dell’Italia negli ambiti di difesa e sicurezza in un quadrante, quello Indo-Pacifico, sempre più importante per gli equilibri internazionali, a partire dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, percepita lì come in molte parti d’Europa come un rischio da “scelta impossibile” di campo.

Il 2023 sarà dunque impegnativo e decisivo, e condurrà l’Italia alla presidenza del G7 nell’anno delle elezioni europee. Sarà un test di maturità per il governo e il presidente Meloni. Alleati permettendo.

(Fine seconda e ultima parte)

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