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I battibecchi tra Scholz e Macron, come già raccontato da Formiche.net, mostrano quanto le singole personalità ai vertici di un paese possano influenzare la politica internazionale. Come riporta Les Echos, la coppia franco-tedesca ha visto diversi alti e bassi dal Trattato dell’Eliseo siglato quasi sessant’anni fa da De Gaulle e Adenauer, ma la guerra in Ucraina sta mettendo a dura prova le relazioni tra i due. Le incomprensioni tra i leader sono arrivate a far rimandare al 2023 il bilaterale previsto per la settimana prossima. Ma su cosa bisticciano il Presidente e il Cancelliere? Su diverse cose, ma soprattutto sul tema della difesa.

Il pomo della discordia sembra essere la scelta tra lo sviluppare sistemi di armamenti europei o comprarli dagli Stati Uniti. Parigi è ovviamente il principale sponsor dello sviluppo di sistemi comuni, un approccio che si traduce nel continuare a vendere prodotti delle industrie francesi, come i caccia Rafale; mentre diversi Paesi europei, Germania in testa, continuano a preferire armamenti “off the shelf”.

Il caso dell’aereo F-35 è emblematico. L’Eliseo non ha ancora digerito la decisione del Reichstag di acquistare gli F-35, mossa che segnala una minore attenzione da parte di Berlino rispetto alla sua relazione con Parigi, con quest’ultima dubbiosa del reale impegno tedesco nel progetto del del caccia di sesta generazione Future Combat Air System (Fcas), al quale i due Paesi collaborano insieme alla Spagna. Sebbene i due programmi aerei non siano in competizione tra loro, pensati per operare in maniera diversa, la preoccupazione transalpina è che a un certo punto Berlino possa decidere di abbandonare il progetto, preferendogli il parallelo Tempest, sviluppato da Italia, Uk, Svezia e Giappone, o che comunque faccia pressioni affinché i due progetti convergano (una soluzione che impedirebbe a Parigi di fare la parte del leone). La presenza di Londra e di Tokyo, inoltre, potrebbe essere utilizzata dalla Francia per bollare il progetto come “non europeo”.

Tensioni simili, ma per ragioni diverse, si registrano anche sul carro armato Main Ground Combat System (Mgcs), in difficoltà da prima che la Germania scegliesse il caccia della Lockheed Martin. La minore fiducia tra le due cancellerie mette a rischio anche lo sviluppo ulteriore di questo programma.

Con la guerra alle porte dell’Europa, i Paesi del Vecchio Continente decidono tendenzialmente di optare per soluzioni già esistenti, senza dover passare dai tempi lunghi necessari per sviluppare programmi condivisi. I vantaggi della piattaforma F-35, poi, sono molteplici e si coniugano perfettamente con l’esigenza europea di interoperabilità dei sistemi. L’F-35 è in grado di trasportare testate nucleari, sposando la necessità della Nato di rinnovare l’impegno a tenere alta la deterrenza nucleare di fronte alla minaccia russa. Inoltre possiede tecnologie stealth che ne fanno il sistema ideale per assicurare un elevato livello di sopravvivenza contro i sofisticati sistemi aerei russi.

Diversi Paesi Ue possiedono, o hanno in programma di possedere, F-35 nelle varianti A e B. Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Belgio, Svizzera, Finlandia, Repubblica Ceca, e ora hanno espresso la loro volontà anche Germania, Spagna e Portogallo. Insomma, sempre più Paesi scelgono di adottare questa piattaforma, aumentando fortemente il grado di interoperabilità logistica, di addestramento e di personale, facendone un solido asset per la difesa.

La Germania dovrebbe unirsi in futuro all’accordo promosso dall’Organizzazione per la cooperazione congiunta in materia di armamenti (Occar), che ha assegnato otto miliardi di euro per l’aggiornamento dei velivoli francesi e spagnoli a Airbus Helicopters. Alcune voci sostengono che Berlino potrebbe scegliere di sostituire gli attuali Tiger MkIII con gli elicotteri di Boeing. Se queste indiscrezioni fossero vere, la mossa rappresenterebbe un’ulteriore crepa nel sistema “protezionistico” europeo e uno smacco per la Francia.
Comprare europeo significa comprare francese, oltre a dover considerare i tempi necessari allo sviluppo; comprare prodotti off the shelf a disponibilità (quasi) immediata significa indirizzare il procurement europeo verso prodotti statunitensi. Un bel dilemma.

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