Skip to main content

“Waddle, Gobble & Volodymyr” è la battuta che circola a Washington. I primi due sono i tacchini che, come è ormai tradizione alla vigilia della festa del Ringraziamento, hanno ricevuto la grazia del presidente americano.
Metaforicamente, il terzo graziato dal tycoon è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che con il sostegno dell’Europa e in special modo del premier britannico Sir Keir Starmer, che ha clamorosamente chiesto di poter inviare truppe britanniche in Ucraina a garanzia della pace, non solo è riuscito a scongiurare il piano di pace capestro dettato dal Cremlino, ma molto meno metaforicamente ha lasciato il presidente russo sulla padella che scotta del Thanksgiving.
Putin si ritrova infatti spiazzato perché non è nelle condizioni di poter accettare le condizioni per porre fine al conflitto in Ucraina, mentre Kyïv è più o meno pronta a ratificare i 19 punti che hanno profondamente rivisto e corretto gli iniziali 28 paragrafi beffardamente sbilanciati su Mosca e che prima ancora di Zelensky sono stati rispediti al mittente da Starmer e dai leader europei.

Nonostante gli sviluppi delle trattative promosse riservatamente ad Abu Dhabi fra i vertici dell’intelligence ucraina e russa dal capo del dipartimento civile dell’esercito statunitense, Daniel Driscoll, e i continui preannunci social di un accordo imminente da parte del presidente Donald Trump, a Mosca ci si è resi conto che l’iniziale adesione al piano dei 28 punti ha sovraesposto Putin sulla ribalta internazionale del miraggio di concrete trattative per la pace in Ucraina.
Una pace che invece il presidente russo non può affatto accettare per il ricorrente motivo che tanto gli ultranazionalisti quanto gli oppositori occulti all’interno del regime lo accuserebbero di essere l’unico responsabile di quella che verrebbe considerata una pesantissima sconfitta.

Dopo il bluff dell’incontro con Trump ad Anchorage e al vertice di Budapest, proposto dallo stesso Putin e poi annullato per il rifiuto di concordare una tregua, il nuovo niet di Mosca imporrà a Washington, che si è vista ancora una volta sbattere in faccia la porta dal Cremlino, l’intensificazione dell’apporto difensivo e dell’assistenza dell’intelligence nei confronti dell’Ucraina e l’inasprimento delle sanzioni economiche, a cominciare da quelle petrolifere.

Al netto dell’imprevedibilità di Trump e della continua e manifesta presa in giro di Mosca, che punta a guadagnare tempo nel tentativo di prevalere militarmente costi quel che costi in termini di perdite di soldati russi, l’evoluzione della situazione internazionale dovrà misurarsi ora con la clamorosa svolta del premier inglese Starmer che, nel corso della recente riunione dei “volenterosi” — tutti i principali Paesi europei che sostengono l’Ucraina — ha chiesto che alla Gran Bretagna sia consentito inviare truppe in Ucraina in base a qualsiasi accordo di pace con la Russia.
Il primo ministro britannico ha esortato gli altri leader mondiali a intensificare la pianificazione per unirsi allo spiegamento, che ha definito una parte essenziale delle garanzie di sicurezza per Kyïv.

Quella di Londra è una svolta che mette di fronte a una definitiva scelta di campo l’amministrazione americana.
“L’intervento di Sir Keir Starmer — sottolinea il quotidiano inglese The Telegraph — potrebbe essere percepito come una sfida diretta a Putin affinché abbandoni le richieste che escludono qualsiasi presenza della Nato sul suolo ucraino dopo la guerra”.

Una sfida che, riecheggiando la caparbietà di Winston Churchill nel fronteggiare il nazismo, Downing Street ha motivato con un netto: “Dobbiamo dimostrare alla Russia che facciamo sul serio. Dobbiamo tornare sulla questione con una forte garanzia politica per dimostrare — ha affermato Starmer — che siamo seri nel rispondere a qualsiasi violazione. E solo se la Russia crederà che stiamo rispondendo seriamente a una violazione, ciò sosterrà una pace duratura”.

Tesi condivisa dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha sostenuto come una presenza armata scoraggerebbe la Russia dalla pianificazione di una futura invasione. Macron ha poi rilanciato e ampliato il concetto all’emittente francese Rtl: “Soldati francesi, britannici e turchi saranno presenti quando verrà firmata la pace per condurre operazioni di addestramento e sicurezza”.

