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La Russia ha presentato ieri sera al Consiglio di Sicurezza dell’ Onu una sua risoluzione su Gaza. Rispetto all’ ultima bozza degli Stati Uniti la differenza principale riguarda l’ eliminazione del Board of Peace concordato a Sharm El Sheik al paragrafo 9 del piano di pace.

Per Marco Rubio, Jared Kushner e Steve Witkoff inizia oggi una difficilissimi prova diplomatica. La Russia ha il diritto di veto e in questi giorni il dipartimento di Stato deve necessariamente calibrare bene la sua pressione su Mosca in riferimento alla guerra in Ucraina. In questo momento la priorità è ottenere risultati per il piano di pace per Gaza su cui il presidente Donald Trump ha puntato molto per affermare la sua credibilità internazionale in parte incrinata dalle sue decisioni in materia di dazi. Ma questo non è l’unico problema della Casa Bianca. Un tema rilevante è la questione degli F35 per la Turchia che il presidente Erdogan ha richiesto più volte, ma a cui si oppongono Grecia e Israele.

Per inciso possiamo osservare che Starmer non ha avuto la pazienza di aspettare qualche settimana per siglare con Ankara l’accordo sugli Eurofighters. Ma al di là di queste sbavature sul fronte occidentale altre incognite delle prossime ore riguardano non solo la Turchia ma anche i Paesi arabi più vicini ad Hamas e ai Fratelli Mussulmani.

Sarà, infine, di grande rilevanza comprendere se la Cina si allineerà alle posizioni di Mosca o se al di là della retorica avrà almeno per una volta il coraggio di svolgere un ruolo effettivo di negoziatore di pace come le spetterebbe per il suo ruolo di seconda superpotenza. Quel che certo è che il tempo stringe e il fragile cessate il fuoco rischia di deteriorarsi con conseguenze tragiche per la popolazione civile di Gaza, già duramente colpita mentre i terroristi di Hamas agivano protetti dalla loro vasta rete tunnel. Vedremo gli sviluppi ma – con la risoluzione alternativa presentata al CdS delle Nazioni Unite – ancora una volta il presidente Vladimir Putin ha confermato il suo cinismo politico in un momento in cui il processo di stabilizzazione sembrava a portata di mano.

Tra Mosca, Ankara e Pechino. Le incognite che minacciano l’accordo su Gaza secondo Mayer

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