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L’autorevole capogruppo uscente dei deputati di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, ha rilevato che la Costituzione ha settant’anni e che, in alcune parti, andrebbe rinnovata. C’è indubbiamente del vero in questa constatazione, ma non mi sembra che l’unica via per il rinnovamento della Parte seconda della Costituzione possa essere quella di immettere nel nuovo spazio costituzionale il solo siluro del semipresidenzialismo.

Sul tappeto che reca un po’ di polvere dell’assetto costituzionale, soprattutto per gli aspetti che afferiscono direttamente o indirettamente alla forma di Governo, c’è la questione del chiaro indebolimento del ruolo del Parlamento registratosi negli ultimi anni, dell’eccesso della decretazione d’urgenza, della attualità o meno di un bicameralismo paritario e perfetto, tanto più alla luce della riduzione del numero dei parlamentari, un fattore che implica ulteriori aggiustamenti della Parte seconda della Costituzione.

C’è però una questione che va evidenziata. Siamo davanti, oggi più che mai, ad un Parlamento sostanzialmente di nominati da parte dei leader o dei cerchi magici dei leader di partito, grazie a un sistema elettorale che, tra l’altro, impone all’elettore di non poter neanche scegliere tra il voto per il collegio uninominale e il voto per il proporzionale. Siamo sicuri che un Parlamento costituito in larga parte da soggetti sostanzialmente prescelti dai leader sulla base del valore della fedeltà, e non certo sulla base della possibile competenza in materia istituzionale e costituzionale, sia il più idoneo a procedere alla revisione della Parte seconda della Costituzione, compresa eventualmente l’introduzione di una forma di presidenzialismo?

Come già mi è capitato di rilevare, mi sembra che la via più idonea sia quella di scegliere una sede di riflessione, approfondimento e proposta costituita da persone tendenzialmente competenti su questi temi. Perché allora non puntare alla costituzione e all’elezione di un’Assemblea per la revisione costituzionale, fatta di non più di 150 componenti, eletta con una formula il più possibile proporzionale, in un quadro in cui ovviamente i candidati siano soprattutto giuristi ed affini e, in ogni caso, esperti al fine di affrontare i punti più caldi della seconda parte della Costituzione, compreso, eventualmente, il semipresidenzialismo?

In questo modo, sia i cittadini che le forze politiche avrebbero la garanzia che ad affrontare questi temi non siano persone prescelte e sostanzialmente nominate sulla base del criterio della fiducia, ma che dispongono delle chiavi e degli strumenti per esaminare e formulare proposte sulla materia in questione.

Non sarebbe però giusto esautorare il nuovo Parlamento da una pronuncia sui risultati di questa Assemblea. Le due camere sarebbero poi chiamate separatamente a votare articolo per articolo, pur senza emendamenti, i punti della proposta che emergerebbe.

La Costituzione sarà pure vecchia, ma per riformarla servono esperti

Per riformare la Costituzione, davanti a un parlamento composto principalmente da persone nominate dai leader dei partiti, andrebbe votata una Assemblea per la revisione costituzionale, composta da esperti in materia e in grado di affrontare anche la questione del semipresidenzialismo. La proposta di Luigi Tivelli, già consigliere parlamentare

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