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Nuova stretta del governo russo contro chi fa opposizione. Il tribunale Basmanny di Mosca ha predisposto l’arresto del giornalista e scrittore Dmitry Glukhovsky. L’accusa è di avere screditato le forze armate russe. Glukhovsky è un noto romanziere di fantascienza, autore del famoso libro “Metro 2033”.

Lo scrittore, che si trova fuori dal territorio russo, si era espresso contro la guerra in un post su Instagram e in commenti pubblicati su media occidentali. Su Telegram, il giovane scrittore ha scritto: “Sono pronto a ripetere tutto quello che avevo detto prima: ‘Fermate la guerra! Ammettete che è una guerra contro l’intero Paese e fermatela’”.

Il sito web del ministero degli Interni russo lo ha inserito in un elenco come ricercato in base a un articolo non specificato del codice penale. Lyubov Sobol, alleata del dissidente Alexei Navalny, sostiene che “Putin temeva i politici, ma ora teme anche gli scrittori”.

La Russia ha già preso di mira diversi volti dell’opposizione e giornalisti usando una legge che prevede pene detentive fino a 15 anni per chi è condannato per aver diffuso intenzionalmente notizie false sull’esercito russo.

Invece, nel caso del rabbino capo di Mosca, Pinchas Goldschmidt, l’accusa è di essersi rifiutato di sostenere l’operazione militare russa in Ucraina, per cui è stato costretto a lasciare il Paese.

La giornalista Avital Chizhik-Goldschmidt, moglie del figlio del rabbino, ha dichiarato: “Ora sono in esilio dalla comunità che amavano, che avevano costruito e in cui avevano fatto crescere i loro figli per 33 anni”. Goldschmidt non ha potuto dire altro, per evitare di mettere in difficoltà la comunità ebraica russa.

Alcuni media sostengono che il rabbino è andato prima in Ungheria, insieme alla moglie Dara Goldschmidt, per raccogliere fondi per i profughi ucraini, e poi si è trasferito in Israele. Inizialmente aveva spiegato di essere andato in Israele per accompagnare il padre durante un ricovero in ospedale.

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