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Più volte si è detto che, se finisce nelle mani sbagliate, la tecnologia può diventare un pericolo per la sicurezza pubblica. Adesso abbiamo anche la prova concreta, grazie alla ricostruzione del Financial Times sull’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei. Per scovarlo, sono state manomesse molte telecamere di videosorveglianza dislocate per le strade di Teheran messe dal regime per controllare la popolazione. Uno strumento di controllo che si è ritorto contro la Repubblica islamica, visto che quei dispositivi sono stati manomessi. La domanda allora sorge spontanea: cosa accadrebbe se le telecamere fossero contraffatte ancor prima di essere montate? Se lo chiede anche Martijn Rasser, vicedirettore del comparto tecnologico della Special Competitive Studies Project (SCSP). “Rapporta questa preoccupazione a uno scenario in cui il fornitore stesso è il rischio”, in quanto ha degli obblighi con il proprio Paese, scrive l’ex senior fellow e direttore del programma di tecnologia e sicurezza nazionale presso il Center for a New America Security (Cnas).

L’esperto sottolinea come da tempo le intelligence pongono l’attenzione sulle infrastrutture urbane, pensate non solo per una questione di sicurezza ma anche per raccogliere informazioni preziose. Nel caso di Israele e Iran, c’è stata una manomissione postuma. Ma nel caso delle aziende il problema nasce a monte. Specialmente quando sono di fabbricazione cinese. “Huawei, Hikvision, ZTE e Dahua hanno implementato sistemi di smart city e safe city in più di 100 Paesi”, continua Rasser. “Non si tratta di preoccupazioni astratte della catena di approvvigionamento. Sono installati, operativi e in molti casi mantenuti da remoto”. Per cui lo spionaggio è una delle conseguenze da mettere in conto.

Non a caso, lo scorso giugno il governo canadese aveva comunicato a Hikvision di non poter più operare nel Paese per una questione di sicurezza nazionale. Così come l’azienda viene accusata di controllare la popolazione uigura, lo stesso potrebbe fare con altri cittadini. Il governo di Ottawa non era il primo a prendere questa decisione. Anche Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia avevano imposto divieti simili, sanzionando l’azienda. La preoccupazione riguarda tutti, nessuno escluso. Anche le aziende, come dimostrano i casi di Best Buy e Home Depot che hanno deciso di interrompere la vendita dei prodotti di Hikvision. Nel 2023, l’Ucraina aveva definito Hikvision e Dahua due sponsor del terrorismo, in quanto avrebbero fornito alla Russia materiale dual use come droni e termocamere.

Diverso invece il caso dell’Italia, che fino a sei mesi fa continuava ad utilizzare le telecamere Hikvision persino negli edifici istituzionali. Come ad esempio al ministero della Giustizia e della Difesa. Nel 2021, era stato il governo guidato da Giuseppe Conte a scegliere i sistemi Dahua per installare i termoscanner a Palazzo Chigi. Decidere di affidare la sorveglianza ad aziende straniere, per di più di paesi rivali, è un rischio piuttosto alto che si corre anche in situazioni normali. Insomma, non serve un conflitto per poter essere spiati.

Telecamere o cavalli di Troia? Gli strumenti dual use che allarmano le intelligence

La ricostruzione del Financial Times sull’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei riporta all’attenzione un caso già noto: gli strumenti che si trovano per le strade sono davvero così sicuri? Nel caso di Teheran sono stati manomessi dopo l’installazione, ma quelle prodotte da aziende cinesi sotto accusa possono essere pensate per spiare la popolazione. Un avvertimento per tutti, soprattutto per l’Italia

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