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Se infiliamo i calzoni corti, prendiamo con il pollice e l’indice un ago, ne serve pure uno piccolo, e ci travestiamo da mocciosi dispettosi mettendoci a forare le nostre bolle digitali, solo quelle in cui ci sentiamo vivi e compresi, ci accorgiamo che là fuori il mondo è così vario che non finisce certo nei confini elastici delle nostre camere dell’eco.

Un mondo che oltretutto va in tutt’altre direzioni da quella che vorremmo fosse invece una strada maestra. Direzioni che sembrano essere tratteggiate da una segnaletica di cinismo e di indifferenza, ma che in verità, sono solo direzioni altre.

Vladimir Putin ci ha svegliato, come già aveva fatto lo scorso 24 febbraio, con le immagini e i suoni dei suoi missili lanciati sulla capitale ucraina Kiev e su diverse altre città dell’Ucraina. Un nuovo crudele attacco, ingiustificabile e terribile. Un atto vile da condannare senza alcun tentennamento da parte dei cittadini e della comunità internazionale.

Eppure, se quell’ago fa il proprio dovere fino in fondo sgonfiando la bolla che si affloscia lasciandoci vedere l’oltre, ci accorgiamo che anche la guerra, con tutto il suo carico di morte e distruzione, sembra interessare meno di altre notizie. Certamente, su Facebook e Instagram che sono le piattaforme che raccolgono i pubblici più numerosi, a calamitare l’attenzione nelle ultime 24 ore, prima della guerra ci sono i post di Bolsonaro – con 590 mila reaction – poi la Formula Uno – con altre 447 mila – poi c’è spazio per la MotoGP – che ne raccoglie oltre 115 mila – per la Juventus, il Paris Saint-Germain, per 9GAG – che timidamente ne incassa appena 72 mila – o prima di tutto, tutti e di ogni altra celebrity, c’è il post Instagram con il quale Cristiano Ronaldo festeggia la sua settecentesima rete realizzata in carriera nelle squadre di club in cui ha militato.

Un post, pubblicato mentre su Kiev e dintorni cadevano ancora i missili russi, e premiato già con oltre 4 milioni di reaction totali. Insomma, un’enormità. Tanto per ribadire qualora ci fossero dubbi in proposito e mettendo da parte falsi moralismi sulla coscienza collettiva, che la nostra bolla è niente di più di un palloncino. Piccolo. Ma davvero piccolo.

Per fare pace, purtroppo al momento non in Ucraina, ma solo con la nostra coscienza in cerca di redenzione, occorre scegliere qualche keyword specifica. La logica, quindi, suggerisce di adottare le due declinazioni linguistiche, quella internazionale e quella ucraina, del toponimo Kiev e Kyiv, per andare a recuperare una fetta di umanità extra bolla.

Nel primo caso, con “Kiev”, è il video post pubblicato dal giornalista messicano Carlos Loret de Mola sulla sua pagina Facebook questa mattina alle 9.46, a catalizzare oltre 20 mila reaction, una goccia nell’oceano delle interazioni se paragonata ai numeri di prima.

Mentre, passando a “Kyiv”, troviamo con il maggior numero di interazioni, 13 mila, il post Instagram di Ivan Dorn, cantante e attore ucraino che ha pubblicato il video nella metropolitana cittadina: “Kyiv now! My – Ukrainian people – are hiding in underground station and singing together, while russian terrorist state keep bombing our cities”.

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