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L’attuale campagna elettorale si presenta, come previsto, banale, confusa, sgrammaticata, non appassiona per niente elettori e simpatizzanti, anzi provoca solo fastidio, rabbia. Non poteva essere diversamente, vista la scarsa disponibilità di questa classe politica a sintonizzarsi con la domanda di governo della gente, e considerata la sua insufficiente consistenza culturale, progettuale, di proposta dei protagonisti. I partiti negli anni dal 1946 al 1993 erano figli di un’idea, si misuravano con la realtà viva della società nella quale erano immersi.

La loro azione era finalizzata a ridurre, con l’esperienza maturata, l’impegno prodotto, lo iato esistente tra società e istituzioni. Le cervellotiche ricette sovraniste e populiste non erano contemplate. Per contestare l’azione del governo di Mario Draghi ci sarebbe stato bisogno di ben altri argomenti: culturali, economici, finanziari, politici. Non sarebbe bastato il sostegno o il fiancheggiamento di media scadenti per legittimare l’operato della classe di governo.

Alcuni operatori di giornali e televisioni oggi si sbizzarriscono con titoloni al limite dell’osceno, smarrendo la via della serietà, della professionalità e dell’etica dell’informazione, provocando ancor di più disorientamento, rigetto in chi legge. La complessa e difficile contingenza presente è trattata con quasi noncuranza, tralasciando i problemi più urgenti del Paese: tutto si riduce alla bassa cucina del clientelismo e dell’elettoralismo come se i gravi problemi di politica interna e internazionale non esistessero.

E allora, ecco i tanti petali della margherita cadere ad uno ad uno, giorno dopo giorno: tante parole magiche, prima il presidenzialismo, poi la flat tax, indi la pace fiscale, e ancora l’immigrazione, l’autonomia differenziata, la storiella dei ministeri al Nord. Il csx punta invece su cannabis, unioni civili, jus scholae, disegno di legge Zan, questioni importanti, ma pur sempre non prioritarie. Chi propone provvedimenti innovativi nel settore della sanità, della scuola, della università, del welfare, del lavoro, dell’occupazione? Pochi! Possibile che con i gravi problemi che sono all’ordine del giorno, al limite di un disastro sociale, ambientale, addirittura umano ci si azzuffa per piccole vicende che riguardano interessi minimi di casa propria?

Il segretario del Pd Letta si agita tanto sul “voto utile”, ma voto utile a chi e perché? Ricordando i suoi trascorsi al vertice del Partito Popolare Italiano con Franceschini, segretario Franco Marini, sarebbe opportuno approfondire la sua coerenza, la sua linearità politica. E allora, quale voto utile? Ne esiste uno solo: quello che migliora la vita della nostra democrazia, e Letta ha avuto più occasioni per farlo, ma ci ha rinunciato sempre, anche in questo tempo elettorale. La destra di Meloni, Salvini, Berlusconi si presenta con vecchie linee di programma ben riverniciate, ma la gente, secondo i sondaggi, pare gradire. Tant’è.

Non si riesce ad immaginare Conte a capo del movimento dei descamisados, visto che per cinque anni e fino a qualche settimana fa era al governo con tutti appassionatamente, tranne la Meloni. Scegliere chi votare diventa davvero arduo, l’idea a questo punto è di recuperare la serietà, la sobrietà, la concretezza della politica, se è possibile. Resta in campo l’opzione Renzi-Calenda. Si possono trovare in questo rassemblement tanti problemi, ma di certo c’è una prospettiva seria di governo, partendo proprio dai punti di programma del governo di Mario Draghi: inflazione, vicenda sociale, guerra in Ucraina, limitazione del prezzo del gas, rivalutazione della questione energetica. Una prospettiva che può aiutare a mettere sul giusto binario la locomotiva della democrazia

Una campagna scadente provoca il rifiuto degli elettori

Nel centrodestra il presidenzialismo, poi la flat tax, indi la pace fiscale, e ancora l’immigrazione, l’autonomia differenziata, i ministeri al Nord. Dall’altra parte cannabis, unioni civili, jus scholae, ddl Zan. Questioni importanti, ma non prioritarie. Chi propone provvedimenti innovativi nel settore della sanità, della scuola, della università, del welfare, del lavoro, dell’occupazione?

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