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Venerdì si è chiuso un capitolo della guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina durato quattro anni. È stato archiviato il caso Meng Wanzhou, figlia di Ren Zhengfei, fondatore di Huawei, e direttrice finanziaria dello stesso colosso cinese delle telecomunicazioni.

La decisione è frutto di un accordo con i pubblici ministeri statunitensi per l’archiviazione del caso quattro anni dopo l’arresto della donna in Canada, su mandato statunitense, avvenuto il 1° dicembre 2018. Il provvedimento porta la firma di Ann Donnelly, giudice del tribunale del distretto federale di Brooklyn, a New York, (che a inizio 2017 aveva bloccato il rimpatrio forzato dei rifugiati sfidando Donald Trump meno di 10 giorni dopo il suo insediamento alla Casa Bianca).

Le accuse erano frode bancaria e altri reati per aver mentito ad alcune banche sui rapporti di Huawei con una società operante in Iran esponendo così le stesse al rischio di violare le sanzioni statunitensi. La giudice Donnelly ha respinto l’accusa nei confronti di Meng, che ha trascorso quasi tre anni agli arresti domiciliari in Canada, con pregiudizio, il che significa che non può essere riproposta.

Nel settembre 2021 la donna, ribattezzata la “principessa di Huawei”, ha raggiunto un accordo con pubblici ministeri statunitensi, riconoscendo di aver rilasciato false dichiarazioni sulle attività di Huawei in Iran in cambio del rinvio dell’azione penale. Il giorno in cui la il giudice Donnelly ha approvato l’accordo, Meng è tornata a casa a Shenzhen. E poco dopo, la Cina ha rilasciato due canadesi che erano arrestati con l’accusa spionaggio. Inoltre, due fratelli americani a cui era stato impedito di lasciare il Paese sono stati autorizzati a tornare a casa.

La conclusione di questo caso che ha messo a dura prova le relazioni tra Stati Uniti e Cina non sembra avere un impatto sulle restrizioni decise da Washington contro i colossi tecnologici cinesi. La settimana scorsa l’amministrazione Biden tramite la Federal Communication Commission ha vietato le vendite e le importazioni negli Stati Uniti di nuove apparecchiature Huawei e Zte per motivi di sicurezza nazionale. TikTok, di proprietà della società cinese ByteDance, è attualmente in trattativa con le autorità statunitensi per continuare le proprie attività negli Stati Uniti.

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