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C’è un concetto centrale che il presidente della Fondazione Med-Or ripete, Marco Minniti, sostiene da qualche tempo: la crisi militare aperta dall’invasione russa dell’Ucraina si muove in quell’area dell’Europa orientale, ma si riflette pesantemente altrove, anche — e soprattutto — al sud del mondo.

Per questo “oggi non è possibile pensare a una soluzione, a una pace stabile e duratura” della guerra in Ucraina “se non c’è un pieno coinvolgimento dei Paesi del Mediterraneo allargato”, ha spiegato nel suo keynote speech all’apertura del seminario “New Horizons for Cooperation between Italy and the Uae”, che si è tenuto oggi, giovedì 27 ottobre, e ieri a Roma.

Minniti ha fotografato il contesto internazionale caoticizzato da una serie di forze in campo che hanno sconvolto l’ordine mondiale. Un sistema che da adesso in poi dovrà essere ricostruito.

Secondo il ragionamento del presidente di Med-Or, dal conflitto sono scaturite “tre grandi crisi globali”: quella energetica, alimentare e umanitaria. In un mondo già scombussolato dalla pandemia, queste tre crisi si sono propagate come un “maremoto”. E certe partite “difficilissime” adesso si giocano nel Mediterraneo.

Relativamente alla crisi alimentare, ad esempio, “basta pensare cosa potrebbe avvenire nei Paesi dell’Africa del Nord che dipendono dal grano ucraino e russo”, ha evidenziato Minniti, mettendo in guardia dal fatto che “la situazione non è risolta, alcuni Paesi in inverno possono misurarsi con una crisi alimentare che può sfociare in crisi sociale dando il via a una nuova ondata di crisi migratoria”.

L’ex ministro dell’Interno invita a un’ulteriore riflessione: “Considerando le 5 milioni di persone stabilmente trasferite dall’Ucraina, se in Europa arrivano anche centinaia di migliaia di persone dal Nord Africa il nostro continente potrebbe essere stretto in una drammatica crisi umanitaria difficilmente risolvibile e non è detto che la solidarietà potrebbe reggere questa sfida”.

Lo sbocco positivo però sta in quella che definisce “un’identità comune” del Mediterraneo, “ossia l’essere un pezzo del sud del mondo ed una guerra nata nel nord del mondo senza il sud non troverà soluzione. Questo chiama in causa i Paesi del Nord Africa e del Golfo”.

E qui la partnership in consolidazione tra Italia ed Emirati Arabi Uniti può avere un valore. “L’Italia e gli Emirati Arabi Uniti sono due Paesi molto importanti nell’area del Mediterraneo allargato e nel mondo, le cui relazioni di amicizia e cooperazione sono antiche e che, tuttavia, — per Minniti — hanno bisogno di un rilancio particolarmente importante” anche nell’ottica delle sfide future.

Italia ed Emirati “sono attori globali che stanno dentro queste vicende, è importante, fondamentale che ci sia una ripresa di un rapporto di fiducia pieno tra i due Paesi che devono affrontare insieme queste tre grandi crisi”, ha proseguito, ricordando le relazioni di “amicizia e cooperazione antiche” tra Roma ed Abu Dhabi e che è “la situazione a richiedere un nuovo inizio” anche perché “in Italia c’è un nuovo governo”.

Infine una proposta pratica, operativa: Italia ed Emirati potrebbero promuovere “una convenzione dei capi di Stato e di governo dei Paesi del Mediterraneo allargato” perché “c’è bisogno di trovare oggi quel filo che unisce il Mediterraneo e non che lo divide”.

Italia-Emirati. La cooperazione e il ruolo del Mediterraneo allargato, secondo Minniti

Minniti: “L’Italia e gli Emirati Arabi Uniti sono due Paesi molto importanti nell’area del Mediterraneo allargato e nel mondo, le cui relazioni di amicizia e cooperazione sono antiche e che, tuttavia, hanno bisogno di un rilancio particolarmente importante” per affrontare insieme sfide molto complesse come le crisi prodotte dalla guerra russa in Ucraina

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