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Alla fine, era solo questione di giorni. E adesso sta succedendo. La Cina ha deciso di dissotterrare, a due mesi dalla loro soppressione, i sussidi di Stato. Solo che stavolta non andranno a dopare l’industria dell’auto, la quale ha ormai le spalle abbastanza larghe per continuare a distorcere il mercato globale. Semmai, stavolta, i denari di Pechino verranno pompati dentro quei settori che rappresentano l’ultima frontiera della competizione internazionale: l’Intelligenza Artificiale e la tecnologia quantistica. E così, dalle previsioni, dai rumors, dalle voci, di cui questo giornale ha dato conto nei giorni scorsi, si è passati all’ufficialità.

Il governo ha deciso, come ha rivelato Reuters. Pechino ha promesso alle grandi imprese nazionali ingenti capitali per finanziare gli sforzi volti a realizzare innovazioni tecnologiche di ultima generazione. Tanto che il ministero dell’Industria cinese prevede che la produzione delle big tech domestiche aumenterà del 5,9% nel 2025 rispetto al 2024. Quello a cui mira il partito è una piena e incondizionata autosufficienza tecnologica. Un risultato che però sarebbe impossibile senza la spinta dello Stato, sotto forma di mastodontici sussidi alle imprese. Non è un caso che, come riporta la medesima agenzia di stampa, il nuovo mantra cinesi sia diventato la costruzione di un “sistema industriale moderno” ancorato dalla produzione avanzata.

L’attenzione, dunque, si concentrerà su settori come i circuiti integrati, l’economia a bassa quota, l’aerospazio e la biomedicina e, ovviamente, l’Intelligenza Artificiale. La prova è, anche, nel fatto che due giorni fa la Cina ha lanciato un fondo nazionale di venture capital volto a guidare miliardi di dollari di capitale in “tecnologie chiave”. La punta di diamante sarà l’Intelligenza Artificiale. Lo stesso ministero dell’Industria ha affermato che aumenterà gli sforzi per aiutare le piccole e medie imprese attive nel settore dell’AI.

Va detto che le avvisaglie, prima che arrivasse la decisione finale, c’erano tutte. Proprio pochi giorni fa Xi Jinping ha chiesto alle grandi imprese statali centrali di fungere da pilastro dello sviluppo nazionale, sollecitandole a guidare l’aggiornamento industriale e a garantire il controllo delle tecnologie critiche nella prossima fase di crescita del Paese. “Le imprese statali centrali devono riconoscere pienamente le responsabilità e le missioni che si assumono e servire meglio le priorità generali del partito e dello Stato”, ha affermato Xi in un messaggio indirizzato a una riunione dei vertici delle aziende statali centrali svoltasi a Pechino, subito prima di Natale.

L’indicazione arriva in una fase considerata cruciale per l’economia cinese, nell’ultimo anno del 14mo piano quinquennale e alla vigilia del 15mo, che coprirà il periodo 2026-2030, mentre Pechino punta a sostenere lo sviluppo in un contesto segnato da crescenti tensioni geopolitiche, dalla guerra commerciale e dalla competizione tecnologica con gli Stati uniti. Xi ha invitato le imprese a concentrarsi sui loro settori principali, a rafforzare la competitività e a ottenere “progressi decisivi nelle tecnologie chiave”, chiedendo anche un miglioramento delle capacità di gestione per trasformare le aziende statali in gruppi di livello mondiale e tutelarne uno sviluppo stabile.

Pechino ha deciso. Ecco quali settori riceveranno i sussidi di Stato

Come previsto, da Pechino è partito l’ordine di scuderia. Soppressi i finanziamenti di Stato all’auto che hanno messo a soqquadro i mercati occidentali, adesso è tempo di pompare miliardi nelle tecnologie di ultima frontiera. E ci sarà anche un fondo di venture capital

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