Anticipando l’interrogativo sulla reazione di Putin, gli esperti di strategie politico-militari osservano che tanto la Gran Bretagna quanto la Francia sono potenze nucleari, non della stessa dimensione della Russia, ma con sistemi di deterrenza e di risposta missilistica e sottomarina analogamente non intercettabili.
Il cielo sopra Mosca non è mai stato così cupo.

La Gran Bretagna si propone come garante armato della pace in Ucraina

Al silenzio del Cremlino sul piano di pace per l’Ucraina corrisponde una accelerazione dell’impegno europeo e in particolar modi della Gran Bretagna a sostegno di Kyïv. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Le mani del Cremlino dietro la bozza made in Usa. Le ultime rivelazioni

Alcune telefonate tra esponenti di punta di Mosca e Washington evidenziano ulteriormente come sia la Russia il primo motore immobile dietro all’attuale proposta negoziale, mentre gli Stati Uniti si limitano ad assumere un ruolo gregario

La guerra energetica dietro il piano Witkoff: gasdotti, (dis)accordi e nuove scoperte

Il no al gasdotto Eastmed si unisce alla presenza di Cosco nel Pireo, all’esigenza europea di chiudere definitivamente al gas russo e ai ricavi di Mosca in netto calo rispetto al 2024. Cina e Stati Uniti si incontrano e si scontrano nel Mediterraneo, con i player periferici che si muovono di conseguenza. Il risultato è un risiko, che vede ridisegnare le strategie non solo dei singoli Paesi, ma di interi settori industriali e di policies connesse

Perché una nuova legge elettorale non inciderà sull'astensionismo. Il commento di Bonanni

Senza luoghi veri di informazione e formazione, sostituiti dai talk show che premiano la rissa, la politica è diventata estranea proprio a chi dovrebbe ereditarla. Non è un caso che la fascia più assente alle elezioni sia quella tra i 18 e i 30 anni. Il commento di Raffaele Bonanni

Deficienze artificiali. Ecco come le forze armate cinesi si addestrano ad ingannare l'IA

Le esercitazioni nel deserto del Gobi rivelano la nuova frontiera cinese della deception digitale: un uso dell’IA non solo per facilitare, ma per confondere sensori, algoritmi e sistemi decisionali avversari attraverso inganni fisici, manipolazioni dei dati e saturazione dello spettro

Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Anatomia del Crink e della minaccia all’Occidente

Da anni, ormai, Cina, Russia, Iran e Corea del Nord hanno iniziato a muoversi come un “sistema a geometria variabile con un comune fine ultimo, quello di arretrare lo spazio strategico degli Stati Uniti e, con esso, quello dell’intero Occidente, promuovendo la propria architettura per lo status quo internazionale

La diplomazia parlamentare al lavoro su Imec. Roma lancia l’intergruppo alla Camera

La Camera dei deputati ha presentato oggi l’intergruppo parlamentare dedicato a Imec, il corridoio India–Medio Oriente–Europa lanciato al G20 del 2023, sostanzialmente in stallo per tutto il 2024, e rilanciato quest’anno in un contesto geopolitico radicalmente mutato

minacce leva donne trenta minacce

La Danimarca arruola donne per l’esercito. Ecco perché

La Danimarca è l’ultimo Paese europeo ad approvare il servizio militare obbligatorio per le donne, dopo la Norvegia, Svezia e non solo. Il richiamo alle armi per le donne è poco frequente ma la guerra in Ucraina ha dimostrato l’importanza di prepararle per combattere

Bruxelles dà il via libera all’Edip. Industria militare in prima linea

L’Ue accelera sulla difesa con l’approvazione dell’Edip, programma che punta a rafforzare le filiere industriali comuni, garantire continuità produttiva e integrare l’Ucraina nelle catene del valore. In un clima segnato dalla guerra e dalle tensioni ai confini, Bruxelles tenta così di consolidare la propria autonomia strategica e di trasformare la cooperazione con Kyiv in un percorso strutturale, affidando agli Stati membri la prova decisiva dell’attuazione

Energia, trasporti e difesa. Tutte le intese al Forum di Riyadh

A Riyadh il Business Forum sancisce la crescita dei rapporti commerciali tra lo Stivale e uno dei Paesi più ricchi del mondo. Siglate oltre venti intese per decine di milioni di valore. Cdp, Simest e Webuild protagoniste. Ora occhi sull’Expo del 2030

×

Iscriviti alla newsletter