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“Siamo una Ong che vuole portare la scena high-tech israeliana a concentrarsi su sfide più globali e cerchiamo di fare due cose: primo, aumentare il numero di tecnologie che si concentrano sulle sfide globali; secondo, implementare soluzioni per la crescita sociale ed economica”. Si presenta così Jonathan Menuhin, amministratore delegato dell’Israel Innovation Institute, parlando con Formiche.net. L’Israel Innovation Institute promuove soluzioni innovative e scalabili per le sfide sociali e ambientali globali. È un centro di connettività, un hub di conoscenza e un polo di implementazione.

“Le sfide che stiamo affrontando oggi sono globali”, spiega: “crisi alimentare e nutrizione; mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; mobilità urbana e trasporti; servizi sanitari migliori; vita nel deserto e prevenzione della desertificazione; conservazione degli oceani e dell’ambiente marino. Nessuna azienda, nessun Paese e nessuna generazione può risolverli da sola”. Per questo, è necessario “che sempre più aziende israeliane si concentrino su questi temi”, dice Menuhin.

“Ma c’è un problema con questi temi”, osserva. “Non si stanno facendo progressi sufficienti. Nel settore FinTech i progressi ci sono, perché ci sono grandi aziende che sanno esattamente cosa vogliono, conoscono le sfide. Ma ci rendiamo conto che i progressi in queste grandi sfide della società non vengono risolti in modo adeguato”.

Israele è ancora una, anzi la startup nation? Un interrogativo che riguarda la società israeliana nel suo profondo. “Il modo israeliano di fare le cose è di tipo bottom-up”, risponde Menuhin. “È per lo più focalizzato su problemi reali e non intellettuali, perché non credo che l’infrastruttura finanziaria sia adatta per cercare problemi che risolveremo tra 10 anni”.

Il manager, con un passato da consulente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e della Banca mondiale, è stato di recente in Italia, impegnato anche alla conferenza di apertura di Maker Faire Rome – The European Edition, il più grande evento europeo sull’innovazione tecnologica e sui maker, organizzato per diffondere la cultura dell’Open Innovation mettendo in contatto imprese, scuole, università, centri di ricerca e innovatori.

“In Italia, ci sono due cose su cui vorrei collaborare”, dice. “In primo luogo, stiamo per creare un mercato globale, dove in base alle sfide, abbiamo bisogno di più tecnologie. In Italia, c’è un nuovo ecosistema da sviluppare su mobilità, tecnologie del clima, salute e agricoltura. Dovremmo collaborare e creare una sorta di task force globale fatta di persone convinte che la tecnologia possa risolvere alcuni dei problemi fondamentali della società”. Menuhin fa l’esempio di DeserTech. “Mi risulta che in Italia ci sia stata una grave siccità negli ultimi anni. Allora perché non collaborare per portare sempre più tecnologia sul campo? Israele ha molta esperienza. L’Italia ha molta tecnologia”. La seconda è una innovation community per gli aiuti di emergenza e i soccorsi in caso di calamità. “Dovremmo creare un mercato con tutte le analisi dei diversi disastri e delle diverse condizioni”, dice, visto che le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rosee dal punto di vista dei disastri ambientali.

Innovazione, Israele chiama Italia. Parla Menuhin (Israel Innovation Institute)

“Le sfide che stiamo affrontando oggi sono globali e nessun Paese, azienda o generazione può affrontarle da sola”, ha detto a Formiche.net il manager dopo una visita nel nostro Paese per Maker Faire Rome-The European Edition

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