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La visita a Nuova Delhi della presidente della Commissione europea e del suo team rappresenta “un passaggio storico” nei rapporti tra India ed Europa. A dirlo è Swasti Rao, professoressa di Relazioni internazionali e Sicurezza nazionale alla Jindal Global University, che legge l’intesa appena raggiunta come un salto di qualità politico prima ancora che economico.

“È stata una visita storica del team von der Leyen e ha segnato un forte rafforzamento dei legami tra India ed Europa”, spiega Rao, individuando due risultati principali. Il primo è l’accordo politico sull’FTA, che secondo quanto emerso “dovrebbe essere concluso entro sei mesi”. Il secondo è la firma di un’intesa su sicurezza e difesa tra l’Alto rappresentante UE Kaja Kallas e il ministro della Difesa indiano Rajnath Singh, con un focus su cooperazione marittima, cybersicurezza e intelligenza artificiale.

Sul fronte commerciale, Rao sottolinea come entrambe le parti abbiano ottenuto risultati significativi. “L’accesso ai rispettivi mercati aumenta per entrambi”, osserva, precisando però che l’India è riuscita a mantenere l’agricoltura fuori dal perimetro dell’accordo, “un settore estremamente sensibile da aprire”. Dal lato europeo, invece, resta centrale il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam). Il fatto che il Cbam sia incluso nell’accordo politico, spiega Rao, dimostra che “le due parti vogliono avere una conversazione seria su come evitare una doppia tassazione del carbonio per le PMI indiane”, uno dei principali punti di attrito fino a tempi recenti.

Ma il vero banco di prova, secondo Rao, sarà un altro. “Il grande impulso arriverà solo se le due parti riusciranno a firmare anche un trattato bilaterale sugli investimenti”, afferma. La mancanza di investimenti esteri, avverte, ha frenato lo sviluppo manifatturiero indiano, che “resta bloccato tra il 13 e il 17% del PIL”. Senza investimenti sostenuti e riforme interne, diventa difficile costruire una reale resilienza economica e ridurre la dipendenza dalla Cina. “Più esportiamo verso l’Occidente, più finiamo per importare dalla Cina”, osserva Rao, richiamando il crescente deficit commerciale indiano.

Non a caso, ricorda, l’India non è riuscita a beneficiare pienamente della strategia “China+1”: “Gli investimenti che non andavano in Cina non sono arrivati in India, ma in Paesi come Vietnam, Malesia e Singapore”. Da qui la necessità di rendere l’India più attrattiva per partner industriali e finanziari europei.

Un altro pilastro destinato a rafforzare i legami con l’Europa è la connettività. Secondo Rao, lo sviluppo di nuovi gateway strategici verso il continente europeo rappresenterà “un’impronta importante dell’India nello spazio Indo-Mediterraneo” e potrà essere integrato, quando operativo, nel corridoio Imec.

Infine, sul piano della sicurezza e della difesa, Rao segnala l’interesse indiano ad accedere a strumenti finanziari europei come il programma Safe, all’interno dell’iniziativa ReArm Europe. “La Corea del Sud lo ha già fatto”, ricorda, sottolineando come l’India, pur mantenendo solide relazioni bilaterali con i singoli Stati membri UE, possa iniziare a capitalizzare anche strumenti disponibili a livello europeo. Al momento, conclude, la convergenza è più evidente su sicurezza marittima e minacce ibride, “un terreno di cooperazione già molto utile”.

Nel complesso, per Rao, l’intesa UE-India rappresenta “un passo importante per ridurre l’imprevedibilità dell’era Trump”, puntando su partner stabili e affidabili. “Dimostra come, quando la volontà politica è correttamente orientata da entrambe le parti, sia possibile ampliare le convergenze e ridurre le divergenze”.

L’analisi della professoressa Rao è parte dei contributi di esperti e analisti raccolti in questi giorni, sia in forma pubblica che tramite conversazioni riservate, sull’intesa Ue-India, che questa settimana è il tema di “Indo-Pacific Salad”. Per iscriversi alla newsletter basta seguire il link.

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